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Un guerriero sepolto con le sue armi: eccezionale scoperta archeologica nei Balcani

Nella necropoli arcaica di Rasnica, nei pressi del lago di Ohrid, gli archeologi hanno riportato alla luce una sepoltura risalente a circa 2.600 anni fa, con un eccezionale corredo di armi, gioielli e oggetti preziosi. Accanto a un elmo di bronzo, uno scudo, una spada e diverse lance è stata rinvenuta una sottile lamina d'oro che potrebbe aver ricoperto il volto del defunto. La scoperta, successiva a un'altra ricca tomba individuata nel 2024, rafforza l'importanza del sito per lo studio delle élite balcaniche del VI secolo a.C. e dei loro rapporti con il mondo mediterraneo.

Amanita Iervolino

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Un elmo di bronzo, uno scudo, una spada, diverse lance, gioielli e una sottile lamina d'oro che potrebbe essere appartenuta a una maschera funeraria. È il corredo di una sepoltura risalente a circa 2.600 anni fa, recentemente riportata alla luce nella necropoli di Rasnica, nei pressi del villaggio di Koroshishta, vicino a Struga, nella Macedonia del Nord. Una scoperta che contribuisce a ricostruire la storia delle comunità aristocratiche insediate nell'area del lago di Ohrid durante il periodo arcaico, quando questa regione dei Balcani era attraversata da importanti reti di scambio con la Macedonia, l'Egeo e il mondo mediterraneo.

Gli scavi, condotti sotto la direzione di Pero Ardžanliev, del Museo Archeologico Nazionale della Macedonia del Nord, hanno restituito una tomba caratterizzata da un corredo militare particolarmente completo, accompagnato da oggetti che testimoniano l'elevata posizione sociale del defunto. Oltre alle armi, gli archeologi hanno recuperato recipienti di bronzo, una fibula d'argento, perle d'ambra e di vetro, un anello d'oro e altri manufatti realizzati con materiali preziosi. L'associazione tra equipaggiamento bellico e beni di prestigio ha portato i ricercatori a interpretare la sepoltura come quella di un individuo appartenente all'élite locale, probabilmente legato a una funzione militare o a una forma di autorità aristocratica. L'identità della persona resta tuttavia ancora da chiarire. Le analisi antropologiche dello scheletro non hanno infatti stabilito il sesso biologico né l'età al momento della morte, mentre ulteriori indagini dovranno verificare l'eventuale presenza di patologie e possibili relazioni di parentela con altri individui sepolti nella necropoli. Particolare attenzione è rivolta a un reperto che potrebbe rivelarsi tra i più significativi dell'intero complesso: una sottile lamina d'oro rinvenuta accanto allo scudo, che secondo una prima interpretazione potrebbe aver originariamente ricoperto il volto del defunto. Se questa ipotesi fosse confermata, si tratterebbe di un elemento riconducibile alla tradizione delle maschere funerarie auree, documentata in alcune delle più importanti necropoli aristocratiche dei Balcani durante l'età arcaica.

Il manufatto è tuttavia estremamente fragile e necessita di un accurato intervento di restauro prima che sia possibile definirne con maggiore precisione la forma e la funzione. Gli archeologi mantengono quindi aperte diverse possibilità interpretative, in attesa che le indagini di laboratorio permettano di stabilire se la lamina fosse effettivamente destinata a coprire il volto oppure appartenesse a un diverso elemento del corredo funerario. Il ritrovamento assume un significato particolare per la vicinanza con Trebeništa, una delle necropoli più celebri dell'archeologia balcanica, situata a circa cinque chilometri da Rasnica. Le tombe aristocratiche di Trebeništa hanno restituito nel corso delle ricerche straordinari corredi comprendenti maschere funerarie d'oro, gioielli, armi, vasi metallici e oggetti di importazione, testimonianze di una cultura materiale nella quale tradizioni locali e influenze mediterranee si incontravano.

Secondo Ardžanliev, le osservazioni preliminari suggeriscono che la lamina d'oro recentemente scoperta a Rasnica possa essere persino precedente ad alcuni dei materiali analoghi rinvenuti a Trebeništa. Si tratta, per il momento, di un'ipotesi che richiederà ulteriori verifiche, ma che potrebbe contribuire a chiarire l'evoluzione delle pratiche funerarie aristocratiche nell'area del lago di Ohrid. La scoperta del 2026 si inserisce inoltre in una sequenza di ritrovamenti che sta progressivamente modificando la conoscenza archeologica di Rasnica. Già nel 2024, gli scavi avevano portato alla luce un imponente complesso funerario di circa sette metri per quattro metri e mezzo, contenente oltre cento reperti attribuibili al periodo tardo arcaico. Tra questi figuravano un elmo di bronzo decorato con applicazioni auree, uno scudo, anelli e lamine d'oro, perle d'ambra e di vetro, fibule d'argento, un kantharos d'argento, recipienti di bronzo e statuette di terracotta.

L'eccezionale ricchezza di quella prima sepoltura aveva già suggerito l'esistenza di un importante centro funerario destinato a personaggi di alto rango. La nuova tomba, che secondo le prime valutazioni potrebbe essere cronologicamente precedente a quella individuata due anni fa, rafforza questa interpretazione e permette di considerare Rasnica non più come il luogo di un ritrovamento isolato, ma come parte di una necropoli aristocratica articolata, utilizzata nel corso del VI secolo a.C. Uno degli aspetti più importanti delle ricerche riguarda proprio la possibilità di documentare scientificamente il contesto di deposizione. A differenza di numerose scoperte effettuate tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando le metodologie di scavo e registrazione erano meno sistematiche, le indagini attuali consentono di ricostruire con maggiore precisione la disposizione dei reperti, la struttura delle tombe e le relazioni tra gli oggetti e i resti umani.

Questi dati saranno fondamentali per comprendere il significato dei corredi e distinguere gli elementi legati all'identità personale del defunto da quelli riconducibili alle pratiche rituali e alla rappresentazione del prestigio familiare. La presenza di un arsenale quasi completo, ad esempio, non documenta necessariamente l'effettivo utilizzo di tutte le armi da parte dell'individuo sepolto, ma testimonia certamente l'importanza attribuita all'equipaggiamento militare nella costruzione dell'identità sociale e nella rappresentazione del potere. Il contesto regionale conferma la rilevanza della scoperta. L'area compresa tra Ohrid e Struga conserva numerose testimonianze di comunità prosperose già in età arcaica, come dimostrano le necropoli di Trebeništa, Radolišta e Delogožda. Durante il VI secolo a.C., questa parte dei Balcani partecipava a una rete di scambi che collegava l'entroterra alla Macedonia e ai centri del mondo egeo, favorendo la circolazione di oggetti di prestigio, tecnologie metallurgiche e modelli artistici.

 

Amanita Iervolino, 15 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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