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Löwenbräukunst

© Peter Baracchi

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Löwenbräukunst

© Peter Baracchi

Trent’anni di Löwenbräukunst, l’effervescente distretto culturale di Zurigo

L’apertura della nuova stagione espositiva è l’occasione per conoscere un polo per il contemporaneo in cui convivono sei realtà pubbliche e private, con differenti approcci alla produzione culturale. Ce ne parla Jacqueline Uhlmann

Silvia Conta

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Le Bodyshells color avorio di Heidi Bucher che si muovono davanti alla grande installazione di filo rosso di Chiharu Shiota, le pennellate potenti di Catherine Goodman, le installazioni dalle forme organiche di Eva Fàbregas, le porte cieche di Christodoulos Panayiotou, le installazioni stranianti di Sylvie Fleury: a muoversi tra queste e decine di altre opere, una folla curiosa ed elettrizzata, immersa in una serata in cui a dettare il ritmo sono l’arte, la sua capacità di affascinare e di creare “bolle temporali diverse”. Sei i vernissage concomitanti per la serata del Season Opening al Löwenbräukunst di Zurigo, che segna la riapertura della stagione espositiva per tutte realtà culturali che qui hanno sede. Sale, corridoi e terrazze gremiti di gente, per un appuntamento che in città è diventato quasi d’obbligo per chi ama non solo le arti visive, ma anche la musica: gallerie aperte fino a tardi, con la Tap Dane Performnce di Daniel Laveillé, la performance e il DJ set curato da Shamiran Istifan con Fatima Wegmann e, più tradi, le atmosfere sonore di Ayshat Campbell & Josh Johnson aka sadfornoreason B2B a far danzare il quartiere. 

Il Löwenbräukunst è un sito di archeologia industriale che nei suoi trent’anni di attività è diventato un distretto culturale di levatura internazionale in cui operano sia realtà pubbliche che private, molto diverse per storia, natura e missione: nei suoi spazi convivono oggi il Museum Haus Konstruktiv, il Migros Museum für Gegenwartskunst, la Kunsthalle Zürich, Luma Westbau, Hauser & Wirth ed Edition VFO. Nel nome rimangono le radici della sua storia: Löwenbräu, il marchio del birrificio attivo in questo complesso dalla fine dell’Ottocento al 1986. Dieci anni dopo la sua chiusura arrivano le istituzioni dedite all’arte e pongono le basi di quello che in città sarebbe diventato un polo per il contemporaneo sempre più rilevante. Tra il 2010 e il 2014 il sito viene radicalmente trasformato sotto la direzione degli architetti Gigon/Guyer e di Atelier WW, con un progetto che interviene sugli edifici esistenti e ne aggiunge di nuovi, mantenendo riconoscibile il carattere industriale originario. La riapertura del centro rinnovato avviene nell’agosto 2012 e al nome viene aggiunto il termine Kunst, che in tedesco significa arte: nasce così Löwenbräukunst Zürich. 

Löwenbräukunst © Peter Baracchi

Nel corso degli anni, al suo interno, si è sviluppato un modo peculiare di condividere lo spazio, di cui ci racconta Jacqueline Uhlmann, responsabile della comunicazione e degli eventi: «negli ultimi 30 anni Löwenbräukunst si è trasformata da un ex sito industriale, originariamente destinato alla produzione di birra, in uno dei luoghi culturali più caratteristici di Zurigo. Ciò che rende questo luogo speciale non è soltanto la sua architettura e la sua storia industriale, ma anche la concentrazione e la varietà di istituzioni che vi si sono sviluppate. Musei, una Kunsthalle, gallerie, fondazioni e altre organizzazioni culturali convivono all’interno dello stesso complesso, creando un ecosistema nel quale si incontrano diverse forme di arte contemporanea e differenti modelli di produzione culturale. Per Zurigo, Löwenbräukunst è diventata una componente importante dell’identità culturale della città e dello sviluppo di Zürich-West. Dimostra come un ex sito industriale possa essere trasformato in un luogo culturale vivo, senza perderne il carattere. Allo stesso tempo, è molto più di una semplice aggregazione di singole istituzioni: la sua forza risiede nella loro vicinanza e nella possibilità di entrare in contatto con prospettive diverse sull’arte contemporanea nel corso di un’unica visita». 

Una dimensione che ha portato Löwenbräukunst a essere riconosciuta anche oltre i confini svizzeri: «A livello internazionale, Löwenbräukunst contribuisce alla reputazione di Zurigo come città caratterizzata da una vivace e importante scena dell’arte contemporanea. La combinazione di istituzioni, gallerie e collezioni di riconosciuta rilevanza internazionale rende questo luogo una destinazione interessante per artisti, curatori, collezionisti e per un pubblico culturale internazionale». 

A dimostrarlo sono anche le mostre in apertura, che portano in città nomi storici, artisti emergenti o alle prime presentazioni sul territorio nazionale. Da Hauser & Wirth arrivano i nuovi dipinti di Catherine Goodman con The Colour of a Quiet Mind, al suo debutto nel Paese, mentre – nello spazio della galleria all’ingresso dell’edificio - c’è George Segal con la famosissima Man Installing Pepsi Sign. Alla Kunsthalle Zürich due giovani artisti presentano alla loro prima personale in un’istituzione fuori dalla Gran Bretagna: Ayo Akingbade con Crossing e Caspar Heinemann con Tempting Fate. Al Migros Museum für Gegenwartskunst Sylvie Fleury e Shamiran Istifan entrano in dialogo, mentre Nicole L’Huillier presenta un nuovo progetto partecipativo. Al Museum Haus Konstruktiv la collettiva The Body Within Abstraction esplora le relazioni tra corpo e astrazione con opere di Heidi Bucher, Eva Fàbregas, Kimsooja, Dóra Maurer, Bruce Nauman, Steven Parrino, Chiharu Shiota e Franz West. Edition VFO (Verein für Originalgraphik: associazione per la grafica originale), con Storylines, espone invece lavori di Jeanne Jacob, Yoan Mudry, Valentin Rilliet e Romane de Watteville. A Luma Westbau (spazio espositivo della Luma Foundation di Arles, fondata in Svizzera da Maja Hofmann nel 2004) Christodoulos Panayiotou propone Entertainment, una riflessione sul tempo, sullo spettacolo e sulle forme di evasione dalla quotidianità. Nello spazio della medesima fondazione, chiamato schwarzescsfè, inoltre, fino a dicembre sarà ancora aperta la toccante mostra Archives: Maria Lassnig. “Living with art stops one wilting!” (ovvero: “Vivere con l’arte ci impedisce di appassire!”, curata da Hans Ulrich Obrist e Arthur Fouray.

Jacqueline Uhlmann

Ci incuriosisce conoscere meglio il principio su cui si regge la convivenza tra questi attori culturali profondamente differenti: «Il successo di Löwenbräukunst - ci spiega Uhlmann - si basa su una particolare forma di collaborazione tra settore pubblico e privato. Le istituzioni pubbliche, le gallerie private, le fondazioni e la proprietà dell’immobile operano in modo indipendente, ma condividono uno stesso ambiente fisico e, sempre più, una visione comune del sito come destinazione culturale. L’equilibrio si fonda sul rispetto dell’autonomia di ciascuna istituzione, riconoscendo al contempo il valore dell’insieme. Nessuna istituzione dovrebbe perdere la propria identità o indipendenza per il fatto di far parte di Löwenbräukunst. Allo stesso tempo, esistono numerosi ambiti nei quali la collaborazione genera valore aggiunto: la comunicazione, gli eventi, il coinvolgimento dei visitatori, le infrastrutture, la sostenibilità e la valorizzazione del sito come destinazione culturale. Il principio fondamentale, quindi, non è l’uniformità, bensì la collaborazione. Le diverse istituzioni devono rimanere diverse – ed è proprio questa diversità a rendere forte il distretto culturale».  

Dopo trent’anni di sperimentazione e crescita, oggi si taglia il nastro di una nuova stagione espositiva, e si continua a lavorare per affrontare le sfide del presente e del futuro: «Una delle principali sfide consiste nel preservare questa diversità e questo livello qualitativo in un contesto culturale ed economico in rapido cambiamento. L’aumento dei costi, l’evoluzione delle modalità di finanziamento, la concorrenza per attirare il pubblico e la crescente pressione sulle organizzazioni culturali affinché acquisiscano maggiore visibilità e rilevanza anche in ambito digitale richiedono nuovi approcci. Guardando al futuro, considero la sostenibilità, l’accessibilità e lo sviluppo del pubblico come priorità importanti. Dobbiamo inoltre chiederci come un distretto culturale possa continuare a essere rilevante sia per il pubblico locale sia per quello internazionale. In definitiva, il futuro di Löwenbräukunst dipenderà dalla sua capacità di rimanere aperta, collaborativa e capace di adattarsi. La sua più grande forza è sempre stata la convivenza di istituzioni e prospettive diverse. Credo che questa diversità, unita a un senso condiviso di responsabilità nei confronti del sito, continuerà a costituire la base per i prossimi trent’anni».

Silvia Conta, 01 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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