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Mariuccia Secol, Unraveling, Installation view, Muzeum Susch, 2026

Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

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Mariuccia Secol, Unraveling, Installation view, Muzeum Susch, 2026

Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

Mariuccia Secol al Muzeum Susch: riscoperta di una pionieria militante. Intervista a Eva Brioschi

La prima mostra museale dell’artista riporta alla luce la sua ricerca radicale e femminista, contro le discriminazioni e la violenza istituzionale

Silvia Conta

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Riscrivere la storia dell’arte, una pagina alla volta, mostra dopo mostra. È ciò che sta accadendo al Muzeum Susch, luogo di ricerca di levatura internazionale nel cuore dell’Engadina, dove Unraveling (fino al primo novembre), la mostra dedicata a Mariuccia Secol (1929, Castellanza, Varese), ne segna la riscoperta grazie alla completezza e al rigore scientifico del lavoro da cui nasce. Per lungo tempo, il lavoro dell'artista è rimasto fuori campo: nonostante un percorso che, per la forza delle sue opere su tematiche sociali e politiche, l’aveva portata fino alla Biennale di Venezia del 1978, la sua ricerca è stata inghiottita dall’oblio del sistema dell’arte. In questi mesi la mostra nel museo svizzero riapre quel capitolo le restituisce la complessità che le appartiene.  

Il fatto che questa mostra venga proposta dal Museum Susch ha un preciso significato: fondato da Grażyna Kulczyk, il museo ha costruito una parte importante della propria identità intorno alla riscoperta di artiste a lungo trascurate, alla rilettura del canone e alla necessità di dare maggiore visibilità alle pratiche femminili. La riscoperta di Secol nasce da un certosino lavoro curatoriale, dalla collaborazione con l’artista, dalla consultazione dell’archivio familiare e dal recupero di un corpus di opere ostinatamente custodito, rimasto per decenni nella casa-studio di Daverio. Le opere attraversano oltre settant’anni di sperimentazione e restituiscono la voce di un’artista capace di trasformare materiali quotidiani in strumenti di indagine politica, sociale e personale. Stoffe, indumenti, spugne, pizzi, tubi e materiali di scarto diventano così il luogo di una ricerca sul corpo, sull’identità, sul lavoro domestico e sulle forme della marginalità. Nell’intervista qui sotto Eva Brioschi, co-curatrice della mostra insieme a Monika Branicka, ci ha raccontato il lavoro di Secol e l’attualità della sua ricerca. 

La mostra dedicata a Mariuccia Secol segna la sua riscoperta. Come è nato l'interesse attuale verso la sua figura e la sua ricerca artistica? 
L'interesse contemporaneo verso la figura di Mariuccia Secol (nata nel 1929) affonda le sue radici in un più ampio e necessario processo di riscrittura della storia dell'arte, volto a scardinare le narrazioni egemoniche e prettamente maschili del secondo Novecento. Per decenni l'opera di Secol è rimasta fuori dai radar della critica ufficiale, quasi “inghiottita dal tempo” e conservata fiduciosamente nella sua casa-studio a Daverio. 

Più che inserirsi in un filone di ricerche preesistenti, questo progetto curatoriale nasce da una vera e propria riscoperta, guidata dall'intuizione e dal lavoro sul campo. Tutto è iniziato quando Monika Branicka si è imbattuta, quasi per caso, in alcune immagini delle opere di Mariuccia Secol. Colpita dalla potenza e dall'originalità del suo linguaggio visivo, Monika ha avviato una ricerca approfondita che l'ha portata a stabilire un contatto diretto con l'artista stessa e la sua famiglia, svelando un patrimonio artistico e d'archivio rimasto a lungo ingiustamente in ombra. Il mio ingresso nel progetto risale a due anni fa, quando sono stata invitata da Monika a contribuire alla catalogazione di questo grande corpus di lavori e, successivamente, a co-curare il progetto espositivo. Il nostro approccio non vuole quindi essere una semplice celebrazione accademica, ma l'esito di un percorso di scavo e restituzione. In questo modo, la mostra al Muzeum Susch si posiziona come un atto concreto di riscrittura della storia dell'arte: non partendo da teorie astratte, ma dalla materialità di una produzione straordinaria che attendeva solo di essere ricollocata nel posto che le spetta nel panorama contemporaneo. 

Come ha avuto origine la mostra Unraveling al Muzuem Susch?
La mostra al Muzeum Susch - la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all'artista -  nasce in perfetta continuità con la missione fondativa del museo engadinese: mappare, valorizzare e dare spazio a quelle voci femminili nell'arte che sono state ingiustamente relegate ai margini della storia. Il progetto curatoriale è il risultato di un lungo lavoro di ricerca svolto a stretto contatto con l’artista, la sua famiglia e l'archivio ribelle che è da loro custodito. L'esposizione è stata concepita per restituire oltre settant'anni di attività ininterrotta, mostrando come la traiettoria biografica e militante di Secol rappresenti un paradigma collettivo delle lotte e della creatività delle donne in Italia. 

Mariuccia Secol. Unraveling , Installation view, Muzeum Susch, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

Mariuccia Secol. Unraveling , Installation view, Muzeum Susch, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

Come definirebbe la ricerca che Secol ha attuato attraverso la sua produzione artistica? 
La ricerca di Mariuccia Secol può essere definita come un punto di intersezione radicale tra arte, femminismo militante, critica sociale ed esplorazione di vari media creativi. La sua si è presto caratterizzata come una vera e propria “creatività del rifiuto”. Dopo gli esordi degli anni Cinquanta e Sessanta, legati alla pittura astratta e all'encausto, i fermenti politici del 1968 l'hanno spinta ad abbandonare definitivamente tele e pennelli (ritenuti strumenti di un linguaggio patriarcale codificato) per appropriarsi dei materiali della quotidianità domestica: stoffe, jersey, spugne e grembiuli, indumenti, materiale plastico da costruzione, ceramica… Rifiutando gli strumenti dell’oppressione domestica (e il lavoro non pagato da casalinga), ha deciso di utilizzare quegli stessi strumenti oppressivi come mezzi per esprimere appieno la propria creatività artistica.  

L'elemento più originale e potente della sua poetica è arrivato con la tecnica della destrutturazione e detessitura (unraveling) del tessuto: Secol toglie i fili dalla trama del tessuto per creare vuoti e trasparenze, un gesto metodico e concettuale che evoca le ferite dell’anima e del corpo (le smagliature di un corpo che ha partorito quattro figli), la frammentazione dell'identità e, allo stesso tempo, il tentativo di ricucire e rammendare le lacerazioni della psiche e del mondo. 

Come si colloca Secol rispetto alla scena artistica e sociale in cui ha operato?
Secol ha operato in una posizione di fiera e consapevole marginalità rispetto al sistema del mercato dell'arte dell'epoca, pur essendo immersa in un contesto culturale e sociale vivissimo. La sua casa di Daverio è stata, dagli anni Cinquanta, un salotto culturale frequentato da intellettuali come Bruno Munari, Enrico Baj e Leonardo Sciascia. 

Sul piano sociale e politico, Secol è stata una figura d'avanguardia; infatti, dal 1965 al 1988 ha diretto l'atelier di pittura e scrittura presso l'ospedale psichiatrico di Bizzozero (Varese), vivendo dall'interno la rivoluzione basagliana della cura psichiatrica. Questa esperienza l'ha sensibilizzata profondamente sui temi dell'esclusione sociale, della violenza istituzionale e delle fragilità umane. Nel 1974 ha cofondato il Gruppo Femminista “Immagine” di Varese, partecipando attivamente alle battaglie internazionali del movimento Salario al lavoro domestico, nato a Padova. Nel 1978 il gruppo è stato invitato alla Biennale di Venezia, curata da Achille Bonito Oliva, nella sezione ufficiale “Spazio Aperto”, presentando opere capaci di sovvertire il ruolo subordinato tradizionalmente attribuito alla donna e alla sua capacità di contribuire alla cultura visiva.  

Mariuccia Secol. Unraveling , Installation view, Muzeum Susch, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

Mariuccia Secol. Unraveling , Installation view, Muzeum Susch, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation, ph. Federico Sette

Da dove provengono le opere esposte? Potrebbe indicarci un paio di lavori in mostra particolarmente significati per le loro vicende di conservazione o recupero?
La quasi totalità delle opere esposte proviene direttamente dall'archivio privato della famiglia dell'artista, che ha conservato per decenni un patrimonio rimasto inaccessibile al grande pubblico, integrato da alcuni prestiti provenienti dalle due gallerie che lavorano con l’artista (Gisela Clement e Monopol), da musei tedeschi che hanno recentemente effettuato acquisizioni e dalla collezione di Grazyna Kulczyk, fondatrice del Muzeum Susch. 

Tra i lavori in mostra, due sono particolarmente significativi sia per la loro importanza storico-artistica che per la complessità del loro recupero e della loro presentazione: 

Donna ponte (1989): si tratta di un'installazione tessile monumentale, lunga circa dieci metri, che rappresenta una vera e propria sintesi della poetica matura di Secol. Quest'opera incarna l'idea di costruire connessioni tra identità diverse, tra il maschile e il femminile, accogliendo le soggettività fragili e la marginalità. Data la sua natura installativa off-loom (fuori dal telaio) e le sue dimensioni imponenti, la sua conservazione ha richiesto una cura particolare. Esporla oggi al Muzeum Susch ha significato riattivare una struttura ambientale che era rimasta a lungo ripiegata e protetta nell'oblio dell'archivio, restituendole la sua originaria e potente presenza spaziale. 

La serie delle Silhouettes (1978): queste opere sono strettamente legate alla partecipazione storica del Gruppo Femminista “Immagine” alla Biennale di Venezia del 1978. Si tratta di sagome femminili letteralmente svuotate dal ruolo di subordinazione tradizionalmente imposto alle donne, realizzate non con ago e filo, bensì con il caratteristico processo di detessitura del bisso di cotone. Riconoscerle e poterle mostrare oggi intatte permette di toccare con mano la transizione concettuale operata da Secol, per cui il corpo della donna cessa di essere un puro “procreatore biologico” (maternità-natura) per diventare un soggetto politico e intellettuale consapevole (creatività-cultura). 

Quali sono, oggi, i maggiori obiettivi e le principali sfide per far proseguire e ampliare la riscoperta dell'artista?
La sfida principale, oggi, consiste nel consolidare la storicizzazione di Mariuccia Secol, evitando che la sua riscoperta rimanga un episodio isolato o una tendenza passeggera del mercato. I principali obiettivi includono, innanzitutto, portare la sua opera all'attenzione dei grandi musei e delle istituzioni estere, mostrando come il femminismo e l'arte tessile italiana presentino una specificità teorica e politica unica rispetto ai modelli anglosassoni (spesso dominanti nelle letture storiche). È fondamentale, inoltre, completare la digitalizzazione, studiare e rendere accessibile l'immenso patrimonio documentario della sua casa-studio (scritti, documenti, corrispondenze). Parallelamente a questo è necessario continuare a indagare la sua produzione non solo attraverso la lente del genere, ma anche evidenziandone l'incredibile intersezionalità e l’attualità delle sue riflessioni sull'ecologia (l'opposizione alla decorazione, l'uso di materiali di scarto, la protesta contro il disboscamento del territorio), sulla violenza verso qualsiasi forma di marginalità, sui fenomeni migratori, sulla salute mentale e sulla geopolitica della violenza universale. 

Eva Brioschi

Silvia Conta, 25 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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