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Redazione
Leggi i suoi articoliQuesta non è una classifica. Non esiste una formula oggettiva per misurare l’influenza, che non coincide con il potere, la notorietà o il valore di mercato. È qualcosa di più sottile: una combinazione di posizioni, azioni, idee, visioni, reti e continuità nel tempo.
La Top 50 Under 40 de «Il Giornale dell’Arte» riunisce le 50 figure italiane più influenti nel sistema dell’arte contemporanea di oggi. Un ritratto collettivo, soggettivo e ragionato, di chi nell’ultimo anno ha inciso concretamente su ciò che si osserva, discute, valorizza, colleziona, cura o produce nel campo dell’arte.
La scelta di concentrarsi sugli Under 40 (nati dopo il 1986 compreso) nasce anche dalla volontà di osservare una trasformazione in corso. Il sistema dell’arte italiano e internazionale sta attraversando un importante ricambio generazionale che coinvolge istituzioni, gallerie, fondazioni, imprese culturali e spazi indipendenti. Una nuova generazione di professionisti sta assumendo responsabilità sempre maggiori, contribuendo a ridefinire linguaggi, modelli organizzativi e priorità culturali. Non si tratta di individuare i «migliori» o i «più promettenti», ma di comprendere chi sta già contribuendo a costruire il presente e il futuro del sistema.
Elaborare una lista come questa significa analizzare con attenzione il funzionamento del sistema dell’arte, portare alla luce dinamiche di influenza spesso indirette, per offrire una mappa utile a chi osserva il mondo dell’arte con occhi nuovi o in cerca di direzioni future. I nomi sono in ordine alfabetico, senza gerarchie: l’obiettivo è offrire un’immagine corale delle presenze attive che, ciascuna a modo suo, contribuiscono oggi a rendere significativa la scena italiana e internazionale.
Dietro questa selezione c’è un gruppo di decine e decine di esperti e osservatori che «Il Giornale dell’Arte» ha riunito e consultato per dar forma a un quadro il più possibile ampio, informato e consapevole. Ogni nome è stato valutato sulla base di elementi verificabili: curriculum, portfolio, incarichi ricoperti, impatto su istituzioni e pubblico, iniziative culturali promosse, influenza progettuale e capacità di orientare scelte, linguaggi e investimenti. La selezione parte da ciò che è avvenuto nell’ultimo anno, ma non si limita all’attualità. Conta l’impatto duraturo: la capacità di attivare trasformazioni, di spostare prospettive, di lasciare tracce che resistono oltre ruoli, incarichi e stagioni.
Più che una graduatoria, questa Top 50 vuole essere una mappa. Una cartografia dell’influenza culturale dei professionisti italiani nel presente. Osservarne la composizione significa leggere le trasformazioni del sistema: quali territori crescono, quali professioni acquistano centralità, quali modelli istituzionali risultano più dinamici, quali forme di produzione culturale stanno emergendo. La lista racconta tanto i singoli protagonisti quanto l’ecosistema che li rende possibili.
Da questa selezione emerge il ritratto di un sistema articolato, fatto di voci diverse e ruoli complementari. Accanto ad artisti, trovano spazio curatori, direttori di museo, capi dipartimento di case d’asta, galleristi e responsabili di istituzioni pubbliche e private. Ma non ci sono i politici, e non ci sono volutamente: un politico può essere ininfluente, o se è influente fa soltanto il suo lavoro. Ma sarà comunque giudicato a fine mandato, e magari oltre. Scegliamo di non farlo in questa sede, «super partes». Non ci sono neanche alcune figure che molti di voi giudicheranno fondamentali nel panorama italiano attuale, in rappresentanza di un ente capace di progettare, produrre, organizzare, sostenere, e non solo finanziare. Parliamo di Intesa Sanpaolo (e del suo Progetto Cultura e ovviamente delle Gallerie d’Italia e delle sue quattro sedi), che da un anno e mezzo guida la proprietà de «Il Giornale dell’Arte» e della casa editrice Allemandi.
L’ambizione è che questa selezione diventi negli anni un osservatorio permanente sulle nuove generazioni del sistema dell’arte italiano. Non una fotografia immobile, ma uno strumento di lettura capace di registrare evoluzioni, nuovi ingressi, cambiamenti di ruolo e nuove geografie culturali.
Valentina Bartalesi e Vincenzo di Rosa
addio addio addio addio
(1994 e 1992) Valentina Bartalesi è Postdoctoral Fellow presso la Bibliotheca Hertziana Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. Vincenzo di Rosa è assegnista di ricerca in Storia dell’arte contemporanea allo Iulm. Entrambi hanno collaborato con «Flash Art» prima di fondare, nel 2025, «addio addio addio addio», un progetto di critica militante. Al centro del progetto, vi è l’idea di una scrittura lenta, situata e autoriale, che possa porsi come alternativa a un sistema di produzione dei contenuti spesso orientato da logiche di ipertrofia, iperproduzione e dogmatismo. Una critica vissuta sul campo, accanto ad artiste e artisti, nel segno di una rinnovata vicinanza e di una comune assunzione di responsabilità.
Chiara Agradi
(1992) È storica dell’arte, curatrice e autrice. Dal 2021 è Curatrice presso la Fondation Cartier pour l’art contemporain. Tra i progetti figurano quelli della partnership Fondation Cartier e Triennale Milano, collaborazione che ha contribuito a sviluppare («Raymond Depardon. La vita moderna», 2021, «Siamo Foresta», 2022, «Ron Mueck», 2023, e «Il Nostro Tempo. Ciné Fondation Cartier», 2025). Ha curato «Raymond Depardon. La vie moderne» (2022) alla Power Station of Art di Shanghai e «Ron Mueck» (2025) al MMCA di Seul. Dal 2024 è nel comitato curatoriale della Polaroid Foundation. Nel 2025 è stata curatrice in residenza all’A4 Arts Foundation di Cape Town. È stata responsabile della programmazione artistica dell’archivio Giuseppe Loy a Roma, per il quale ha curato «Giuseppe Loy. Una certa Italia» al Museo Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini, 2021. Su invito di Artgenève, ha curato la sezione dedicata alla fotografia 2021.
Foto Timon Benson
Alice Amati
(1994) È una gallerista e curatrice a Londra. Nel 2023 ha inaugurato l’omonima galleria, collaborando con artisti emergenti locali e internazionali, e ha cofondato l’Apollo Painting School, un programma di formazione senza scopo di lucro rivolto a pittori nel Regno Unito. Vanta esperienza nella gestione di gallerie e nelle pratiche curatoriali, avendo ricoperto incarichi presso David Zwirner e Workplace, per cui ha realizzato mostre, conferenze, performance e stand fieristici. È interessata a incoraggiare il dialogo transnazionale e a sostenere lo sviluppo della carriera di artisti con background diversi. Ha tenuto lezioni presso la Teesside University e la De Montfort University. Collabora con istituzioni senza scopo di lucro e per due anni è stata nel Comitato per il Gala di Raccolta Fondi del Camden Arts Centre e del Comitato per il 75mo Anniversario di New Contemporaries, di cui è amministratrice.
Stefano Amoretti
(1994) Dopo essere stato Head of Sale nel Dipartimento di Post-War and Contemporary Art di Christie’s Londra, nel 2020 entra a far parte del progetto Saatchi Yates accanto a Phoebe e Arthur Saatchi Yates. Fin dagli esordi contribuisce a definire l’identità della galleria, muovendosi trasversalmente tra mercato primario e secondario: da una parte gestisce artisti emergenti come Tesfaye Urgessa (Padiglione Etiopia, Biennale di Venezia 2024), dall’altra cura progetti espositivi come «Once Upon a Time In London», ampia retrospettiva dedicata agli ultimi ottant’anni della scena artistica londinese, o «Bathers» una panoramica del soggetto dei bagnanti da Cezanne a Hockney. Nel 2025 dà vita insieme a Marina Abramović al monumentale progetto «Red Period / Blue Period», un corpus inedito di 1.200 opere fotografiche dell’artista.
Viola Angiolini
(1992) Senior Director, Research and Curatorial Projects da Jeffrey Deitch, a New York e Los Angeles, si occupa di mostre, pubblicazioni, rapporti con gli artisti e vendite. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con Garutti e si è poi specializzata in Storia dell’arte all’Institute of Fine Arts della New York University. A Milano ha fatto parte dello spazio nonprofit Gasconade e ha cofondato Armada, artist-run space (attivo 2014-18). I suoi progetti più recenti includono le collettive «Post Human» (2024-25) e «Luncheon on the Grass» (2022), curate con Deitch e accompagnate da cataloghi pubblicati rispettivamente da Monacelli e Rizzoli, oltre alla retrospettiva dedicata a Rammellzee (2022-23) presso la sede di Los Angeles. Ha inoltre lavorato a mostre e libri con artisti tra cui Isabelle Albuquerque, Bisa Butler, Celeste Dupuy-Spencer, Ella Kruglyanskaya e Sam McKinniss.
Giacomo Balsamo
(1986) In Bonhams dal 2010, è responsabile dell’acquisizione di nuovi clienti per le vendite a Parigi, Londra, New York e Hong Kong, e direttore internazionale del dipartimento Post-War & Contemporary Art. Tra i successi figurano la vendita londinese «20th Century Masters | A Private Collection: Fontana to Baselitz» (2023); il record d’asta per un Capogrossi nel 2023 a Parigi; uno dei record per Georges Mathieu nel 2022 e l’asta «white glove» «Voyages of Discovery» ad Hong Kong nel 2012. Dal 2022 organizza mostre a Parigi durante la settimana di Art Basel ad ottobre. Italiano di nascita, cresciuto e formatosi a Monaco, è entrato nel mondo dell’arte con un background accademico sia in finanza che in arte. Ha un interesse e una competenza particolari per l’arte italiana, europea e americana del dopoguerra ed è membro del Consiglio di amministrazione del FAI Uk.
Marta Barina
(1993) Direttrice artistica e fondatrice di Mare Karina a Venezia, si laurea presso la University of the Arts London e lavora per oltre 10 anni nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Ricopre ruoli presso White Cube e David Zwirner prima di diventare Studio Director dell’artista Oscar Murillo, dove gestisce a livello globale team, programmazione, relazioni istituzionali e commerciali. Nel 2024 fonda Mare Karina, galleria d’arte e studio di produzione culturale. Tra i progetti figurano mostre di artisti emergenti come Danny Leyland, Hanna Rochereau, Jure Kastelic e Simona Pavoni; progetti di ricerca come la mostra su Bruno Alfieri; ed eventi con partner creativi come We Are Ona. Nel 2026 co-cura con Chiara Carrera «If All Time is Eternally Present», Evento Collaterale della Biennale Arte promosso dalla Nervi Foundation sponsorizzato da Bottega Veneta; e con WeExhibit lancia STUDIO VENEZIA, centro di studi d’artista.
Foto Alberto Nidola
Sonia Belfiore
(1991) È curatrice e project developer nell’arte contemporanea. La sua ricerca si concentra su progetti site specific e sullo sviluppo di progettualità tra arte contemporanea e realtà aziendali. Nel 2020 ha fondato «Ultravioletto, arte + impresa», programma di residenze in azienda, volto alla realizzazione di nuove produzioni in sinergia con il know how, i processi e le lavorazioni aziendali. Dal 2019 collabora con Artissima (Progetti Speciali) e all’organizzazione di mostre in istituzioni quali Gallerie d’Italia-Torino e Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, oltre che alla curatela del progetto di residenze in azienda «MADE IN». Nelle edizioni 2024 e 2025 si è occupata del coordinamento di produzione di «Panorama» per ITALICS e in precedenza ha lavorato per Galleria Continua-La Habana e Kaufmann Repetto. Attualmente collabora con Art Events («Anish Kapoor. Palazzo Manfrin» e «Cosmotechnics: Ding Yi as a Planetary Code» presso Fondazione Querini Stampalia).
Courtesy American Academy in Rome
Monia Ben Hamouda
(1991) Vive e lavora tra al-Qayrawan, Tunisia, e Milano, Italia. Completati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l’artista ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una fellowship presso l’American Academy in Rome nel 2025; il MAXXI BVLGARI Prize IV nel 2024; il Pollock-Krasner Foundation Grant nel 2022; e l’Italian Council per l’Arte Contemporanea nel 2023, 2024 e 2025. Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e biennali internazionali, tra cui la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Attualmente sta preparando le sue mostre personali presso Kanal Centre Pompidou, Bruxelles, e Gasworks, Londra. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche quali MaXXI, Roma; TBA21-Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Madrid; Kunsthaus, Zurigo; Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano; Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Dalloul Art Foundation, Beirut.
Federica Beretta
(1990) È Global Director di Opera Gallery, dove sviluppa progetti con artisti ed estates contribuendo all’espansione del programma artistico internazionale tra Monaco, Londra e il network globale di diciassette sedi. In precedenza è stata Direttrice di Hauser & Wirth Montecarlo, curando progetti con artisti internazionali tra cui George Condo, Mark Bradford e Roberto Cuoghi, oltre a mostre di Barbara Chase-Riboud e Annie Leibovitz. Ha collaborato con istituzioni quali il Nouveau Musée National de Monaco, la Fondation Prince Albert II de Monaco e la Société des Bains de Mer. Nel 2024 ha ricevuto il premio del Women of Monaco Club per il contributo alla promozione delle arti nel Principato. In precedenza ha diretto gallerie a Londra e curato oltre quaranta mostre e progetti di arte pubblica con il Westminster City Council. È visiting lecturer allo Iulm, all’Università di Monaco e alla City University di Londra, ed è regolarmente invitata a moderare dibattiti internazionali sull’arte.
Foto Clifton Mooney
Michele Bertolino
(1992) Si laurea in Filosofia all’Università di Torino e si forma a CAMPO, programma della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, istituzione con cui mantiene un legame duraturo: dal 2024 è Tutor di CAMPO, nel 2022-2026 è coordinatore del Young Curators Residency Programme e nel 2022 è curatore del public program di «VERSO». Nel 2016 co-fonda lo spazio indipendente Il Colorificio (Milano) insieme a Bernardo Follini, Giulia Gregnanin e Seraphine Pala. Tra il 2019 e il 2021 è assistente curatore di «FUORI», la XVII Quadriennale d’arte di Roma. Negli stessi anni avvia una collaborazione continuativa con la fotografa Lina Pallotta, di cui cura «Porpora» (2023) e «Tongues on Flame» (2025). Attualmente è Adjunct Curator presso il Centro Pecci di Prato, dove firma «VIVONO. Arte e affetti, Hiv-Aids in Italia. 1982-1996», prima mostra in Italia a presentare artiste e artisti che hanno lavorato durante gli anni della crisi Hiv-Aids.
Benni Bosetto
(1987) Esplora l’esperienza umana e le questioni identitarie attraverso un uso transdisciplinare di disegno, scultura, installazione e performance. Ha esposto in istituzioni e spazi indipendenti come Almanac Inn a Torino (2020), il MAMbo di Bologna (2022) e il Museo della Marineria di Pesaro (2024), oltre a una ricca presenza in mostre collettive nazionali e internazionali tra «Fuori», la XVII Quadriennale d’arte di Roma (2020), il MaXXI dell’Aquila (2023), il Castello di Rivoli, il Museo Madre di Napoli (2024) e il Pirelli HangarBicocca di Milano (2026). Mettendo al centro il corpo inteso come strumento attivo di relazione, desiderio e vulnerabilità, coltiva una forma di resistenza alle visioni convenzionali della carne e dell’identità. Il suo lavoro si nutre di un’antologia di fonti letterarie, antropologiche e psicoanalitiche che l’artista manipola per dare vita ad ambienti immersivi e iper-narrazioni surreali, in cui individui, organismi e specie animali coesistono.
© Sirui Ma
Stella Bottai
(1986) Ha conseguito un Master in Curating Contemporary Art al Royal College of Art London. Dopo collaborazioni con Serpentine Galleries, Frieze, Fiorucci Art Trust e Fondazione Prada, tra 2016-19 è stata Programme Curator alla Kingston University London, organizzando la prima personale in Uk di Meriem Bennani. È stata Coordinatore Scientifico del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2019. Dal 2020 è Senior Curator at Large all’Aspen Art Museum, dove ha curato personali di Gaetano Pesce e Nairy Baghramian, e ha collaborato con Allison Katz per portare opere d’arte contemporanea in dialogo con affreschi pompeiani per la prima volta in Nord America. Ha curato la prima personale in Spagna di Talia Chetrit con Loewe Foundation. In Italia è co-curatrice di «Pompeii Commitment» al Parco Archeologico di Pompei, commissionando progetti di SAGG Napoli e Legacy Russell. Nel 2021 ha collaborato con il Castello di Rivoli alla personale di Patrizio Di Massimo.
© 2025 Fondation Louis Vuitton, Marie Levi
Claudia Buizza
(1990) Storica dell’arte e curatrice, vive e lavora a Parigi dal 2012. Dopo una laurea triennale in Economia per l’arte presso l’Università Bocconi, ha proseguito i suoi studi alla Sorbona (Paris IV) con una laurea in Storia dell’arte e un master in studi curatoriali. Dopo le prime esperienze professionali al Centre Pompidou e alla Biennale di Venezia (nelle edizioni del 2017 e 2019), e numerosi progetti come curatrice indipendente in Francia, Italia, Albania, Kosovo e Giappone, da sette anni fa parte del team curatoriale della Fondation Louis Vuitton. Dal 2022 è co-responsabile del programma «Open Space», dedicato alla creazione contemporanea, collaborando con artisti quali Lydia Ourahmane, Ndayé Kouagou, Alex Ayed, Xie Lei, Lu Yang, Tabita Rezaire, Jakob Kudsk Steensen, Armineh Negahdari e, prossimamente, Mohammad Alfaraj.
Vittorio Calabrese
(1987) Cultural strategist basato a New York, con oltre quindici anni di esperienza al fianco di musei, fondazioni, gallerie e collezioni in Italia e negli Stati Uniti. Opera tra strategia e diplomazia culturale. Parte da una convinzione: le istituzioni culturali non si ereditano soltanto, si costruiscono, e ogni generazione è chiamata a immaginarne di nuove per garantire centralità e rilevanza. Dal 2015 al 2024 è stato il primo direttore esecutivo di Magazzino Italian Art, a Cold Spring, Ny, che ha guidato per quasi un decennio dalla nascita all’espansione. Oggi porta avanti una pratica di consulenza indipendente per musei, artisti, archivi d’artista, filantropi, heritage brands e istituzioni pubbliche e private, ed è inoltre Senior Associate presso Aea Consulting. Nato in Irpinia, si è formato alla Bocconi e alla Christie’s Education, conseguendo poi un Mba alla Columbia Business School.
Tommaso Calabro
(1990) Nato a Feltre, si è avvicinato all’arte grazie ai racconti di famiglia su suo nonno, un tempo venditore locale di opere su carta e stampe. Calabro ha studiato Management dell’Arte all’Università Bocconi di Milano e successivamente si è trasferito a Londra per studiare Storia dell’Arte al Courtauld Institute of Art e al King’s College. Dopo aver lavorato a Venezia e Istanbul, la sua carriera è proseguita presso Sotheby’s Milano. Dopo tre anni alla guida di Nahmad Projects a Londra, Calabro è tornato a Milano, dove nel 2018 ha aperto una sua galleria per portare i maestri internazionali dell’arte moderna e contemporanea al pubblico italiano. Nel 2024, la galleria ha inaugurato una seconda sede a Venezia. Tommaso Calabro lavora anche come docente presso l’Università Bocconi di Milano. Di recente ha deciso di non proseguire la carriera da gallerista per dedicarsi ad altre attività.
Lucrezia Calabrò Visconti
(1990) Si è formata allo IUAV di Venezia in Visual and Performing Arts e ha completato il programma curatoriale CAMPO12 presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino. Tra il 2015 e il 2018 ha co-fondato lo spazio indipendente CLOG Projects a Torino. Dal 2022 al 2024 è stata Chief Curator e Head of Department alla Pinacoteca Agnelli di Torino, curando e co-curando commissioni originali come «PISTARAMA» di Dominique Gonzalez-Foerster e mostre monografiche di Sylvie Fleury e Lee Lozano. È co-fondatrice e vice‑presidente di AWI-Art Workers Italia. Attualmente è curatrice capo dell’Istituto Svizzero in Italia, per cui cura i programmi nelle sedi di Roma, Milano e Palermo. Fondendo pratica indipendente, ricerca curatoriale e interazione con istituzioni nazionali e straniere, rappresenta oggi una delle figure italiane più dinamiche nel dialogo tra innovazione curatoriale e presenza istituzionale.
© Rita Blue
Irene Campolmi
(1987) È curatrice, storica dell’arte e ricercatrice la cui attività si fonda sul pensiero decoloniale e sulla ricerca interdisciplinare tra arte, scienza, tecnologia e performance. È curatrice all’Amos Rex di Helsinki, cofondatrice e curatrice dello Yonder Art•Science Niels Bohr Institute di Copenaghen e direttrice artistica del Padiglione italiano alla Biennale di Gwangju. In precedenza ha ricoperto il ruolo di curatrice al Museum of Art in Public Spaces, responsabile del programma artistico dell’Enter Art Fair (2019-23) e curatrice e ricercatrice al Copenhagen Contemporary. Ha curato il Padiglione estone alla Biennale di Venezia e mostre presso il TANK Museum, il Museum of Art Architecture and Technology, la Kunsthal Charlottenborg, The Power Plant, il Plug In Institute of Contemporary Art, il Musée d’art de Joliette, le Gallerie dell’UQAM e la Mattress Factory. È docente presso lo IED di Firenze e sta completando il suo dottorato all’Università di Aarhus.
© Villa Clea
Ambra Castagnetti Kos
(1993) Sviluppa una pratica multidisciplinare che intreccia scultura, installazione, performance e suono. La sua ricerca, influenzata dall’antropologia medica e culturale, esplora le relazioni tra essere umano, tecnologia, sacralità e rituali contemporanei. Attraverso una pluralità di materiali e media quali ceramica, metalli, marmo, cera e immagini in movimento, costruisce narrazioni che mettono in dialogo dimensione poetica e politica, realtà e finzione. Ha esposto in istituzioni internazionali e gallerie, tra cui al MAMBo, Bogotá e da Francesca Minini, Milano (2025), a Palazzo Braschi, Roma, alla Fondazione Pini, Milano, alla New Galerie, Parigi (2023), alla Biennale di Venezia (2022) e alla Manifattura Tabacchi, Firenze (2021). Dal 2022 porta avanti il progetto performativo «Kompostovnik» e una ricerca sonora presentata in festival e contesti internazionali.
Foto courtesy Alberto Nidola
Guglielmo Castelli
(1987) Dipinge mondi sul punto di disfarsi o di prendere forma. Con una pratica che comprende pittura, disegno, collage su tessuto e scultura, le sue figure emergono da campiture liquide e si dissolvono in trasparenze improvvise, attraversando il quadro come un luogo di passaggio più che una superficie stabile. Immersi in scenografie sfuggenti, i personaggi sembrano attraversare stati d’animo più che spazi, soglie emotive più che ambienti. Ha tenuto personali alla Kunsthalle Wien (2026), al Castello di Rivoli (2025), a Villa Medici, Roma, alla Fondazione Bevilacqua la Masa, Venezia (2024), e in varie sedi di Mendes Wood DM (New York, San Paolo, Bruxelles). Il suo lavoro è stato inoltre presentato in istituzioni internazionali, tra cui il Centre Pompidou-Metz, il MaXXI L’Aquila, la Triennale Milano, l’Aspen Art Museum, la Gam di Torino, la Quadriennale di Roma e la Fondation Louis Vuitton di Parigi.
Foto Giorgio Perottino
Giulia Cenci
(1988) Si è formata tra l’Accademia di Belle Arti di Bologna e la St. Joost Academy nei Paesi Bassi. Nelle sue installazioni, materiali artificiali, elementi naturali e prototipi animali e umani si combinano in ambienti in cui risulta difficile definire un ordine gerarchico logico. L’artista mette in discussione concetti come specie o genere per spodestare forme di dominanza di un gruppo o di un singolo rispetto ad un altro. Ha esposto in spazi istituzionali come la Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, la High Line Art, New York, il Museo Novecento, Firenze, il MaXXI L’Aquila ed è stata selezionata per la prima edizione di Radis, progetto di arte nello spazio pubblico della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT. Ha partecipato a esposizioni alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, alla Quadriennale di Roma, al Palazzo Reale di Milano e alla Biennale di Venezia (2022). Ha ricevuto il Premio Cairo nel 2021.
Margherita Ciocci
(1990) È Associate Director di Pace Gallery, dove lavora da otto anni, specializzandosi nei rapporti con gli artisti e nella realizzazione di importanti mostre, progetti istituzionali, pubblicazioni, fiere d’arte e vendite private. Collaborando a stretto contatto con artisti, curatori e musei, ha supervisionato progetti che abbracciano sia la sfera commerciale che quella istituzionale dell’arte contemporanea. Prima di entrare a far parte di Pace, ha lavorato presso Christie’s, Olivier Malingue e altre gallerie di primo piano, acquisendo una vasta esperienza nel mercato dell’arte internazionale. Dopo aver studiato a Roma e Venezia, ha vissuto e lavorato anche a Roma, Parigi e Londra, coltivando un profondo legame con il panorama artistico e culturale italiano. Il suo lavoro è animato dalla passione nel sostenere gli artisti e nel promuovere collaborazioni significative tra gallerie, istituzioni e collezionisti sulla scena internazionale.
Clarissa Grechi e Francesco Lecci
Clima
Fondata nel 2016 da Francesco Lecci (1984) dopo essersi formato in Italia nella gestione di eventi culturali e il trasferimento a New York, dove esplora realtà che ispireranno uno spazio dedicato alle prospettive di artisti contemporanei. Dal 2021 Clarissa Grechi (1991) lo affianca nella veste di partner. Specializzata nel settore Art Management, consolida una visione curatoriale rivolta a un orizzonte contemporaneo in costante aggiornamento. Oggi CLIMA partecipa alle più importanti fiere d’arte contemporanea e rappresenta 11 giovani talenti italiani e internazionali fra cui Marie Matusz, Dana Lok e Matteo Masini. Dal 2024 CLIMA è membro di Mac-Milano Art Community per la promozione della cultura artistica milanese e del network Iga-International Gallery Alliance.
Foto © Tamás Farbaky
Giulia Colletti
(1993) È una curatrice che si occupa di immaginari tecnologici. È attualmente Rome Prize Fellow in Curatorial Research presso l’American Academy di Roma. Nel 2025 è stata co-curatrice della quinta Industrial Art Biennial, «The Vast Automaton», sostenuta dall’Italian Council. In preparazione a questo progetto è stata Curatorial Fellow presso il National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul (MMCA) e Inaugural Research Fellow presso il National Taiwan Museum of Fine Arts (NTMoFA). Dal 2019 al 2025 ha sviluppato programmi per il pubblico e simposi dedicati al trauma digitale, alle culture dell’energia e alle pratiche di partecipazione presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. I suoi saggi, recensioni e reader sono stati pubblicati in cataloghi museali e dalle riviste «CURA.», «Flash Art», «Mousse» ed «e-flux», tra le altre.
© Courtesy Galerie Cecile Fakhoury
Binta Diaw
(1995) La sua pratica si sviluppa attraverso installazioni, sculture, video, fotografia e performance, ed è radicata in una riflessione sui fenomeni sociali come la migrazione, l’identità diasporica, il senso di appartenenza e le questioni di genere. Le sue creazioni danno voce a memorie marginalizzate, promuovendo una visione del presente più consapevole e plurale. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in istituzioni come: MaXXI, Roma, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Liverpool Biennial, Berlin Biennale, UNESCO Headquarter, Parigi, Haus der Kulturen der Welt, Berlino, Gwangju Biennale, Museo Novecento, Firenze, Palazzo Grimani, Venezia, Institut Culturel Italien de Paris, Castello di Rivoli e Bukhara Biennial.
© Emmanuel Yoro
Adji Dieye
(1991) Si è formata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e ha conseguito un MFA all’Università delle Arti di Zurigo. Artista poliedrica focalizzata sulla fotografia, realizza installazioni multimediali che indagano il ruolo dell’immaginario culturale tra arte, estetica e mercato. Tra le sue installazioni più recenti si nota «Libera come un piccione di Cattelan» (2026) alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e «Aphasia» (2023) per il Fotomuseum Winterthur; le sue opere sono state acquisite da istituzioni di rilievo quali il C/O Berlin e il Museo di Arte Moderna di Varsavia. Ha preso parte alla Biennale d’Arte di Lione del 2022 e nel 2025 ha partecipato alla Bienal de arte Paiz dopo essere stata selezionata da Eugenio Viola. Nel 2025 si è aggiudicata il Premio New York in quanto talento emergente dell’arte contemporanea italiana.
Alessandro Diotallevi
(1986) Da 16 anni in Christie’s, è Senior Director e International Specialist nel Dipartimento Post-War and Contemporary di Londra. Nel 2017 ha curato l’esclusiva asta «Up Close», incentrata sui «migliori dipinti e sculture di piccole dimensioni realizzati da alcuni dei più importanti artisti del XX secolo». Nel 2018, Alessandro si è trasferito negli Stati Uniti per unirsi al team di New York, dove ha ricoperto il ruolo di direttore del team delle vendite private. Nel 2021 è tornato a Londra, dove si occupa delle vendite serali e delle opere di pregio. Nel 2021 Alessandro è stato uno dei principali specialisti nella vendita dell’opera «In this Case» (1983) di Jean-Michel Basquiat e, sempre dell’artista prematuramente scomparso, di «El Gran Espectaculo (The Nile)» (1983), attualmente rispettivamente il secondo e il quarto prezzo record per Basquiat all’asta.
Alessio Baldissera, Gloria de Risi e Alberto Zenere
FANTA MLN
Nata project space nel 2015 per volere di Alessio Baldissera, Gloria de Risi (entrambi 1986) e Alberto Zenere (1988), dal 2018 è una galleria attiva a Milano. Dopo le lauree all’Accademia di Brera, Baldissera ha collaborato con Rodeo Gallery, Zero…, Fondazione Nicola Trussardi e MASSIMODECARLO (2014-18). De Risi si è formata tra Milano e Londra, prima di collaborare con il dipartimento curatoriale della Fondazione Sandretto e di dirigere Zero… (2011-19). Fino al 2023 è stata Studio Manager di Cally Spooner. Zenere si è specializzato in arti performative. Nel 2012 ha collaborato con l’Elgiz Museum of Contemporary Art, tra 2012 e 2016 è stato assistente curatoriale di Paola Nicolin, prima di approdare da Zero… (2013-17) e fondare Ordinal.
Foto Alberto Nidola
Irene Fenara
(1990) La sua ricerca si confronta con sistemi di sorveglianza, errore visivo e soglie della percezione, riconfigurando immagini generate da dispositivi tecnologici in forme poetiche e ambigue. Attraverso video installazioni, stampe di grande formato e gesti performativi, mette in discussione la presunta neutralità dello sguardo automatizzato, rivelandone la fragilità e aprendo lo spazio a nuove possibilità di interpretazione. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni pubbliche e private, tra cui Quadriennale 2025, Museo di Arte Contemporanea di Termoli (2024), Museo Madre (2024), Museion (2023), Palazzo Bentivoglio (2023), MaXXI Roma (2022), Ica Milano (2022), Basel Social Club (2022), Triennale Milano (2021), Macro (2021), Kunst Merano Arte (2019), MAMbo (2018), Palazzo delle Esposizioni (2018) e Fondazione Prada Osservatorio (2016). Nel 2025 ha ricevuto il Premio Paul Thorel.
Bernardo Follini
(1993) È Senior Curator della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, Guarene e Venezia). La sua pratica si concentra sulla prassi istituzionale e sulla relazione tra curatela, ricerca e pedagogia. Tra i suoi progetti recenti in fondazione, ha curato le mostre personali di June Crespo (2026), Alessandra Ferrini, Marwa Arsanios (2025), Mark Manders, Diana Anselmo (2024), Peng Zuqiang (2023), Diana Policarpo, Jonas Staal e Daniela Ortiz (2022); e le collettive «News from the Near Future» (2025), «Truly Rural» (2024) e «The Butterfly Affect» (2023). Nel 2025 è stato membro del Content Committee di Cimam-International Committee for Museums of Modern Art. È docente di Campo, corso di studi e pratiche curatoriali, e tra lə curatorə di Aperto (2024-in corso), programma di seminari della Fondazione Arte Crt. Ha co-fondato a Milano lo spazio progetto e collettivo curatoriale Il Colorificio (2016-22).
© Zoe Beltran, 2026
Niccolò Gravina
(1986) Ha iniziato a lavorare alla Fondazione Prada nel 2013, dove attualmente è Exhibition Curator. Ha curato e contribuito a numerose pubblicazioni e mostre nelle sedi di Milano e Venezia, così come progetti espositivi a Prada Aoyama (Tokyo) e Rong Zhai (Shanghai). È autore di diversi saggi e contributi in riviste d’arte e libri pubblicati da «Mousse», «CURA», «Flash Art», «Kaleidoscope» e Fondazione Prada. Ha curato le mostre «Meriem Bennani: For My Best Family» (2024), «Hito Steyerl. The Island» (2025), «Nicolas Winding Refn e Hideo Kojima. Satellites» (2025). Nel 2026 ha lavorato in qualità di curatore associato alla mostra «Helter Skelter: Arthur Jafa e Richard Prince» a Ca’ Corner della Regina in occasione della Biennale di Venezia 2026, e ha curato «Social Unrest» presso MATTA. Come artista, la sua pratica pittorica si concentra su concetti come la violenza, la fascinazione e la storia, indagando il rapporto tra attualità e obsolescenza del medium.
Foto Lorenzo Palmieri
Fiammetta Griccioli
(1987) È curatrice presso Pirelli HangarBicocca, per cui ha curato la prima mostra istituzionale di Benni Bosetto e ha cocurato mostre e pubblicazioni dedicate a Yuko Mohri, Jean Tinguely, Yanagi Yukinori, Anicka Yi, Thao Nguyen Phan, Dineo Seshee Bopape e Daniel Steegmann Mangrané. Attualmente è anche Visiting Co-Curator presso Palazzo Chigi Zondadari a Siena, per mostre di Natsuko Uchino e Bianca Bondi. Per il Padiglione Italia della Biennale Arte 2026 ha realizzato, insieme a Lucia Aspesi, la sezione «Dialoghi». Nel 2023 ha curato la sezione principale della prima edizione di STAGE Bregenz, ospitata presso il Festspielhaus Bregenz, in Austria. In precedenza, ha lavorato come assistente curatoriale presso WIELS a Bruxelles. A Milano ha inoltre tenuto lezioni e seminari presso diverse istituzioni accademiche, tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera e l’Università Bocconi.
Petrit Halilaj
(1986) Si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera e oggi lavora fra Germania, Italia e Kosovo. Fin da «What is waiting out there», opera monumentale presentata alla Biennale di Berlino 2010, si è concentrato su installazioni multidisciplinari che rielaborano la memoria personale e collettiva. Con lui ha debuttato il Padiglione del Kosovo alla Biennale di Venezia 2013. Ha esposto in istituzioni come il Reina Sofia di Madrid, dove ha presentato la mostra «To ravens and hurricanes» nel 2020, o con il Met di New York (installazione site specific «Abetare», 2024). È stato ospite della Diriyah Biennale 2026 con «Very volcanic over this Green Feather», che riproduce i disegni d’infanzia all’origine della sua vocazione artistica. Vincitore del Nasher Sculpture Prize 2027, ha donato la somma ricevuta alla fondazione Hajde!, da lui istituita nel 2014, per promuovere l’arte e la cultura in Kosovo.
Aloisia Leopardi
(1992) Collezionista e appassionata d’arte, è Senior Director della Richard Saltoun Gallery, nelle sedi di Londra, Roma e New York. Il suo lavoro si concentra in particolare sulla riscoperta e valorizzazione di artiste attive dagli anni Quaranta ad oggi. Parallelamente, nel 2019 ha fondato Castello San Basilio, programma di residenze artistiche con sede in Basilicata. Dedicato alla ricerca e alla sperimentazione, il progetto accoglie ogni anno da uno a tre artisti emergenti e mid-career a cui alla fine è dedicata una mostra per promuove un dialogo attivo con il territorio. Dopo essersi laureata presso la Central Saint Martins di Londra nel 2014, Aloisia ha sviluppato una significativa esperienza nell’ambito dell’arte contemporanea africana collaborando con la 1-54 Contemporary African Art Fair tra 2014 e 2017. Successivamente è entrata a far parte della londinese Edel Assanti (2017-21), dove ha lavorato a stretto contatto con gli artisti emergenti.
Flavia Lo Chiatto
(1987) È consulente specializzata in relazioni esterne e posizionamento strategico nel mondo dell’arte e della cultura, a livello italiano e internazionale. Dal 2017 al 2023 ha guidato il VIP Department di Artissima – International Fair of Contemporary Art di Torino; dal 2024 è VIP Relations Manager di miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano. Collabora con istituzioni pubbliche e private, fondazioni e brand nello sviluppo di progetti speciali: esperienze su misura, attivazione di pubblici qualificati e costruzione di relazioni tra soggetti pubblici, privati e mondo dell’arte.
Andrea Maffioli
(1990) È socio di Copperfield e collezionista. Con una vita dedicata all’arte, Maffioli è diventato socio di Copperfield, a Londra, all’inizio del 2022, ampliando il programma della galleria e la sua portata globale. La sua collezione personale, in continua crescita, è incentrata in particolare su artisti poco rappresentati, soprattutto emergenti e a metà carriera, con una spiccata predilezione per le sculture e le installazioni.
MATTA
Fondata nel 2022 da Giulio Rampoldi (1990), Pier Francesco Petracchi (1990) e Pietro Rossi (1992), nasce dalla necessità di costruire spazi temporanei che generino dialogo, confronto e condivisione, per una piattaforma che unisca artisti e autori. Intesse tanti orizzonti quante sono le sensibilità che incontra e ha tante dimore quanti sono i sentieri che un pensiero intraprende. Attraverso un programma che intreccia arti visive, musica, performance, editoria e ricerca teorica, promuove artisti emergenti e mid-career internazionali, privilegiando pratiche capaci di interrogare le trasformazioni culturali e percettive del presente, favorendo collaborazioni trasversali tra discipline, linguaggi e comunità.
Davide Meneghello
(1991) È Associate Director of Photography presso David Zwirner. Negli ultimi nove anni ha ricoperto diversi ruoli nel campo della fotografia e dell’archivistica in gallerie d’arte commerciali, tra Londra e Parigi. Ha collaborato con artisti e istituzioni di primo piano, acquisendo esperienza nell’ambito della documentazione fotografica del patrimonio culturale. È entrato a far parte della Zwirner nel 2019, dove attualmente supervisiona la documentazione fotografica per gli spazi di Londra e Parigi. È anche un artista visivo e co-fondatore nel 2021 di Queer Street Press, una casa editrice indipendente che promuove artisti queer attraverso pubblicazioni cartacee e progetti speciali. Il suo lavoro visivo è stato pubblicato, tra gli altri, dal «British Journal of Photography», «Numeró Berlin», «Pilot Press» e «Photoworks». Ha conseguito un MA in Fotografia presso la LCC, University of the Arts London, dove si è laureato nel 2016.
Foto Michela Pedranti
Matthew Noble
(1993) È il fondatore della milanese ArtNoble Gallery, dedicata alla ricerca e alla promozione dell’arte contemporanea emergente. Nato in Italia da una famiglia anglosassone, si è laureato in chimica farmaceutica presso l’Università di Glasgow. Il suo interesse per l’arte contemporanea lo porta a fondare la galleria a Londra nel 2018, una piattaforma indipendente e itinerante, con l’obiettivo di creare occasioni di confronto tra artisti emergenti, curatori e pubblico attraverso mostre temporanee e progetti sperimentali. Nel 2019 trasferisce il progetto in Italia aprendo lo spazio permanente nel 2021. Attraverso il suo lavoro, sostiene pratiche artistiche innovative e percorsi di ricerca a lungo termine, collaborando con artisti italiani e internazionali e promuovendo una visione dell’arte contemporanea fondata sul dialogo, la sperimentazione e l’attenzione alle trasformazioni culturali del presente.
Jem Perucchini
(1995) Si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove vive e lavora. Il suo lavoro è stato esposto a «Una Boccata D’Arte», Battaglia Terme (Pd, 2021); all’Ambasciata Italiana di Londra (2022); Corvi-Mora, Londra (2022 e 2024); a Triennale Milano (2023); alla Monash University Museum of Art, Melbourne (2023); al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo di Siviglia (2025); alla Al Thani Collection (Hotel de la Marina), Parigi (2025); al Fitzwilliam Museum di Cambridge (2025); e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, 2025, e Venezia, 2026). Nel 2023, ha ricevuto il Premio Jean-François Prat e ha completato il suo murale «Rebirth of a Nation», commissionato per la stazione della metropolitana di Brixton da Art on the Underground, un lavoro site specific temporaneo (da ottobre 2023 a ottobre 2024), il cui dipinto originale si trova al Fitzwilliam Museum di Cambridge.
Foto Jean Picon
Francesca Piccolboni
(1986) È Senior Director di Tornabuoni Art a Parigi. Il suo legame con la città si è consolidato con un Master in Arts Management alla Sorbona, dopo la laurea magistrale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre attiva nel settore e animata da una passione che unisce arti visive e opera lirica, ha collaborato con la Fondazione Arena di Verona, sua città natale, e il Teatro La Fenice. L’esperienza nel dipartimento marketing e comunicazione della Biennale di Venezia ha orientato i suoi interessi verso l’arte contemporanea. Da quindici anni è alla guida di Tornabuoni Art Parigi, dove coniuga direzione strategica e impegno scientifico. Svolge un’attività di consulenza e accompagnamento per collezionisti privati e fondazioni internazionali nei processi di acquisizione. Ha collaborato a grandi progetti espositivi dedicati a maestri come Fontana, Burri e Boetti e alla pubblicazione e al coordinamento di volumi d’arte e cataloghi di riferimento.
Foto Matteo Natalucci, 2025. © Spelonca Project
Edoardo Piermattei
(1992) Ha sempre voluto essere artista. Della pittura gli interessa la capacità di trasformare uno spazio, di dare valore al contesto che abita. Per questo ha iniziato a praticare una pittura come anti-readymade, costruzione dello spazio, il prospetto di un progetto che ha sempre una tensione architettonica. Il suo è un approccio da progettista e i lavori sono site specific. La progettazione di ambienti ha il vantaggio di metterlo al riparo dal feticismo dell’oggetto e dall’insidia del decoro. Le sue opere, anche se progettate per spazi privati, sono dedicate a un pubblico più ampio, prediligendo luoghi di passaggio come saloni, scale, ingressi e foyer. Il suo lavoro è stato esposto ad Art Basel Hong Kong, Triennale Milano e Palazzo Fendi (Milano e Miami). Ha collaborato con CC-tapis e realizzato commissioni per Airbnb e Fondazione Ermanno Casoli. Le sue opere sono in collezioni come Palazzo Bentivoglio e Banca d’Italia.
Lorenzo Rebecchini
(1990) È amministratore delegato di Sotheby’s Italia e senior specialist Arte moderna e contemporanea. Dopo esperienze da David Gill Gallery e Galerie Patrick Seguin a Londra, nel 2018 si unisce al Dipartimento di arte contemporanea di Sotheby’s Londra. Nel 2019 rientra in Italia, nell’ufficio di Roma, occupandosi del recupero delle opere per le aste locali e internazionali stringendo rapporti con clienti e collezionisti principalmente tra Roma e il Sud Italia. Nel 2023 viene promosso a Head of Sale delle aste di Arte moderna e contemporanea collaborando con il team nella preparazione e nella vendita delle aste sia nazionali che internazionali e diviene il battitore principale di tutte le aste tenute in italia. A Maggio 2025 viene promosso a.d. lavorando a stretto contatto con i dipartimenti di Arte Moderna e Contemporanea, Arte Antica e Gioielli. Mantiene comunque un ruolo attivo come Senior specialist recuperando opere per le aste e per le private sales.
© Michele Rossetti
Giangiacomo Rossetti
(1989) Nato a Milano, vive e lavora a New York. Le sue composizioni dialogano con i maestri del Rinascimento e i preraffaelliti, analizzando l’idolatria della pittura e introducendo un’irriverenza nei confronti dei modelli di riferimento, per poi ricomporli in composizioni inquietanti e chimeriche, animate dalla sua presenza. Ridà vita alle immagini vivaci della storia, a volte sovraccaricandone il valore simbolico fino a renderle brusche; le trasgressioni che ne derivano, spesso macabre, dominano una visione soggettiva della genealogia dell’arte, impegnata a diffondere costellazioni non lineari all’interno della pittura. Ciò si manifesta attraverso autoritratti introspettivi e raffigurazioni di persone della vita dell’artista, tratte dalla memoria e dall’osservazione, in modo che queste forme chimeriche assumano volti familiari. Una tenue corrente sotterranea di stranezza ha sempre accompagnato il suo lavoro, un fascino con qualcosa di leggermente inquietante.
Pietro Sforza
(1992) Nato e cresciuto a Roma, si è laureato in Storia dell’arte presso La Sapienza Università di Roma. Nel 2016, finiti gli studi, viene chiamato per uno stage in Christie’s, nel dipartimento di Post-War and Contemporary, nella quale rimarrà a lavorare per quasi due anni come Researcher. Nel 2018 inizia a lavorare come Sales Associate presso la Galleria Robilant Voena, con allora sedi a Londra, Milano e St Moritz, poi negli anni espansa anche a Parigi e New York. Tre anni dopo diventa il più giovane Sales Director della galleria, per cui lavorerà fino al recente scioglimento dei due Partners Marco Voena ed Edmondo di Robilant finalizzato a creare le loro rispettive Gallerie. Fonda la Sforza Fine Arts, con sede a Londra, società di commercio e consulenza nell’Arte, focalizzata nel promuovere opere di Maestri moderni ed Artisti contemporanei italiani, continuando sempre a collaborare con le suddette gallerie.
Margherita Solaini
(1988) È Senior Specialist e direttrice di Phillips Italia, specializzata in arte italiana del dopoguerra e arte contemporanea, con particolare attenzione alle artiste donne. Nata in Emilia-Romagna, cresciuta in Toscana e residente a Milano, ha studiato Giurisprudenza con un Double Degree tra l’Università di Bologna e il King’s College London, con specializzazione in Diritto dell’arte. Dopo un’esperienza alla Commissione europea di Bruxelles e nel Dipartimento di arte contemporanea di Sotheby’s Londra, da oltre 10 anni lavora in Phillips, dove ha contribuito allo sviluppo del mercato italiano e delle relazioni con collezionisti, advisor e istituzioni. Oggi guida la sede milanese, promuovendo un modello che integra aste, trattative private e progetti culturali. Insegna all’Istituto Marangoni di Firenze ed è attiva nella creazione di connessioni tra realtà accademiche, finanziarie e creative a livello nazionale e internazionale.
Giulia Trabaldo Togna
(1988) Cresciuta in Piemonte, ha conseguito una laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali dall’Università cattolica di Milano. Dopo un anno di lavoro a Parigi presso la galleria Papillon, si trasferisce a New York per conseguire un Master in Art Business presso il Sotheby’s Institute. Rimarrà a New York 8 anni, lavorando per la rinomata Helly Nahmad Gallery. Ritornata in Italia, a Milano, nel 2020 assume il ruolo di Collection Manager per la Nahmad Collection, una delle più importanti collezioni di Art Moderna al mondo. Si contano, tra altri, capolavori di Pablo Picasso, Joan Mirò, Fernand Léger, Henri Matisse, Lucio Fontana, Alexander Calder, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Max Ernst e Jean-Michel Basquiat. Per la collezione, è responsabile delle relazioni coi musei, supportati con decine di prestiti ogni anno; conservazione delle opere, e gestione di acquisizioni e vendite.
Caio Twombly
(1996) È cofondatore e direttore di Amanita, una galleria d’arte contemporanea dedicata al sostegno di artisti emergenti e affermati attraverso mostre, pubblicazioni e collaborazioni a lungo termine. Il suo lavoro si concentra sulla scoperta e lo sviluppo di pratiche artistiche, sulla costruzione di relazioni con artisti, e sulla realizzazione di mostre che favoriscano un confronto significativo con l’arte contemporanea. Dedica particolare attenzione al lavoro con giovani artisti italiani, attorno ai quali ha sviluppato una parte importante del programma della galleria. Istituita a Firenze nel 2021, vanta due sedi a New York, e si è recentemente espansa a Roma. Oltre ai propri spazi principali, ha organizzato mostre e progetti a St. Moritz, Los Angeles e Miami, e ha partecipato a fiere d’arte internazionali (Maastricht, Istanbul e Torino), sostenendo lo sviluppo istituzionale e di mercato dei propri artisti.
Marta Barbieri e Paola Bonino
Una
Marta Barbieri (1984), laureata in Arte contemporanea all’Università di Bologna e formata come curatrice a CAMPO (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), e Paola Bonino (1986), con studi in Arti Visive e Pratica Curatoriale tra Bologna, IUAV ed École du Magasin di Grenoble, fondano nel 2018 la galleria a Piacenza. Forti di esperienze tra gallerie, curatela e progettazione culturale in Italia e all’estero, ne guidano la direzione artistica, affiancata da quella di Spazio Leonardo a Milano. Sostengono artisti emergenti attraverso mostre, fiere e progetti internazionali. Nel 2025 aprono una sede a Milano e ricevono il Premio Diana Bracco-Imprenditrici ad Arte (Artissima); nello stesso anno ottiene il Premio VANNI #artistroom con Valentina Furian.
Edoardo Zegna
Edoardo Zegna è nato a New York il 20 febbraio 1986. Laureato alla Georgetown University, Georgetown College e McDonough School of Business, Washington, DC. Prima di entrare nell’azienda di famiglia, dal 2011 al 2014 è stato Head of Product presso Everlane, start-up di abbigliamento online con sede a San Francisco, USA. È entrato in Zegna nel 2014 come Head of Omnichannel e nel marzo 2018 è stato nominato Head of Content and Innovation. In seguito, ha ricoperto il ruolo di Chief Marketing, Digital and Sustainability Officer. Con effetto dal primo gennaio 2026, Edoardo Zegna e Angelo Zegna sono stati nominati Co-CEO del brand ZEGNA, rappresentando la quarta generazione della famiglia Zegna.
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«Dovremo imparare a fare meno, ma meglio, privilegiando progetti più solidi, relazioni più durature e un tempo di fruizione più autentico. L’arte ha bisogno di tempo, e forse è proprio questo il valore che tornerà al centro»
La manifestazione, in programma dal 5 settembre al 15 novembre nella Corea del Sud, ha annunciato i partecipanti all’edizione che porta il titolo «You Must Change Your Life»
Una nuova piattaforma internazionale che, tra novembre 2026 e marzo 2027, metterà in relazione ricerca teorica, pratica artistica e settore professionale
Le redini della principale fiera di arte contemporanea spagnola sono state affidate al già direttore Cultura ed Educazione di Ifema Madrid (ente incaricato dell’organizzazione di fiere, saloni e congressi nelle sue strutture a Madrid), figura con oltre vent’anni di esperienza nella gestione di progetti culturali e una consolidata conoscenza del settore



