Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Rebecca Donaldson
Leggi i suoi articoliUna parrucca, un paio di tacchi, una calza a rete, una cintura, qualche gioiello di bigiotteria. Gli oggetti attraverso i quali si costruisce l'apparenza di un corpo femminile diventano, nella pittura di Bea Scaccia, il corpo stesso. O meglio, il suo sostituto: un organismo provvisorio, composto da tessuti, accessori e materiali artificiali, che tenta di assumere una forma umana senza riuscirci completamente. È questa la singolare anatomia che attraversa «Groomed», la mostra dell'artista italiana inaugurata il 22 settembre nella sede di Gagosian a Park & 75, New York, e visitabile fino al 23 dicembre 2026.
Curata da Francesco Bonami, l'esposizione riunisce sette nuovi dipinti e segna il debutto di Scaccia con la galleria internazionale. È inoltre il secondo appuntamento di una serie di mostre personali affidate a Bonami, un programma che offre al curatore italiano l'occasione di sviluppare, all'interno di una delle principali strutture del mercato globale, una propria linea di ricerca e selezione artistica. Nata a Veroli, in provincia di Frosinone, nel 1978, e attiva a New York, Scaccia ha costruito una pittura riconoscibile per l'attenzione alle superfici, ai materiali e alle possibilità di trasformazione della figura. In Groomed questa ricerca assume una dimensione particolarmente teatrale. Gli ambienti sono interni notturni, popolati da tende colorate, carte da parati, sedie, letti, scale e lampade. Ma a occupare questi spazi non sono propriamente delle persone. Sono assemblaggi di stoffe, pellicce sintetiche, fiocchi, cerniere, catene di plastica e fermagli che assumono posture umane, come manichini privati della loro struttura anatomica.
Le figure sembrano voler compiere gesti ordinari: sedersi, leggere, sdraiarsi, salire una scala, fare esercizio fisico. Eppure rimangono sospese nell'azione, incapaci di portarla a termine. Una sorta di immobilità forzata attraversa le composizioni, trasformando le attività quotidiane in situazioni assurde. Le calze a rete suggeriscono gambe, i cuscini simulano corpi, gli accessori diventano arti. L'anatomia è evocata continuamente, ma non si manifesta mai in una forma compiuta.
Il risultato è una pittura che si colloca deliberatamente tra natura morta e figurazione, mettendo in crisi la distinzione tradizionale tra oggetto e soggetto. Ciò che dovrebbe adornare il corpo finisce per sostituirlo. Gli strumenti della bellezza, dell'eleganza e della seduzione assumono una vita autonoma, mentre la persona alla quale dovrebbero appartenere scompare. Il titolo Groomed introduce un'ulteriore ambiguità. Il verbo inglese to groom rimanda alla cura dell'aspetto, alla preparazione e all'atto di rendere qualcuno presentabile secondo determinati codici. Nella pittura di Scaccia, però, questo processo sembra produrre un risultato paradossale: quanto più gli oggetti destinati all'abbellimento si accumulano, tanto più il corpo diventa irriconoscibile. L'identità non emerge dalla sua rappresentazione, ma si disperde negli strumenti attraverso i quali viene costruita.
Il rapporto con la storia dell'arte è esplicito. Nel grande dittico «Heels over Head—or Pillow Talk» (2026), che misura complessivamente oltre due metri e settanta di larghezza, Scaccia rielabora il motivo della figura femminile distesa, evocando l'Olympia di Édouard Manet del 1863. Allo stesso tempo, il libro sostenuto dalla figura rimanda alla tradizione rococò della donna intenta alla lettura nel boudoir, come nella celebre Giovane donna che legge di Jean-Honoré Fragonard del 1769. Ma dove Manet e Fragonard rappresentavano corpi femminili riconoscibili, Scaccia dispone sul letto un groviglio di stoffe e cuscini che conserva soltanto un'apparenza anatomica. La figura è priva di volto, eppure tiene sollevato un libro. Il gesto sopravvive alla scomparsa del soggetto. La citazione della tradizione pittorica diventa così uno strumento per interrogare i codici attraverso i quali il corpo femminile è stato storicamente rappresentato, osservato e trasformato in immagine.
Non meno importante è il riferimento al Surrealismo, in particolare alle sculture di Hans Bellmer, nelle quali il corpo viene scomposto, ricostruito e trasformato in oggetto perturbante. Nelle opere di Scaccia ritroviamo una simile instabilità anatomica, ma declinata attraverso materiali e accessori appartenenti alla cultura contemporanea della moda e del consumo. Il confronto può estendersi anche alle ricerche di Mike Kelley e Sarah Lucas, artisti che hanno utilizzato oggetti quotidiani, materiali artificiali e sostituti corporei per affrontare questioni legate al desiderio, all'identità e alle convenzioni sociali. Scaccia si inserisce in questa genealogia attraverso la pittura, utilizzando l'immagine per mettere in scena un mondo nel quale gli oggetti sembrano possedere una propria volontà.
La dimensione perturbante è accentuata dalle scelte tecniche. L'artista mescola gesso e acrilico per attenuare la brillantezza dei colori e ottenere superfici opache, sulle quali interviene successivamente con l'aerografo e con dettagli a olio. Le tonalità volutamente stridenti e le texture contrastanti producono un effetto di artificiosità, mentre la luce proveniente da lampade con frange, piccoli dispositivi da lettura e candele introduce un'atmosfera domestica e notturna. In «Training for the Broken» (2026) e in altri dipinti della serie, i corpi-oggetto assumono posture riconducibili all'allenamento fisico. Manubri e posizioni simili a quelle dello yoga richiamano una cultura della prestazione e del miglioramento individuale, nella quale il corpo è continuamente sottoposto a esercizi, correzioni e trasformazioni. Anche qui, però, l'azione rimane incompiuta. Le figure cercano di adeguarsi a un modello senza riuscire a stabilizzare la propria forma.
È una possibile lettura critica della pressione esercitata dai codici contemporanei della bellezza e del benessere: la promessa di perfezionamento del corpo finisce per produrre un'immagine frammentata, artificiale, quasi disfunzionale. Le figure di Scaccia sembrano impegnate in un'attività incessante di preparazione, senza raggiungere mai una condizione definitiva. Altrove, scale ricoperte di tessuti e accessori suggeriscono movimenti ascensionali che non conducono da nessuna parte. Le stoffe pendono come arti di marionette, trasformando gli ambienti in scenografie nelle quali l'azione è continuamente annunciata e continuamente negata.
Accanto alla storia dell'arte, Scaccia guarda alla letteratura del realismo magico, ai racconti popolari sulla metamorfosi e alla cultura visiva contemporanea. Ne deriva un immaginario nel quale gli oggetti possono trasformarsi in organismi, ma senza perdere completamente la propria natura originaria. La pittura non cerca di rendere credibile la metamorfosi: ne mostra piuttosto l'incompletezza, lasciando convivere elementi incongrui all'interno della stessa figura. La mostra newyorkese rappresenta anche un passaggio significativo nel percorso internazionale dell'artista. Dopo la personale «My Hope Chest» al Katonah Museum of Art nel 2021, Scaccia ha partecipato a esposizioni collettive tra cui «Homemade» a Magazzino Italian Art nel 2020, «Fabrizio Clerici: L'atlante del meraviglioso» alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel 2022 e «Fantastica», la XVIII Quadriennale d'Arte di Roma del 2025-26. Il debutto da Gagosian, con una mostra curata da Francesco Bonami, colloca ora questa ricerca all'interno di una piattaforma di visibilità internazionale particolarmente rilevante. Ma il valore dell'operazione non risiede soltanto nel nome della galleria. È soprattutto nella capacità dei dipinti di sviluppare una riflessione autonoma sulla rappresentazione del corpo e sui suoi sostituti artificiali.
In «Groomed», la femminilità non viene rappresentata attraverso una figura, ma attraverso ciò che la società ha costruito intorno alla sua immagine. Parrucche, tacchi, gioielli e tessuti diventano i resti di un'identità continuamente preparata, corretta e trasformata. Il corpo è assente, ma tutto continua a evocarlo. E forse è proprio questa assenza a rendere più evidente il sistema di aspettative, convenzioni e desideri che ne determina la rappresentazione. Una pittura nella quale gli accessori hanno preso il posto delle persone. E nella quale, paradossalmente, è proprio la scomparsa del corpo a rivelare quanto la sua immagine sia diventata una costruzione culturale.
Bea Scaccia. Groomed, a cura di Francesco Bonami, Gagosian, Park & 75, New York, 22 settembre – 23 dicembre 2026. Sette nuovi dipinti.
Rebecca Donaldson
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Tra grandi inaugurazioni, fiere internazionali, aste milionarie e una scena artistica diffusa, la Frieze Week restituisce l'immagine di una capitale tutt'altro che in declino. La Brexit ha complicato il lavoro di gallerie e professionisti, ma non ha cancellato le infrastrutture culturali e commerciali della città. E i dati dell'ultimo rapporto Art Basel & UBS raccontano una realtà diversa dalle previsioni più catastrofiche: il Regno Unito rimane il secondo mercato dell'arte al mondo, con 10,5 miliardi di dollari di vendite.
Sotheby’s offre in un unico lotto la più importante raccolta privata di lettere e manoscritti dell’ammiraglio britannico: 168 lettere autografe, documenti delle battaglie del Nilo, Copenaghen e Trafalgar, carte familiari e la corrispondenza con Emma Hamilton. Riunito in quarant’anni dal collezionista Clive Richards, l’archivio è stimato fino a 6 milioni di sterline. Dopo Napoleone, il mercato torna così sulla stessa epoca attraverso il suo più celebre avversario.
MCH Group chiude il primo semestre 2026 con ricavi operativi saliti da 222 a 249 milioni di franchi e un utile passato da 4,4 a 18,4 milioni. A trainare i conti è soprattutto la divisione Community Platforms, quella che comprende Art Basel, grazie anche al debutto della fiera in Qatar. Americhe e Asia crescono mentre arretra la Svizzera: dietro i numeri emerge la nuova geografia di un marchio fieristico sempre più globale.
L’artista americano è morto a 37 anni. Uscito dalla Cooper Union nel 2011, in pochi anni era diventato uno dei nomi più contesi dal mercato grazie ai suoi «Rain Paintings», arrivati in asta a sfiorare i 400mila dollari. Poi il brusco raffreddamento di quella generazione di giovani pittori trasformati rapidamente in fenomeni speculativi. Smith si era progressivamente allontanato da quel sistema, fondando la nonprofit Serving the People e riaprendo nel 2024 Food, lo storico ristorante d’artista creato da Gordon Matta-Clark e altri protagonisti della scena newyorkese.



