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Rebecca Donaldson
Leggi i suoi articoliDopo Napoleone, il suo nemico. A poco più di un anno dalla dispersione parigina della collezione di cimeli napoleonici di Pierre-Jean Chalençon, Sotheby’s torna sull’epopea che attraversò l’Europa tra Sette e Ottocento, questa volta osservandola dall’altra parte della Manica. Il protagonista è Horatio Nelson (1758-1805), l’ammiraglio britannico che sconfisse la flotta franco-spagnola a Trafalgar e morì durante la battaglia che lo avrebbe definitivamente trasformato in eroe nazionale.
Il 21 ottobre, non casualmente in coincidenza con il Trafalgar Day, Sotheby’s aprirà le offerte per Nelson: His Life and His Navy. The Clive Richards Collection of Letters and Manuscripts: 415 tra lettere, manoscritti, documenti, diari di bordo e libri, proposti non separatamente, ma come un unico archivio. La stima arriva a 6 milioni di sterline, circa 8 milioni di dollari; le offerte si chiuderanno il 18 novembre, mentre una selezione dei materiali sarà esposta per una settimana nella sede londinese di New Bond Street.
La scelta di non disperdere il fondo è uno degli aspetti più interessanti dell’operazione. Il mercato del manoscritto e del cimelio storico ha tradizionalmente attribuito un premio ai documenti eccezionali e agli oggetti direttamente collegati ai momenti più celebri della biografia di un personaggio. Sotheby’s tenta qui l’operazione inversa: vendere non la reliquia, ma l’archivio; non il singolo episodio, ma la possibilità di ricostruire una vita attraverso le sue carte.
La raccolta fu costruita nell’arco di circa quarant’anni dall’imprenditore e collezionista britannico Clive Richards, morto nel 2021. È considerata la maggiore collezione di lettere di Nelson ancora in mani private e comprende 168 lettere autografe dell’ammiraglio, documenti militari e familiari, giornali di bordo e volumi provenienti dalle biblioteche di Nelson e di Emma Hamilton.
Tra i materiali di maggiore rilevanza storica compaiono i resoconti autografi delle battaglie del Nilo e di Copenaghen e i piani relativi a Trafalgar, lo scontro del 21 ottobre 1805 nel quale la Royal Navy sconfisse le flotte di Francia e Spagna. È la battaglia che consegnò Nelson alla mitologia britannica e contribuì a neutralizzare le ambizioni napoleoniche sul controllo dei mari.
Ma è proprio quando si allontana dal monumento pubblico che l’archivio diventa più interessante. Accanto al comandante compaiono infatti il corpo, gli affetti e le fragilità dell’uomo. Ci sono i tentativi di Nelson di imparare nuovamente a scrivere dopo aver perso il braccio destro nella battaglia di Santa Cruz de Tenerife del 1797. Le ferite subite durante la carriera militare — aveva già perso la vista da un occhio — lasciano così una traccia materiale nella grafia. In una lettera Nelson ammette di non possedere «la mano di uno scrittore esperto».
E soprattutto c’è Emma Hamilton. Le lettere indirizzate alla donna restituiscono la dimensione privata di una delle relazioni più celebri dell'epoca. Nelson era sposato con Frances Nisbet, mentre Hamilton era moglie di Sir William Hamilton, ambasciatore britannico presso la corte di Napoli. La loro relazione divenne pubblica e i tre arrivarono a convivere. Nelle lettere il comandante capace di costruire intorno a sé una formidabile immagine eroica lascia emergere sentimenti, desideri e inquietudini con una libertà molto diversa dalla retorica militare.
«Vediamo un uomo con una grande consapevolezza della propria importanza, vediamo le emozioni espresse senza paura», ha spiegato Gabriel Heaton, specialista di libri e manoscritti di Sotheby’s. È precisamente la compresenza tra storia pubblica e biografia privata a determinare, secondo la casa d’aste, il valore dell’insieme.
Richards considerava del resto la collezione meno come una proprietà che come una custodia temporanea. Secondo la vedova Sylvia, desiderava che le lettere fossero studiate dagli storici e preservate per il futuro. Aveva inoltre stabilito che dopo la sua morte la raccolta fosse venduta e che i proventi confluissero nella Clive Richards Foundation, organizzazione impegnata nell’istruzione, nella sanità, nella conservazione del patrimonio e nelle arti.
Rimane ora da capire chi possa acquistare un archivio valutato fino a 6 milioni di sterline e, soprattutto, se rimarrà nel Regno Unito. Richards avrebbe preferito una permanenza britannica, pur riconoscendo che anche istituzioni e collezionisti internazionali avrebbero potuto garantirne la conservazione. La decisione di vendere le 415 testimonianze come corpo unitario rende inevitabilmente più ristretto il numero dei possibili acquirenti, ma tutela almeno sul mercato l'integrità costruita dal collezionista in quattro decenni.
I precedenti dimostrano quanto il culto materiale di Nelson abbia già prodotto un proprio mercato. Nel 2002 Sotheby’s vendette 93 lotti della Alexander Davison Collection per complessivi 1,84 milioni di sterline: una spada donata all’ammiraglio dal sultano Selim III raggiunse 300mila sterline, mentre una borsa macchiata di sangue, che secondo la tradizione Nelson portava con sé quando fu mortalmente ferito a Trafalgar, ne ottenne 240mila. Nel 2024 Christie’s ha invece venduto per 32.760 sterline un ordine di battaglia relativo a Trafalgar, contro una stima massima di 20mila. Il confronto con Napoleone è inevitabile. La vendita parigina della collezione Chalençon aveva raccolto 8,7 milioni di euro per 112 lotti, tra i quali un bicorno, una spada associata all’incoronazione del 1804, il sigillo personale dell’imperatore, un letto da campo e persino un paio di calze consumate. Qui l'oggetto-feticcio lascia invece spazio alla carta.
Rebecca Donaldson
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