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Un pescatore ripara la sua rete

Foto Anna Positano | Studio Campo

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Un pescatore ripara la sua rete

Foto Anna Positano | Studio Campo

Sosta con i pescatori di Camogli su una «nuova» banchina lungo via Scalo al Porto

I genovesi gosplan hanno riqualificato la parte settentrionale dell’antico porto ligure, creando una piccola infrastruttura che consente una pausa ad abitanti, turisti e pescatori

Elena Franzoia

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C’è tutta l’attenta sensibilità per i luoghi che caratterizza l’architettura italiana di qualità in «Fishermen Rest», intervento che lo studio genovese gosplan ha recentemente terminato nella parte settentrionale del porto di Camogli, celebre destinazione turistica del Levante ligure. Su commissione del Comune, i progettisti hanno infatti riqualificato con un minuto intervento di agopuntura urbana la banchina lungo via Scalo al Porto, creando un sistema di pavimentazioni e sedute, esteso su 350 metri quadrati, che offre una sosta non solo ad abitanti e turisti, ma soprattutto ai pescatori che a Camogli tradizionalmente vivono.

L’intervento si inserisce in una vasta operazione lanciata dall’Amministrazione locale in collaborazione con la Regione Liguria, tesa a valorizzare l’intero porto tramite appositi fondi europei destinati ai luoghi che supportano la piccola pesca, considerata un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente («Farm to Fork»). Tra un anno circa si potrà così comperare il pesce direttamente nell’antico porticciolo, creando peraltro una nuova e attrattiva meta promozionale e turistica nella «Città dei mille bianchi Velieri».

«Vista dall’alto, la banchina è una linea sottile di pietra che segue l’acqua tra le barche ormeggiate e le case dipinte di Camogli, affermano gli architetti spigando il loro progetto. A terra, su una fascia di ciottoli, una fila di sedute basse: piani in acciaio bianco da cui si sollevano schienali di legno chiaro, orientabili. Tra le sedute restano i vecchi pali di legno scuro dei pescatori, con le reti e i gavitelli. A un’estremità, una quinta di stecche d’Iroko di altezza diseguale e un disco d’ottone su un’asta bianca: il segnavento». Grande attenzione è stata dedicata all’uso di materiali tradizionali come i basoli (lastroni) in arenaria Colombino e il «rissëu», il tradizionale mosaico di ciottoli che in Liguria riveste piazzette e sagrati.

Ma il vero accento cade sugli aspetti prestazionali. In una specie di democrazia dell’uso, infatti, gli schienali ruotabili delle panche consentono di «sedersi verso il mare aperto o il borgo, sdraiarsi al sole, oppure, come fanno i pescatori, usarne il piano come banco per rammendare le reti», precisano gli architetti. La stessa seduta accoglie il turista che guarda la chiesa e l’abitante che apre il giornale al tramonto, senza assegnare a nessuno una postura predefinita. Il risultato è un’infrastruttura civica minima che conserva il carattere operoso del molo e gli restituisce, insieme, uno dei punti di vista più belli sul cuore del borgo marinaro». Il sistema di sedute ospita anche, nella parte inferiore, un impianto di illuminazione, che consente di godere senza inquinamento luminoso la magnifica vista del mare notturno e del ripido e colorato centro storico ligure.

L’intervento ha mantenuto i vecchi pali di legno utilizzati dai pescatori. Foto Anna Positano | Studio Campo

Elena Franzoia, 22 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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