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«Tappeto della Grande Glerie no. 73 (dettaglio)», 1680, New York, ,The Metropolitan Museum of Art

Courtesy The Metropolitan Museum of Art

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«Tappeto della Grande Glerie no. 73 (dettaglio)», 1680, New York, ,The Metropolitan Museum of Art

Courtesy The Metropolitan Museum of Art

Tra apoteosi del lusso e sfruttamento infantile, i tappeti del re Sole a New York

L’incredibile storia della Manifattura parigina della Savonnerie e dei 92 tappeti per la Grande Galerie del Louvre sono al centro di un progetto di studio ed esposizione condiviso con il Mobilier National

Elena Franzoia

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Parigi 1668. Luigi XIV, il Re Sole, affida alla manifattura della Savonnerie, così chiamata perché sorta sul sito di un’ex fabbrica di sapone, una monumentale commissione: la realizzazione di 92 enormi tappeti pensati per abbellire la Grande Galerie del Louvre, lunga 442 metri. Ci vorranno vent’anni esatti per portare a termine la colossale impresa, diretta dal Primo Pittore di corte Charles Le Brun con supervisione del potentissimo ministro delle finanze Jean-Baptiste Colbert. Nostante gli enormi costi economici e umani, i sontuosi tappeti non verranno però mai utilizzati. La corte, infatti, si era nel frattempo trasferita a Versailles. Questa incredibile storia è protagonista della mostra «I tappeti del re. Luigi XIV e la Savonnerie», curata da Wolf Burchard ed Elizabeth Cleland per il Metropolitan Museum of Art di New York, che la ospita dall’8 settembre al 5 marzo 2027. Il progetto espositivo è stato reso possibile dalla lunga collaborazione del Met con il Mobilier National di Parigi, che nel febbraio 2026 ha realizzato un’analoga mostra nel Grand Palais, «Il tesoro riscoperto del Re Sole», e nel 2027 pubblicherà sul tema una monografia completa. 

Costi umani, si era detto. E infatti, uno degli aspetti oggi più dolorosi e inquietanti del sontuoso progetto reale fu l’utilizzo su larga scala della manodopera infantile. La Savonnerie impiegava essenzialmente bambini orfani o abbandonati, privi dunque di sostegno e tutela ma dalle mani piccole e dalla vista acuta, che venivano reclutati tramite accordi ufficiali con gli orfanotrofi e sottoposti a ritmi di lavoro massacranti con apprendistati di sei anni, tanto da tentare spesso la fuga. Avevano mediamente tra i 10 e i 12 anni.

«Frammento di tappeto della Grande Galerie, tappeto no. 60 o 92», 1683, Collezione Adrian Sassoon. © Adrian Sassoon

«Frammento di tappeto dalla Galleria di Apollo, tappeto no. 5», 19664-66 ca., Collezione Adriaan Sassoon. Foto Sylvain Deleu

La mostra presenta complessivamente quattro tappeti completi, di cui tre appartenenti alle collezioni del Met, insieme a una selezione di frammenti e a una tessitura di prova probabilmente realizzata proprio da uno di questi tanti bambini orfani. Inoltre, per la prima volta al Met i visitatori possono osservare i restauratori al lavoro in un laboratorio temporaneo allestito all’interno della mostra, mentre riparano e rinforzano uno di questi preziosi manufatti. «La raffinatezza e la portata inimmaginabile di questa commissione reale rendono questi tappeti un riflesso tangibile delle grandiose ambizioni del Re Sole, afferma Burchard. Per oltre vent’anni, il governo di Luigi XIV ha profuso ingenti somme nella tessitura di questi eccezionali capolavori barocchi, che sono stati relegati in deposito per gran parte del XVIII secolo, prima di essere dispersi dopo la Rivoluzione francese. Col tempo, infatti, l’idea di un “unico” tappeto fu abbandonata, e i singoli pezzi furono donati come regali diplomatici o utilizzati in altre residenze, a volte tagliati o cuciti insieme. Dopo la Rivoluzione, alcuni tappeti furono privati ​​degli emblemi reali e altri venduti, finendo nelle prestigiose dimore di collezionisti inglesi e americani come i Rothschild, J.P. Morgan, i Vanderbilt e i Frick. L’ultima volta che una parte dei 92 tappeti fu srotolata insieme fu nel giugno 1919, in occasione della firma del Trattato di Versailles nella Sala degli Specchi». 

La cocuratrice Elizabeth Cleland pone invece l’accento sugli aspetti di straordarietà tecnica ed esecutiva. «Nell’Europa del XVII secolo, fino a quel momento i tappeti pregiati erano stati quasi esclusivamente di seta a pelo corto, importati dall’Asia occidentale e dal Nord Africa, perlopiù come preziosi ornamenti di piccole dimensioni per mobili o collocati negli ambienti domestici più ricchi, precisa. Al contrario, il progetto delle Grande Galerie di Luigi XIV mirava a stupire cortigiani, ambasciatori e dignitari in visita, invitandoli a camminare su tappeti sontuosamente spessi e a pelo lungo, a perdita d’occhio. Il Re Sole e Colbert miravano infatti a rendere Parigi capitale internazionale di questa particolare produzione, con creazione di enormi laboratori all’interno della città dotati di grandissimi telai realizzati utilizzando legname proveniente dalle navi da guerra». 

Elena Franzoia, 06 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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