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Veduta della Cella di San Francesco

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Veduta della Cella di San Francesco

Sono tornati a splendere i reliquiari argentei della Cella di San Francesco a Ripa Grande a Roma

Nell’ambito delle iniziative legate agli 800 anni dalla morte del Poverello, l’intervento ha restaurato il santuario, con la sua grande macchina d’altare lignea. Sono state anche effettuate indagini sulle immagini di sant’Antonio da Padova e san Ludovico di Tolosa, ascritte a Lello da Orvieto e datate intorno al 1325

Antonello Ferrarini

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A Trastevere un luogo di profonda spiritualità e di straordinario valore storico e artistico ha ritrovato il suo splendore. È la Cella di San Francesco a Ripa Grande, il piccolo ambiente nel quale, secondo la tradizione, il santo di Assisi soggiornò durante i suoi viaggi a Roma, in occasione dei suoi incontri con papa Innocenzo III. Questo santuario si trova all’interno della Chiesa di San Francesco a Ripa, ma non è direttamente accessibile dalle navate; per visitarla è necessario fare una richiesta al personale o ai frati in sacrestia, che vi conducono i visitatori attraverso una scala dedicata.

Il santuario è stato interessato da un intervento di restauro e valorizzazione promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma, nell’ambito delle iniziative legate all’ottavo centenario della morte di san Francesco. I lavori, eseguiti tra luglio e ottobre sotto la direzione scientifica della storica dell’arte Alessandra Acconci, hanno riguardato i 50 reliquiari in lamina d’argento appartenenti alla famiglia francescana, danneggiati da fenomeni di ossidazione e corrosione, e la grande macchina d’altare lignea che li custodisce.

Alle operazioni conservative si sono aggiunte indagini diagnostiche sulle immagini di sant’Antonio da Padova e san Ludovico di Tolosa, finalizzate ad approfondire la conoscenza dei materiali e delle tecniche pittoriche impiegate nella loro realizzazione.

«Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, spiega Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, questo intervento assume un particolare significato perché restituisce l’attenzione a uno dei luoghi romani più strettamente legati alla memoria del santo».

Già conosciuta come sacrario all’inizio del Cinquecento, fu elevata a santuario da papa Clemente VIII e assunse l’assetto attuale tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Al centro dell’ambiente si impone l’altare ligneo realizzato da Bernardino da Jesi, nel quale i 50 reliquiari compongono idealmente un grande albero dell’Ordine francescano, testimonianza della diffusione e della continuità della tradizione religiosa.

Tra i tesori custoditi nel santuario spicca il «Ritratto di san Francesco», una tavola duecentesca dipinta a tempera e foglia d’oro da Margaritone d’Arezzo (1240 ca-1290), considerata una delle più antiche raffigurazioni del santo. Accanto a essa si trovano le immagini di sant’Antonio da Padova e san Ludovico di Tolosa, attribuite a Lello da Orvieto e datate intorno al 1325.

L’intervento ha dunque restituito attenzione non soltanto ai singoli manufatti, ma all’intero ambiente, valorizzandone il significato storico e devozionale. «L’obiettivo, sottolinea Alessandra Acconci, è stato quello di considerare la Cella nel suo insieme: non una semplice raccolta di singole opere, ma uno spazio unitario, nel quale arredi, immagini e testimonianze devozionali concorrono a raccontarne la storia».

Antonello Ferrarini, 20 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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