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Una delle anfore rinvenute sui fondali dell’isola di Kekova, presso Antalya, in Turchia

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Una delle anfore rinvenute sui fondali dell’isola di Kekova, presso Antalya, in Turchia

Rinvenuti, al largo delle coste della Turchia (isola di Kekova), i resti del naufragio più antico della storia (4.700 anni fa)

Non è sopravvissuta la struttura lignea dell’imbarcazione; gli studiosi hanno quindi concentrato le analisi su oltre trenta anfore e contenitori recuperati sul fondale. Il ritrovamento supera, per antichità, il precedente primato (il relitto dell’isola greca di Dokos, tradizionalmente datato a circa 4.200 anni fa)

Antonello Ferrarini

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Un relitto risalente a circa 4.400-4.700 anni fa potrebbe riscrivere la storia della navigazione nel Mediterraneo. La scoperta è avvenuta al largo dell’isola di Kekova, nella provincia turca di Antalya, grazie alle ricerche degli archeologi subacquei dell’Università di Akdeniz (Antalya) e del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia. Il sito custodirebbe i resti di una delle più antiche imbarcazioni mai individuate, risalente all’Età del Bronzo antico. Ne ha dato notizia sul sito del quotidiano spagnolo «La Vanguardia» il giornalista Pau Rodriguez.

La ricerca, guidata dal professor Hakan Öniz, offre nuovi indizi sulle prime rotte marittime e sugli scambi commerciali lungo le coste del Mediterraneo orientale. Il ritrovamento supera, per datazione, il precedente primato attribuito al relitto dell’isola greca di Dokos, considerato risalente a circa 4.200 anni fa.

Del battello, tuttavia, non rimane la struttura lignea: il tempo e le correnti marine hanno consumato il legno, rendendo impossibile ricorrere alla datazione al radiocarbonio. Per stabilire l’età del reperto, gli studiosi hanno quindi concentrato le analisi su oltre trenta anfore e contenitori da trasporto recuperati sul fondale.

La forma e le decorazioni dei recipienti hanno rivelato sorprendenti somiglianze con ceramiche rinvenute in Egitto, nel sito dell’antica città di Troia e in altri insediamenti del Vicino Oriente. In particolare, le anfore di Kekova presentano due anse, un rilievo nella parte centrale e una base piatta, caratteristiche che richiamano manufatti provenienti da laboratori della valle del Giordano. Elementi che suggeriscono l’esistenza di una rete commerciale già articolata migliaia di anni fa.

Un ulteriore indizio arriva dall’analisi dei residui individuati all’interno di alcune anfore integre. La dottoressa Karin Sowada, archeologa della Macquarie University di Sydney, in Australia, ha esaminato le sostanze viscose rimaste nei recipienti. Potrebbe trattarsi di tracce di olio d’oliva, vino oppure resine vegetali: prodotti che avrebbero potuto costituire parte del carico trasportato dall’imbarcazione.

Le indagini proseguono mentre i reperti recuperati sono sottoposti a interventi di restauro e conservazione. Secondo il ministro della Cultura turco, Mehmet Nuri Ersoy, le anfore saranno destinate al futuro Museo di Archeologia Subacquea del Mediterraneo, ad Antalya.

Il relitto di Kekova potrebbe così contribuire a ricostruire un capitolo ancora poco conosciuto della storia antica: quello di comunità che, già quasi cinque millenni fa, attraversavano il mare per trasportare merci, sviluppare relazioni e collegare civiltà lontane.

Antonello Ferrarini, 15 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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