Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Zehra Doğan, «AFTER BINEVŞ», 2024.

Courtesy l'artista e Prometeo Gallery, Milano-Lucca. Credits Lily Wolfe

Image

Zehra Doğan, «AFTER BINEVŞ», 2024.

Courtesy l'artista e Prometeo Gallery, Milano-Lucca. Credits Lily Wolfe

Sofferenza e resistenza. La voce di Zehra Doğan

La mostra personale della giornalista e artista curda apre al MACTE - Museo d’Arte Contemporanea di Termoli il 20 febbraio. Intrecciando pittura, disegni, video, graphic novel e installazioni, l'artista trasforma l'esperienza biografica e la detenzione in un linguaggio visivo dove memoria, impegno politico e resistenza culturale si intrecciano

Ginevra Borromeo

Leggi i suoi articoli

Artista, attivista, giornalista, oggi rifugiata politica a Berlino, Zehra Doğan concepisce il disegno e l’immagine come strumenti di testimonianza. Condannata per il suo lavoro giornalistico e per aver documentato la distruzione di Nusaybin, ha trasformato la detenzione in un atto creativo. E dalla privazione è nato un linguaggio visivo essenziale, dove l’arte diventa presa di parola e affermazione del sé. Dal 20 febbraio al 16 maggio 2026, il MACTE - Museo d’Arte Contemporanea di Termoli presenta «Io, Testimone», mostra personale dell’artista curda, a cura di Francesca Guerisoli. Pittura, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni, arazzi: un percorso ampio e articolato in cui ogni opera racconta l’intreccio tra esperienza biografica e impegno politico, tra memoria individuale e responsabilità collettiva.

Nel lavoro di Doğan, simbolo e impegno sociale convivono in una tensione costante. Cresciuta e formata con i disegni del Kurdistan, ha fatto di queste radici il senso della sua realtà. Realismo e visioni archetipiche dialogano in composizioni cromaticamente intense, restituendo non solo la sofferenza vissuta, ma anche la forza della resistenza e la vitalità della cultura curda.

«Io, Testimone», in particolare, ripercorre tre momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo precedente alla detenzione, la prigionia, la produzione più recente. Tra le opere spicca «Prison n°5», graphic novel realizzata clandestinamente a Diyarbakir. L'artista, infatti, privata dei materiali artistici durante il periodo di reclusione, disegnava sul retro delle lettere ricevute dall’esterno, trasformando la privazione di libertà in espressione del suo pensiero visivo. 

La sua pratica si fonda sul collettivo. È nell’uso del plurale che ci coinvolge tutti: «Noi avremo» diceva alle altre donne detenute con lei a Mardin, Diyarbakir, Tarso. Le figure femminili sono centrali nel suo lavoro. Vulnerabili e potenti insieme, oscillano tra infanzia e mito, corpo e simbolo, incarnando trasformazione e resistenza. L’archetipo della dea serpente convive con la dimensione quotidiana della vita delle detenute, generando una presenza ibrida e metamorfica, capace di opporsi ai dispositivi di controllo e violenza che segnano la storia delle donne. La potenza delle sue opere nasce infatti dal dialogo con questa comunità e dalla convinzione che l’arte possa liberare e trasformare.

I lavori di Doğan sono costruiti attraverso stratificazione di materiali, segni e narrazioni che mostrano come la reclusione non abbia mai interrotto la sua voce. Al contrario, ne ha intensificato l’urgenza. Memoria condivisa e relazione si intrecciano con biografia e storia, creando spazi capaci di contenere sofferenza, resistenza e speranza.


 

Zehra Doğan, «Prigione N°5», installation view at Prometeo Gallery Ida Pisani, Milan, 2021.

Ginevra Borromeo, 22 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

È morto a San Miguel de Allende all’età di 90 anni Pedro Friedeberg, artista e designer noto soprattutto per la Hand-Chair, la sedia a forma di mano diventata una delle icone del design surrealista del Novecento. La notizia è stata confermata dalla galleria newyorkese Ruiz-Healy Art, che lo rappresentava.

Sempre più aziende investono in arte e cultura non solo come gesto di mecenatismo, ma come scelta strategica. Dalla reputazione alla capacità di innovazione, dal radicamento territoriale all’attrazione dei talenti, la cultura si afferma come uno degli strumenti più efficaci per costruire valore economico e simbolico nel lungo periodo.

Le tensioni in Medio Oriente si sono improvvisamente riflesse su skyline e infrastrutture civili oltre i confini dei teatri di guerra tradizionali. Nella notte del 28 febbraio–1 marzo 2026, durante una serie di attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran in risposta a raid Usa e israeliani, alcuni detriti hanno colpito l’hotel-icona di Dubai. Secondo fonti ufficiali, un drone intercettato ha fatto cadere detriti che hanno innescato un incendio superficiale sulla facciata esterna dell’edificio; non sono stati segnalati feriti direttamente all’interno della struttura.

Scotch & Soda lancia una collezione ispirata all’artista tra branding, licensing e immaginario urbano

Sofferenza e resistenza. La voce di Zehra Doğan | Ginevra Borromeo

Sofferenza e resistenza. La voce di Zehra Doğan | Ginevra Borromeo