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Martha Levy
Leggi i suoi articoliSanta Sofia diventa per due giorni un nodo di una rete internazionale dedicata al futuro della cultura. Il 25 e 26 settembre torna il «Forum Internazionale sulla Sostenibilità della Cultura», promosso da Institution e arrivato alla seconda edizione, con un programma che collega Italia, Stati Uniti, Cina, Germania, Indonesia, Giappone, Guatemala e Benin. Il tema di quest’anno sono i «Culture Commons»: risorse culturali condivise, comunità e forme di gestione collettiva che possono mettere in discussione i modelli tradizionali delle istituzioni culturali. Il Forum si costruisce attorno a questa stessa idea di rete. Gli interventi non confluiscono in un’unica sede, ma si alternano tra diversi hub fisici e digitali, mentre la Galleria civica d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia tiene insieme la programmazione e coordina la staffetta internazionale. Tra gli ospiti Silvia Federici e il collettivo ruangrupa, insieme a studiosi, artisti ed esperti che lavorano sui commons, sulle economie mutualistiche, sulla governance partecipativa e sulle tecnologie decentralizzate.
Il concetto di «commons» nasce dal problema della gestione delle risorse condivise e, nel corso degli ultimi decenni, è stato sviluppato in ambito economico, politico e sociale anche attraverso studi come quelli di Elinor Ostrom. Nel caso della cultura, la risorsa comune può essere materiale, come un luogo o un patrimonio, oppure immateriale, come una conoscenza, un archivio, un sapere o una piattaforma digitale. A contare è il modo in cui quella risorsa viene utilizzata e amministrata da una comunità. Il «commoning» indica infatti la pratica attraverso cui una collettività costruisce regole, responsabilità e forme di collaborazione attorno a ciò che condivide. È questo passaggio dalla risorsa alla pratica a costituire il centro della seconda edizione del Forum. La cultura viene considerata come uno spazio nel quale sperimentare forme di collaborazione tra istituzioni, comunità e territori, cercando modelli capaci di durare nel tempo. «Mettere in comune competenze e risorse, per delineare insieme modelli che possano davvero funzionare», spiega Lucilla Grossi, coordinatrice del Forum. Un'impostazione che Fabio Cavallucci, fondatore di Institution, lega alla necessità di ripensare il ruolo delle istituzioni culturali in uno scenario segnato dalla concentrazione del potere economico, dall’instabilità dei finanziamenti e dalla frammentazione sociale.
Il programma si concentra così su tre questioni. La prima riguarda la «governance condivisa e le culture partecipative»: quali strumenti possono permettere una distribuzione più ampia del potere e quali modelli collaborativi possono essere adottati dalle istituzioni? La seconda affronta il rapporto tra «tecnologia, digital commons e intelligenza artificiale», interrogandosi sulle nuove risorse comuni prodotte dalle tecnologie e sulle condizioni necessarie perché possano essere realmente condivise. La terza entra nel terreno delle «economie post-capitaliste e dei modelli mutualistici», per discutere quali strutture economiche possano sostenere pratiche culturali fondate sulla cooperazione. A dare forma a queste tre direttrici sarà una rete internazionale di esperienze molto diverse. Da New York arrivano i contributi legati alla Prime Produce e a Wikimedia NYC; Berlino è rappresentata da Trust, attiva sul terreno delle tecnologie decentralizzate; a Jakarta interviene Farid Rakun di ruangrupa, il collettivo indonesiano che ha curato documenta fifteen nel 2022. Tokyo porta invece l’esperienza del sentō Denkiyu, il bagno pubblico gestito come presidio di comunità, insieme alla ricerca sugli Urban Commons di Christian Dimmer. Dal Benin parte il confronto con l’Écomusée Tata Somba, mentre dalla Cina interviene Luo Sen, cofondatore della rete 706 Youth Space.
Accanto alle esperienze locali e ai tavoli di discussione, il Forum ospita alcune delle voci internazionali più riconosciute nel dibattito sui commons. Silvia Federici, teorica e attivista femminista, affronta da anni il rapporto tra beni comuni, lavoro e riproduzione sociale. Massimo De Angelis e Keir Milburn portano nel programma la riflessione sulle economie mutualistiche e sulle alternative ai modelli economici dominanti. David Bollier e Stavros Stavrides hanno contribuito, da prospettive differenti, alla discussione contemporanea sui commons e sulle forme di produzione dello spazio e della vita collettiva. A questi interventi si aggiungono quelli di Kathrin Böhm e degli altri partecipanti collegati dai diversi hub. La particolare struttura del Forum ha anche una conseguenza concreta sul piano ambientale. La maggior parte degli incontri internazionali avviene attraverso una connessione tra luoghi diversi, evitando di concentrare tutti i partecipanti in un’unica sede. La riduzione degli spostamenti interviene così direttamente sull’impronta carbonica dell’evento, affrontando uno dei problemi ricorrenti della sostenibilità nel settore culturale: il costo ambientale prodotto dalla mobilità internazionale.
La rete, però, non rimane soltanto digitale. A Santa Sofia il programma prosegue attraverso una mostra collettiva alla Galleria Vero Stoppioni dedicata alle pratiche di sostenibilità e comunità sviluppate da istituzioni, fondazioni e associazioni del territorio. È previsto inoltre un incontro della rete locale, con l’obiettivo di mettere in relazione le riflessioni emerse durante il Forum con le realtà associative che operano nell’area. È in questo rapporto tra dimensione internazionale e radicamento locale che Institution colloca il proprio lavoro. L’organizzazione, fondata da Fabio Cavallucci e attiva all’incrocio tra arte, tecnologia e ambiente, ha a Santa Sofia la propria sede principale, in un territorio vicino al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Qui il progetto ha sviluppato una rete di soggetti locali che viene messa in relazione con le ramificazioni internazionali dell’organizzazione. Il Forum non separa quindi il tema della sostenibilità dal modo in cui un’istituzione culturale costruisce le proprie relazioni. La domanda riguarda le risorse, ma anche chi le amministra, chi può accedervi e quali responsabilità assume la comunità che vi partecipa. La seconda edizione del Forum prova a portare queste questioni fuori dal piano teorico, mettendole alla prova attraverso esperienze concrete e sistemi di collaborazione già attivi in contesti diversi. Parallelamente al Forum, Institution School propone il percorso di certificazione professionale Sustainability Manager & Strategist for Cultural Institutions, rivolto a direttori, manager e consulenti di musei, teatri, festival e istituzioni del patrimonio culturale. Il percorso combina formazione online e un laboratorio sul campo a Santa Sofia e si conclude con il conseguimento della certificazione Certified Sustainability Strategist for the Cultural Sector, rilasciata da Institution School insieme a CSR Company International. Per due giorni Santa Sofia sarà così collegata a una costellazione di luoghi e comunità distribuiti su quattro continenti. Una forma organizzativa che coincide con il tema stesso dell’edizione: provare a costruire la cultura come una risorsa condivisa, nella quale la sostenibilità non riguarda soltanto ciò che un’istituzione produce, ma anche il sistema di relazioni attraverso cui decide di produrlo e condividerlo.
Martha Levy
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