Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Ludovica Carbotta, Faustotsuaf Telamon, 2020-2026, polystyrene, aluminium, putty resin, 200x70x50 cm

Image

Ludovica Carbotta, Faustotsuaf Telamon, 2020-2026, polystyrene, aluminium, putty resin, 200x70x50 cm

Sculture che crescono, suoni che cambiano. Maria Chiara Valacchi indaga il tempo dell’opera

Dal 20 settembre al 25 ottobre 2026 Maria Chiara Valacchi cura a PALAZZOIRREALE di Canelli «Frammenti di durata», progetto che mette in relazione le ricerche di Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi. Scultura, performance, fotografia, suono e crescita vegetale costruiscono una mostra nella quale l’opera viene pensata come processo aperto, destinato a modificarsi insieme allo spazio e al trascorrere del tempo.

Martha Levy

Leggi i suoi articoli

Quanto dura un’opera quando la sua forma continua a cambiare? È intorno a questa domanda che Maria Chiara Valacchi costruisce «Frammenti di durata», la mostra che dal 20 settembre al 25 ottobre 2026 riunisce Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi a PALAZZOIRREALE, centro d’arte contemporanea promosso a Canelli dalla Fondazione Bosca. Due artisti, due pratiche molto differenti e un punto di convergenza: considerare l’opera meno come forma conclusa che come processo attraversato dal tempo, dal corpo, dallo spazio e dalle trasformazioni della materia.

«Esiste un tempo che può essere misurato e uno che sfugge a ogni tentativo di controllo o quantificazione: un tempo sotterraneo, che agisce al di sotto della soglia del visibile e modifica lentamente le cose», spiega Valacchi. È da questa temporalità meno evidente che prende forma il progetto. La durata diventa materiale della mostra e permette alla curatrice di mettere in relazione la ricerca scultorea e spaziale di Carbotta con la pratica performativa, fotografica e musicale di Benassi. Il confronto avviene all'interno di un luogo fortemente connotato: l'antica villa liberty di via Bosca a Canelli, inserita in un complesso che comprende le Cattedrali Sotterranee riconosciute dall'Unesco. PALAZZOIRREALE è nato nel 2024 da un'idea di Polina Bosca e per iniziativa della casa spumantiera Bosca, con la direzione creativa di Diana Berti, come spazio dedicato alla produzione contemporanea e alla progressiva costruzione di una collezione radicata nel territorio del Monferrato. In «Frammenti di durata» questa relazione con il luogo diventa parte stessa delle opere.

Al centro del progetto di Ludovica Carbotta è «Die Telamonen», installazione inedita composta da tre sculture che riprendono la figura dei Telamoni, gli elementi antropomorfi utilizzati nella tradizione architettonica come sostegni. Realizzate in polistirene, resina e alluminio, le figure perdono però la fissità monumentale dei loro antecedenti classici. Carbotta le trasforma in presenze relazionali, distribuite tra interno ed esterno della villa e pensate per reagire alle caratteristiche degli ambienti. La ricerca prosegue un'indagine che l'artista torinese, classe 1982, ha sviluppato anche in contesti internazionali come la Biennale di Venezia e la Fundació Joan Miró: il rapporto tra individuo e spazio, tra architettura e possibilità di abitare un luogo. Il paesaggio urbano viene letto come una struttura continuamente negoziata, nella quale elementi umani, naturali e costruiti modificano reciprocamente le proprie condizioni.

È particolarmente significativo «Fausto Telamon» (2020-26), intervento site-specific realizzato per l'antico pergolato della villa. Una grande figura bianca si innesta nell'architettura preesistente diventandone un nuovo sostegno, accanto al quale è stata piantata una vite. L'opera è dunque destinata a non rimanere uguale a sé stessa: con la crescita della pianta, la relazione tra scultura e organismo vegetale continuerà a modificarsi. Il tempo non è rappresentato iconograficamente, ma incorporato nel funzionamento dell'opera. La vite introduce inoltre un riferimento diretto alla storia della famiglia Bosca e al territorio di Canelli. I Telamoni di Carbotta diventano così il punto d'incontro tra una memoria architettonica remota, la storia della villa e un elemento naturale che appartiene all'identità produttiva e culturale del luogo.

Se Carbotta affida la trasformazione alla materia e alla crescita, Jacopo Benassi la concentra nel tempo immediato della performance. Con «Rivoluzione (musica analfabeta)», realizzata insieme al musicista Michele Lombardelli, l'artista costruisce un'azione appositamente concepita per gli spazi della mostra. Flicorno e altri strumenti a fiato vengono sottoposti in tempo reale a distorsioni e filtri elettronici, producendo un paesaggio sonoro instabile. Un sistema di amplificazione wireless consente a Benassi di attraversare liberamente gli ambienti, passando dall'esecuzione musicale alla fotografia. È una modalità coerente con una ricerca che negli anni ha attraversato fotografia, performance e musica e che è stata presentata, tra gli altri, alla Tate Modern, al Palais de Tokyo, alla Fondation Vincent van Gogh e a Palazzo Reale di Genova. In questa occasione corpo, respiro, suono, immagine e presenza del pubblico entrano nello stesso dispositivo: ciò che accade non può essere replicato esattamente e ogni elemento viene continuamente prodotto, modificato e disperso.

Il titolo «Rivoluzione» recupera così il significato originario del latino revolvere: girare nuovamente, ritornare, ricominciare. Una concezione ciclica che permette a Valacchi di stabilire il punto di contatto con Carbotta. Da una parte una vite che cresce lentamente intorno a una struttura; dall'altra un suono generato dal respiro, trasformato elettronicamente e immediatamente dissolto. Due differenti misure della durata. La mostra utilizza dunque il tempo come struttura curatoriale, evitando di ridurre l'accostamento dei due artisti a una semplice affinità formale. La questione diventa piuttosto ciò che accade all'opera quando si rinuncia a considerarla definitivamente compiuta. La scultura può essere trasformata da una pianta, la performance dipende dai corpi che la attraversano, la fotografia registra un istante destinato a scomparire.

Martha Levy, 27 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Martha Levy

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Durante gli scavi per un nuovo quartiere residenziale a Ramat Rachel, a sud di Gerusalemme, l'Autorità israeliana per le antichità ha riportato alla luce un tratto di 300 metri dell'Acquedotto Inferiore, attribuito all'epoca dei re asmonei. Lungo oltre 21 chilometri, il sistema trasportava l'acqua dalle sorgenti a sud di Betlemme alla città sfruttando una pendenza di appena un metro per chilometro. Utilizzato, riparato e trasformato per quasi due millenni, sarà conservato e integrato nel nuovo insediamento urbano.

Dal 6 novembre al 19 dicembre la sede di Tribeca di David Zwirner presenta una mostra di nuove opere di Jem Perucchini, pittore italo-etiope classe 1995. È la prima personale dell’artista negli Stati Uniti e arriva dopo le mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo di Siviglia. Dalla pittura del primo Rinascimento agli affreschi delle chiese etiopi, Perucchini costruisce una figurazione sospesa tra genealogie culturali differenti e temporalità immaginarie.

A Villa Panza a Varese tre appuntamenti per approfondire l’arte di Josef Albers: dalla ricerca sul colore e sulla percezione al rapporto dell’artista con l’Italia e con la Milano degli anni Trenta, fino agli aspetti tecnici e conservativi delle opere.

Dal 28 novembre 2026 il Santa Maria della Scala di Siena ricostruisce la fortuna figurativa di Caterina Benincasa tra l’età post-tridentina e il Seicento. Curata da Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Michele Maccherini, Santa Caterina da Siena, estasi e ardore riunirà dipinti, stampe, sculture e libri provenienti da importanti musei italiani e internazionali, mettendo in relazione le opere con i luoghi senesi legati alla vita e alla memoria della patrona d’Italia e d’Europa. L’inaugurazione è prevista il 27 novembre, l’apertura al pubblico il giorno successivo.

Sculture che crescono, suoni che cambiano. Maria Chiara Valacchi indaga il tempo dell’opera | Martha Levy

Sculture che crescono, suoni che cambiano. Maria Chiara Valacchi indaga il tempo dell’opera | Martha Levy