Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliL'ombra fresca della Sala del Camino, tra i mattoni a vista e le capriate del complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca, galleggia in perfetto equilibrio con la laguna appena fuori dalle finestre. Ma dentro, a rompere la quiete vuota dell'architettura veneziana, c'è una parete che sembra esplodere. Saturazione di tele, disegni, cornici e formati differenti che richiama la densità disorientante delle quadrerie seicentesche. È qui che prende forma OGNI PITTURA È PAESAGGIO, la mostra curata da Stefano Coletto per la Fondazione Bevilacqua La Masa (dal 24 settembre al 21 novembre 2026), pensata non come una semplice rassegna di opere, ma come un dispositivo visivo immersivo.
A firmare questo racconto a sei mani sono Eric Pasino (Vercelli, 1997), Chiara Peruch (Pordenone, 1996) e Jacopo Zambello (Rovigo, 1999). Tre artisti under 30 cresciuti tra le aule dell'Accademia di Venezia e le stanze degli Atelier della Bevilacqua La Masa, chiamati qui a misurarsi con una sfida spaziale rigorosa: occupare solo metà della sala con un muro ad alta densità figurativa, lasciando il resto dello spazio vuoto, in penombra, a fare da cassa di risonanza.
L'allestimento trasforma la pittura stessa in un orizzonte fisico. In questo accumulo calcolato di materia e luce, le ricerche dei tre autori dialogano per contrasto e sovrapposizione. La pittura di Pasino si muove sul filo della dissoluzione: la sua è una ricerca fatta di stratificazioni e stesure liquide dove l'immagine figurativa viene costantemente messa in crisi dall'imprevisto. Al suo fianco, i mondi ambigui e le narrazioni fluide di Peruch - già premiata alla Collettiva BLM e vista di recente tra la Pinacoteca di Bologna e il Premio Cairo - alternano scorci nitidi a paesaggi estranianti. A completare il triangolo sono i corpi e i dettagli sospesi di Zambello (già vincitore del Premio San Fedele e protagonista a NADA New York), le cui immagini muovono dall'intuizione baudrillardiana dell'opera come enigma per indagare i tagli ciechi della percezione quotidiana.
A scandire il percorso, come una mappa concettuale sotterranea, c'è una selezione di citazioni da Pellegrinaggio al Tinker Creek di Annie Dillard. Le parole della scrittrice americana ricordano che l'atto del vedere non è mai un esercizio neutro, ma un'esperienza corporea, mentale e profonda. Con questo progetto, la Bevilacqua La Masa conferma la volontà di non limitarsi a ospitare gli artisti durante il periodo di residenza, ma di accompagnarne l'evoluzione nel tempo, trasformando la laguna nel punto di partenza per una pittura che continua a interrogare il presente.
Jacopo Zambello, Davide, 2026
Chiara Peruch, Predica agli uccelli, 2026
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dal 12 al 15 novembre, Allemandi partecipa a Paris Photo, al Grand Palais, nell'ambito del progetto «torino: fotografia». Tre appuntamenti con Luca Campigotto, Anastasia Samoylova e Diana Markosian, dedicati ai volumi Wandering Europe, Harbor e Replaced. Tra geografie europee, trasformazioni urbane e memoria personale, la casa editrice torinese porta sulla scena internazionale tre differenti interpretazioni della fotografia contemporanea.
La nuova sede a Palazzo Scaglia di Verrua, a Torino, segna una fase di trasformazione per la galleria di Francesca Simondi. Tra ricerca artistica, collezionismo internazionale e sostenibilità economica, la gallerista racconta le scelte che orientano il suo programma, il rapporto con gli artisti e le difficoltà del sistema italiano. Con una riflessione sul futuro della professione, tra nuovi modelli organizzativi, collaborazione e responsabilità culturale.
Dal 7 novembre al 19 dicembre 2026, Contemporary Fine Arts a Berlino presenta «The Department», settima personale di Dana Schutz con la galleria. Tra nuovi dipinti a olio, grandi disegni a carboncino e opere recentemente esposte alla Pinakothek der Moderne di Monaco, l'artista americana costruisce un universo di corpi deformati, guerre, cerimonie fallite e relazioni precarie. Una pittura che intreccia grottesco, allegoria e tensione narrativa per interrogare l'incapacità degli individui e delle istituzioni di governare il disordine contemporaneo.
Il Regno Unito conserva il secondo posto nel mercato dell'arte mondiale, con vendite per 8 miliardi di sterline nel 2025 e una quota del 18%, ma perde terreno rispetto agli Stati Uniti e ai concorrenti europei. Un nuovo rapporto di Arts Economics per la British Art Market Federation ricostruisce trent'anni di trasformazioni: crescita modesta dopo la crisi del 2008, contrazione degli scambi internazionali, costi crescenti per le gallerie e un mercato delle aste sempre più concentrato sui grandi valori. Mentre Parigi guadagna competitività, Londra deve ripensare le condizioni economiche che ne hanno sostenuto il ruolo di capitale del commercio d'arte.



