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Marcello Maloberti, CIEL, 2023, Neon

Courtesy the artist and Raffaella Cortese, Milan - Albisola. Photo by Andrea Rossetti

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Marcello Maloberti, CIEL, 2023, Neon

Courtesy the artist and Raffaella Cortese, Milan - Albisola. Photo by Andrea Rossetti

Marcello Maloberti grande protagonista a Parigi: l’installazione su Avenue Winston-Churchill

Merito della galleria Raffaella Cortese, che presenta l'artista nel suo stand ad Art Basel Paris 2026 e prende parte anche al public program diffuso in città

Un neon tracciato a mano che fluttua a venti metri d'altezza lungo Avenue Winston-Churchill, trasformando la parola scritta in un'apparizione luminosa e in una presenza urbana. Con l'installazione CIEL (2026), Marcello Maloberti si prepara a conquistare lo spazio pubblico della capitale francese nell'ambito del Public Program di Art Basel Paris 2026. La sua ricerca artistica, da sempre intrisa di una forte carica performativa e concettuale, si rinnova in un'installazione al neon sospesa a circa venti metri d'altezza mediante una piattaforma aerea. L'opera riporta la parola "CIEL" tracciata a mano dall'artista e installata capovolta, come se il messaggio fosse rivolto direttamente verso il cielo.

Un'iniziativa resa possibile dalla galleria Raffaella Cortese, che nel suo stand in fiera presenta una seconda opera al neon di Maloberti, imparentata con l'intervento esterno. Essa ripropone quella medesima tensione linguistica all'interno di una dimensione più raccolta, creando un corto circuito visivo tra la monumentalità dell'esterno e la concentrazione del contesto fieristico.

Intorno all'exploit di Maloberti, la proposta della gallerista milanese si articola in un denso dialogo corale in cui la materia, il segno e la parola prendono corpo attraverso il lavoro di figure di primo piano del panorama internazionale. A partire da Anna Maria Maiolino, già insignita del Leone d'Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2024 e di recente al centro di una monografica al Musée Picasso di Parigi, la cui tela della serie Propícios accende la superficie con una gestualità ripetitiva e fortemente fisica. Sulla stessa frequenza concettuale si colloca l'intervento di Roni Horn. Con l'opera Key and Cue, No. 1584, l'artista americana incide un verso di Emily Dickinson su una barra in alluminio e plastica nera, conferendo al testo una concretezza plastica e scultorea.

La riflessione sul ritmo e sulla misura visiva prosegue con i disegni di Silvia Bächli, che affidano a tratti verticali e irregolari il compito di misurare il vuoto della pagina bianca, mentre Monica Bonvicini esplora la fragilità dell'architettura domestica attraverso la pittura; il suo dipinto Alabama 2011, tratto dal ciclo Hurricanes & Other Catastrophes, immortala le macerie lasciate dal tornado che devastò le città di Tuscaloosa e Birmingham. Una drammaticità trattenuta e priva di enfasi ritorna nello scatto fotografico Dead Duck in Boat di Zoe Leonard, incentrato sulla spoglia essenzialità della morte nella vita quotidiana.

La dimensione affettiva e la memoria personale affiorano nei ritratti delicati di Gabrielle Goliath, concepiti come atti di cura e testimonianza relazionale, cui si affianca l'analisi concettuale di Alejandro Cesarco: nel suo lavoro The Long Term (A Measure of Intimacy II), l'artista indaga la persistenza del desiderio e la distanza interpersonale. A chiudere il percorso espositivo dello stand è infine l'opera tessile Untitled di Jessica Stockholder, un tappeto che abbatte la linea di confine tra campitura pittorica e forma tridimensionale, restituendo al colore una sostanza viva, corporea e vibrante.

Anna Maria Maiolino, Untitled, from Propícios [Propitious] series, 2013

Monica Bonvicini, Alabama 2011, 2016

Riccardo Deni, 24 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Riccardo Deni

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