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La Grotta della Natività di Betlemme

Foto: Darko Tepert

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La Grotta della Natività di Betlemme

Foto: Darko Tepert

Si ristruttura la Grotta della Natività a Betlemme

A darne comunicazione, in spirito ecumenico, sono insieme il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa, ricordando anche la cooperazione del Patriarcato apostolico armeno ortodosso

Gaspare Melchiorri

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Dopo oltre 600 anni, parte a Betlemme la ristrutturazione della Grotta della Natività. A darne comunicazione sono insieme il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa (una provincia dell’Ordine dei Frati Minori, provenienti da tutto il mondo, chiamata alla missione di custodire i luoghi della Redenzione), ricordando anche la cooperazione del Patriarcato apostolico armeno ortodosso. L’iniziativa si svolge sotto gli auspici della presidenza dello Stato di Palestina.

Lo stesso leader palestinese Mahmoud Abbas, che lo scorso 5 e 6 novembre si era recato in visita a Roma, durante l’incontro con papa Leone XIV e successivamente inaugurando, nel complesso di San Salvatore in Lauro, la mostra «Bethlehem Reborn», aveva annunciato la ripresa dei lavori, definendo il fatto «un segno di grande speranza e di rinascita per tutta la Terra Santa».

Ad eseguire il restauro sarà di nuovo la ditta italiana di Prato (Piacenti Spa) che solo due anni fa si era presa cura della Basilica della Natività. La scelta è risultata necessaria, per garantire continuità di metodo, di maestria artigianale e di sensibilità artistica nell’intervento su un sito di tale importanza. Completate le preparazioni preliminari, i lavori sono ormai prossimi all’inizio.

Oltre agli interventi nella Grotta (sulla roccia nuda, sui pavimenti in marmo, su colonne e decorazioni, e sulla stella, punto esatto in cui secondo la tradizione nacque Gesù), il progetto comprende misure di consolidamento tecnico in sezioni adiacenti, da una parte per tutelare l’unità architettonica del santuario, dall’altra per simboleggiare lo spirito di cooperazione che lo preserva per l’intera umanità.

Questo segno di rinascita è anche un evento ecumenico, che vede la collaborazione tra greci-ortodossi e francescani, custodi della Grotta. «Questo progetto, si legge in una nota sul sito della Custodia di Terra Santa, incarna un impegno cristiano unitario volto a custodire il patrimonio spirituale, storico e culturale della Santa Grotta per le future generazioni, e a tutelare la dignità di un luogo in cui l’annuncio cristiano ha assunto forma visibile e dove, nel corso dei secoli, i fedeli di ogni nazione si sono raccolti in pellegrinaggio. […] Restaurare questo luogo santo significa salvaguardare la continuità della fede, della memoria e della devozione nella terra della Natività. Attraverso questo sforzo collettivo, le Chiese di Gerusalemme proteggono l’eredità evangelica loro affidata e garantiscono che i fedeli di tutte le tradizioni possano continuare a venerare il luogo della nascita di Cristo con riverenza. Da Betlemme, la luce della Natività continua a illuminare il mondo, rendendo testimonianza della presenza cristiana permanente in Terra Santa e della speranza che irradia dalla sacra Grotta in cui è nato il Salvatore».

Gaspare Melchiorri, 27 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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