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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliDue teste d'ascia in bronzo, un lingotto di rame e frammenti di stampi in argilla che potrebbero aver dato forma ad alcuni degli oggetti più straordinari della preistoria britannica. È il contenuto del tesoro di Blyth, rinvenuto nelle Scottish Borders, nel sud della Scozia, da Mariusz Stepien, un appassionato di metal detector che appena due anni prima aveva già scoperto un altro importante deposito archeologico risalente all'Età del Bronzo. La particolarità della vicenda non riguarda soltanto la rarità dei reperti, ma il possibile legame tra i due ritrovamenti: gli stampi recuperati a Blyth, infatti, presentano caratteristiche compatibili con alcuni manufatti bronzei del vicino tesoro di Peebles, scoperto nel 2020 a circa undici chilometri di distanza. Una relazione che, se confermata dalle analisi, potrebbe contribuire a ricostruire l'organizzazione delle attività metallurgiche e le reti di produzione dell'antica Scozia, circa tremila anni fa.
La nuova scoperta è stata annunciata il 7 ottobre 2026 dal National Museums Scotland, al termine di un primo percorso di studio e conservazione. Il deposito era stato individuato nel 2022, quando Stepien, impegnato in una ricognizione nei pressi di Blyth Bridge, riconobbe sotto il terreno una testa d'ascia in bronzo. Resosi conto della possibile presenza di altri reperti, segnalò immediatamente il ritrovamento alla Treasure Trove Unit, l'organismo scozzese incaricato di gestire le scoperte archeologiche fortuite. L'intervento degli archeologi consentì di avviare uno scavo controllato, preservando le informazioni relative alla disposizione degli oggetti e al loro contesto originario. Le indagini portarono alla luce una seconda testa d'ascia, un lingotto di rame completo e alcuni frammenti di stampi in argilla, tutti riferibili alla tarda Età del Bronzo, approssimativamente tra il 1150 e l'800 a.C.. I reperti erano stati deposti all'interno di un antico accumulo di pietre, o cairn, una struttura preesistente nella quale qualcuno aveva probabilmente ricavato uno spazio per collocare gli oggetti prima di ricoprirli nuovamente. Gli archeologi hanno inoltre individuato uno strato di materiale combusto, un elemento che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle circostanze della deposizione.
Tra i reperti, il più significativo per la storia della metallurgia è probabilmente il lingotto di rame, considerato il primo esemplare completo di questa tipologia documentato in Scozia. La sua importanza risiede nella possibilità di studiare la circolazione della materia prima, un aspetto fondamentale per comprendere l'organizzazione economica delle comunità preistoriche. Se gli oggetti in bronzo dimostrano l'esistenza di tecniche di lavorazione già complesse, un lingotto documenta invece una fase precedente del processo produttivo, quando il metallo poteva essere trasportato, conservato e successivamente trasformato in utensili, armi o ornamenti. Nell'Età del Bronzo, la fabbricazione degli oggetti metallici dipendeva dalla disponibilità di rame e stagno, materiali che non erano necessariamente reperibili negli stessi territori. La loro combinazione permetteva di ottenere una lega con caratteristiche meccaniche differenti rispetto al rame puro, particolarmente adatta alla produzione di utensili e oggetti di prestigio. L'approvvigionamento dei metalli implicava dunque l'esistenza di circuiti commerciali e di scambio che potevano estendersi per distanze considerevoli. Il lingotto di Blyth offre ora agli studiosi la possibilità di interrogare direttamente queste reti. Le future analisi della composizione chimica e delle caratteristiche del metallo potrebbero contribuire a determinarne la provenienza geografica e a verificare eventuali relazioni con le materie prime utilizzate per gli oggetti del tesoro di Peebles. Al momento, tuttavia, l'origine del rame non è stata ancora identificata, e il collegamento tra i due complessi rimane un'ipotesi di ricerca.
Ancora più interessante è la presenza degli stampi in argilla, materiali estremamente rari nei contesti archeologici dell'Età del Bronzo. A differenza degli oggetti metallici, capaci di conservarsi per millenni anche in condizioni difficili, gli stampi ceramici utilizzati nelle attività di fusione risultano spesso frammentari o scompaiono del tutto. La loro sopravvivenza rappresenta quindi un'occasione particolarmente importante per ricostruire le tecniche degli artigiani. Nel deposito di Blyth sono stati individuati resti appartenenti ad almeno due, forse tre, stampi o nuclei di fusione. Gli elementi conservati sembrano presentare forme compatibili con alcuni dei particolari accessori bronzei ritrovati nel tesoro di Peebles, uno dei più importanti complessi archeologici della preistoria scozzese. È proprio questo possibile confronto ad aver attirato l'attenzione degli specialisti del National Museums Scotland.
Scoperto da Stepien nel 2020, il deposito di Peebles comprende oltre 500 oggetti e componenti, databili approssimativamente tra il 1000 e l'800 a.C. Tra i materiali figurano elementi di un complesso finimento per cavalli, una spada ancora associata al proprio fodero, fibbie, anelli, ornamenti e accessori riconducibili probabilmente anche a un carro. Un insieme eccezionale per quantità, qualità e varietà, nel quale numerosi manufatti non trovano confronti diretti nella documentazione archeologica britannica. Nel 2024, il tesoro di Peebles è stato acquisito per le collezioni nazionali scozzesi, assicurandone la conservazione e lo studio. Le indagini hanno già prodotto risultati importanti: durante il restauro, alcuni oggetti hanno rivelato superfici dall'aspetto argenteo, ottenute attraverso una particolare concentrazione di stagno. Una soluzione tecnica che dimostra la capacità degli artigiani dell'epoca di intervenire intenzionalmente sull'aspetto dei manufatti, modificandone il colore e la finitura.
Il possibile rapporto tra Blyth e Peebles introduce ora una prospettiva ulteriore. Se i frammenti di argilla appartenessero effettivamente a stampi utilizzati per fabbricare oggetti analoghi a quelli del primo deposito, gli archeologi avrebbero a disposizione due testimonianze complementari: gli strumenti della produzione e alcuni dei suoi possibili risultati. Sarebbe un'opportunità rara per studiare non soltanto i manufatti finiti, ma anche le conoscenze tecniche necessarie alla loro realizzazione.
La vicinanza geografica dei due siti rende plausibile l'esistenza di relazioni tra le comunità che li utilizzavano. Non consente, però, di attribuire automaticamente i reperti alla stessa officina o allo stesso gruppo di artigiani. Per verificare queste possibilità saranno necessari confronti dimensionali, analisi tecnologiche e ulteriori studi sui materiali. Secondo Matthew Knight, curatore delle collezioni preistoriche del National Museums Scotland, la conservazione degli stampi rappresenta già di per sé un risultato eccezionale. Il loro possibile collegamento con il deposito di Peebles rende la scoperta ancora più significativa, perché potrebbe permettere di comprendere come venivano prodotti alcuni dei complessi oggetti bronzei rinvenuti nella regione.
Rimane inoltre aperta la questione della funzione originaria del deposito di Blyth. Nell'Età del Bronzo, gruppi di manufatti metallici venivano talvolta sotterrati per ragioni differenti: come riserve di materia prima, materiali destinati alla rifusione, beni temporaneamente nascosti oppure offerte legate a pratiche rituali. La compresenza di asce, rame grezzo e stampi potrebbe suggerire un rapporto con le attività di un artigiano specializzato, ma il contesto non permette ancora di formulare conclusioni definitive. Il fatto che gli oggetti siano stati collocati all'interno di un accumulo di pietre già esistente potrebbe indicare la scelta intenzionale di un luogo riconoscibile o considerato significativo. Anche la presenza di materiale combusto solleva interrogativi: potrebbe essere collegata ad attività di lavorazione o ad altri eventi avvenuti nell'area. Saranno ulteriori indagini a chiarire se il luogo abbia avuto una funzione produttiva, rituale o entrambe in momenti differenti.
Ginevra Borromeo
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