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Un archeologo al lavoro su un antico mosaico nel sito di Mieza

Foto: Ministero greco della Cultura

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Un archeologo al lavoro su un antico mosaico nel sito di Mieza

Foto: Ministero greco della Cultura

Scoperto in Macedonia il ginnasio di Mieza, il luogo in cui Aristotele educò Alessandro Magno

A colpire gli archeologi sono stati soprattutto i mosaici e le strutture architettoniche. Le decorazioni richiamano quelle del palazzo reale di Ege, uno dei più importanti complessi della Macedonia antica

Vittorio Bertello

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Tra i paesaggi della Macedonia settentrionale, immerso nella natura e lontano dal fragore delle battaglie che avrebbero segnato la sua vita, un giovane Alessandro ricevette una delle formazioni più importanti dell’antichità. A Mieza, secondo la tradizione, Aristotele fu chiamato da Filippo II di Macedonia per diventare il precettore del figlio destinato a conquistare un impero. Oggi gli scavi archeologici stanno restituendo concretezza a quella storia.

Il sito di Mieza, nell’attuale regione greca di Emazia, conserva infatti i resti di un grande ginnasio risalente alla metà del IV secolo a.C. Le indagini, condotte sistematicamente dal 2024 grazie alla collaborazione tra il Ministero della Cultura greco e la municipalità di Naoussa (cittadina di più di 30mila abitanti situata nella Macedonia centrale), hanno portato a una conoscenza più profonda di quello che gli archeologi identificano con il ginnasio voluto da Filippo II.

«Siamo totalmente certi che si tratti della scuola fondata da Filippo II», ha dichiarato l’archeologa Angelikí Kottaridi, responsabile degli scavi nella regione. Più che una semplice scuola, il complesso doveva essere un vero collegio per le élite macedoni: qui i figli delle famiglie più importanti venivano preparati alla guerra, ma anche alla vita politica e civile.

Il complesso occupava circa tre ettari e comprendeva aule con banchi in pietra, palestre, un lungo portico di circa 200 metri e una pista destinata alle gare di corsa. Particolarmente significativo è il «didaskaleion», il «luogo d’insegnamento», un edificio di oltre 160 metri quadrati articolato attorno a un vestibolo centrale e a due andrones, sale sontuose utilizzate per i banchetti e i simposi.

A colpire gli archeologi sono soprattutto i pavimenti a mosaico e la qualità delle strutture architettoniche. Le decorazioni, secondo il Ministero della Cultura greco, richiamano quelle del palazzo reale di Ege, uno dei più importanti complessi della Macedonia antica. Mura costruite con malte di notevole qualità testimoniano inoltre il prestigio dell'edificio.

La storia del ginnasio non terminò con la fine del regno macedone. Dopo la sconfitta della Macedonia nella seconda battaglia di Pidna, nel 168 a.C., e la successiva trasformazione del territorio in provincia romana, il complesso fu in parte depredato. Un incendio successivo alla devastazione romana contribuì però, paradossalmente, a proteggere alcuni resti, rimasti sepolti sotto strati di detriti e macerie.

Mieza restituisce così non soltanto un monumento, ma un frammento della formazione di Alessandro Magno. È qui, nel rapporto tra esercizio fisico, filosofia, politica e cultura, che il futuro conquistatore avrebbe ricevuto parte di quella preparazione intellettuale destinata ad accompagnarlo nelle sue campagne in Asia. E gli scavi continuano a raccontare una storia che attraversa secoli: nello stesso sito sono stati recentemente restaurati anche una moschea e un bagno ottomani del XV secolo, testimonianza delle molte vite vissute da questo angolo della Macedonia.

Veduta aerea di una parte degli scavi a Mieza, dove sono stati rinvenuti i resti di un grande ginnasio databile alla metà del IV secolo a.C. Foto: Ministero greco della Cultura

Vittorio Bertello, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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