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Immagine aerea degli scavi del 2019 a Lios Mòr. In primo piano si vede la trincea 11, che ospita l’edificio ovale e l’area dedicata alla lavorazione dei metalli

C. Ellis et al., «Antiquity» (2026)

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Immagine aerea degli scavi del 2019 a Lios Mòr. In primo piano si vede la trincea 11, che ospita l’edificio ovale e l’area dedicata alla lavorazione dei metalli

C. Ellis et al., «Antiquity» (2026)

Indagano sui resti di una chiesa del XIII secolo, e ne trovano una del VI: è accaduto su un’isola scozzese delle Ebridi interne

Finora non sono state individuate testimonianze archeologiche direttamente riconducibili al VI secolo, epoca testimoniata dalla tradizione e dalla documentazione storica: sono invece numerose le evidenze databili tra il VII e il X

Vittorio Bertello

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Sotto e intorno alla cattedrale medievale di Lismore, sull’isola omonima delle Ebridi interne, nella Scozia occidentale, gli archeologi hanno trovato le tracce di un insediamento religioso molto più antico. Le indagini condotte sul sito hanno portato alla luce i resti di un importante monastero altomedievale, identificato con il centro cristiano di Lios Mòr, fondato secondo la tradizione nel VI secolo da san Mo Luóc.

Fino a oggi Lios Mòr era conosciuto soprattutto attraverso antichi documenti, toponimi e tradizioni locali. Mancavano però prove archeologiche capaci di restituire la reale dimensione del complesso e il suo peso nella società dell’epoca. A colmare questa lacuna è stato un progetto promosso dalla Lismore Historical Society, con una serie di scavi eseguiti nel 2019 e diretti dall’archeologa Clare Ellis dell’associazione Argyll Archaeology. I risultati della ricerca sono ora stati pubblicati sulla rivista scientifica «Antiquity».

Gli archeologi hanno fatto dialogare lo scavo stratigrafico con le prospezioni geofisiche, individuando ampie aree funerarie, strutture edilizie e spazi destinati alla produzione artigianale. Particolarmente significative sono le tracce della lavorazione di metalli preziosi, del legno di tasso e di oggetti decorati. Sono emersi anche i cosiddetti «motif pieces», manufatti utilizzati probabilmente come supporti per esercitarsi nella realizzazione di motivi ornamentali.

Nel loro insieme, questi elementi delineano il profilo di una comunità ricca, organizzata e dotata di artigiani altamente specializzati. Un quadro che porta i ricercatori a confrontare Lismore con alcuni dei principali centri monastici dell’epoca, come Iona e Portmahomack.

La cronologia offre però anche un elemento di cautela. Finora non sono state individuate testimonianze archeologiche direttamente riconducibili al VI secolo, il periodo tradizionalmente associato alla fondazione di Lios Mòr. Sono invece numerose le evidenze comprese tra il VII e il X secolo: pratiche funerarie, edifici e manufatti che documentano l’esistenza di una comunità monastica attiva e probabilmente dotata di una significativa influenza regionale, forse estesa oltre i confini locali.

Per comprendere l’importanza della scoperta bisogna inserirla nel contesto dell’Europa altomedievale. Tra il 400 e il 1000 circa, le istituzioni ecclesiastiche non erano soltanto luoghi di culto: rappresentavano anche centri di produzione, istruzione, conservazione del sapere e potere politico. In Scozia questo processo fu particolarmente importante. Il monastero di Iona, uno dei più antichi centri cristiani dell’Europa occidentale, contribuì alla diffusione di una rete di fondazioni religiose nel regno gaelico di Dál Riata, che comprendeva l’Argyll, gran parte delle Ebridi e una porzione dell’attuale Irlanda del Nord.

Lios Mòr sembra inserirsi proprio in questa rete. La posizione di Lismore, inoltre, era strategica: l’isola si trovava vicino a Dunollie, importante centro di potere, e nel territorio di Cenél Loairn, uno dei gruppi parentali che si contendevano il controllo di Dál Riata. Il monastero potrebbe dunque essere stato anche un luogo nel quale interessi religiosi e politici si incontravano, e forse si confrontavano.

Il nome di Mo Luóc, del resto, compare in diverse dedicazioni in Scozia e Irlanda, un indizio della diffusione del culto del santo e delle reti create dai suoi seguaci.

Secondo Gordon Noble, dell’Università di Aberdeen e coautore dello studio, Lismore fu un centro vivace di culto, artigianato e apprendimento, con un’importanza che potrebbe essere stata paragonabile a quella dei monasteri più noti della Britannia altomedievale.

La ricerca, però, è appena iniziata. Le prossime campagne archeologiche cercheranno di individuare l’intero perimetro del monastero, approfondire lo studio del cimitero superiore e ricostruire l’estensione della proprietà ecclesiastica. L’obiettivo è comprendere meglio non solo la storia di Lismore, ma anche il sistema di relazioni che univa i primi centri cristiani della Scozia e dell’Irlanda.

La scoperta ha inoltre un valore particolare perché nasce dall’incontro tra ricerca professionale e partecipazione locale. A sostenere il progetto sono stati infatti anche abitanti e volontari dell’isola, dimostrando come la tutela del patrimonio possa trasformarsi in uno strumento concreto per riscoprire una storia rimasta a lungo nascosta sotto quella, più visibile, della cattedrale.

Vittorio Bertello, 01 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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