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Uno degli archeologi subacquei al lavoro nel Lago di Mezzano tiene in mano la spada della tarda Età del Bronzo

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Uno degli archeologi subacquei al lavoro nel Lago di Mezzano tiene in mano la spada della tarda Età del Bronzo

Riemerge da un lago del Viterbese una spada della tarda Età del Bronzo: venne forgiata 3.300 anni fa

È la terza rinvenuta nel sito di Mezzano dagli anni Settanta del Novecento, circostanza che conferma l’eccezionale importanza archeologica del contesto. Potrebbero essere state deposizioni rituali di oggetti?

Vittorio Bertello

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Risale al XIII secolo a.C. la spada in bronzo riemersa dalle acque del lago di Mezzano, nel territorio di Valentano (Vt), durante l’ultima campagna di ricerche archeologiche subacquee. È un ritrovamento di grande interesse, che aggiunge un nuovo tassello alla conoscenza delle comunità che, oltre tremila anni fa, vivevano e frequentavano questo antico bacino della Tuscia.

La scoperta è stata effettuata nel corso delle indagini condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, attraverso il Servizio di Archeologia Subacquea, con il contributo del Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma. Le attività, finanziate nell’ambito della programmazione triennale dei Lavori Pubblici, hanno interessato anche una zona della sponda meridionale del lago, che finora era stata esplorata solo in parte.

Il reperto, attribuibile alla tarda Età del Bronzo, è arrivato fino a noi in condizioni sorprendenti: conserva infatti ancora il filo tagliente. È la terza spada rinvenuta nel sito di Mezzano dagli anni Settanta del Novecento, una circostanza che conferma l’eccezionale importanza archeologica del contesto.

La spada si inserisce nel quadro delle produzioni metallurgiche dell’Italia centrale tra XIII e XII secolo a.C., epoca nella quale le comunità della penisola erano inserite in fitte reti di scambio e di contatto che raggiungevano anche il Mediterraneo. Le armi in bronzo non erano soltanto strumenti di guerra: potevano rappresentare prestigio, identità e potere.

Particolarmente suggestiva è la possibilità che alcuni dei manufatti recuperati nel lago siano stati deposti intenzionalmente nell'acqua per motivi rituali. In diversi siti europei dell’Età del Bronzo sono documentate deposizioni di armi e oggetti metallici in ambienti lacustri.

La campagna ha restituito anche numerosi vasi integri e altri oggetti in bronzo, tra cui asce, punte di freccia, pugnali, punte di lancia, spilloni e un rasoio. Un patrimonio che contribuisce a ricostruire la storia dell’insediamento palafitticolo, frequentato già dall’Età del Bronzo Antico, agli inizi del II millennio a.C., e sviluppatosi nelle epoche successive. A Mezzano, la vicinanza tra la nuova spada e un rasoio in bronzo assume un significato particolare: un’associazione che in altri contesti è stata collegata a individui di elevato rango, probabilmente appartenenti alle élite guerriere.

Il lago di Mezzano occupa il cratere di un antico vulcano ed è considerato uno dei più importanti archivi archeologici e paleoambientali della Tuscia. Le nuove ricerche stanno permettendo di studiare non soltanto i singoli reperti, ma anche la loro posizione e le modalità con cui si è formato il deposito archeologico. Fondamentale, in questo lavoro, è anche il contributo dei restauratori subacquei della società Csr Restauro Beni Culturali, che intervengono immediatamente dopo il recupero per mettere in sicurezza i manufatti.

Le indagini proseguiranno nei prossimi anni, mentre si prepara anche una mostra dedicata ai bronzi di Mezzano, che sarà l’occasione per portare alla luce, anche per il grande pubblico, testimonianze di una storia molto più antica di quella etrusca.

Gli archeologi subacquei al lavoro nel Lago di Mezzano

La spada preistorica portata in superficie

Vittorio Bertello, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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