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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliNuove scoperte archeologiche stanno riscrivendo la storia del sito archeologico e storico del Posaer Berg, presso la città di Zeitz, in Sassonia-Anhalt, dove gli scavi proseguono dal 2017. La campagna di ricerca del 2026, condotta dal Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie (Ufficio regionale per la tutela dei monumenti e l’archeologia) della Sassonia-Anhalt insieme all’Associazione di Zeitz per la promozione dell’archeologia e della ricerca storica, ha restituito nuove testimonianze di oltre sette secoli di frequentazione del luogo.
Al centro delle indagini c’è una grande struttura fortificata di epoca carolingia e ottoniana, realizzata tra il IX e il X secolo. La fortezza occupava più di otto ettari e sorgeva in una posizione strategica, su un’altura dominante la pianura alluvionale del fiume Weisse Elster. Per la prima volta, gli archeologi hanno individuato una significativa concentrazione di strutture altomedievali nella parte meridionale del cortile interno.
Tra i ritrovamenti spicca un muro largo circa 1,7 metri, che potrebbe essere appartenuto a una torre del IX o X secolo. La struttura sembra collegata a una cinta difensiva che delimitava il lato meridionale del cortile. Un incendio avvenuto alla fine del X secolo avrebbe modificato l’assetto della fortificazione: le difese furono spostate più a sud e sull’area precedentemente occupata dalle strutture militari vennero costruite nuove abitazioni. Le grandi quantità di ceramica recuperate durante gli scavi potrebbero ora consentire di definire con maggiore precisione la cronologia delle diverse fasi insediative.
Le ricerche rafforzano inoltre l’ipotesi che la fortezza sia diventata nel X secolo la sede del vescovado di Zeitz, istituito nel 968 dall’imperatore Ottone I nell’ambito della creazione dell’arcidiocesi di Magdeburgo.
Di particolare rilievo è il cosiddetto Palazzo del vescovo, un edificio monumentale che doveva svilupparsi su più piani. Gli archeologi hanno finora riportato alla luce circa 30 metri della struttura, larga approssimativamente 18 metri, anche se le sue dimensioni complessive restano da determinare. Una parete orientata da nord a sud divideva il piano interrato. In una delle stanze è stato conservato un pavimento in battuto realizzato sopra uno strato accuratamente preparato di ciottoli, segno delle importanti risorse destinate alla costruzione. Nel muro meridionale è stata inoltre individuata un’ampia apertura.
Il palazzo presenta analogie architettoniche con importanti complessi medievali di Paderborn, Goslar e Merseburg. Ancora più significativa è la presenza di tracce riconducibili a finestre con vetrate colorate, una caratteristica eccezionale per l’epoca e indicativa del prestigio del complesso episcopale.
Ma le nuove indagini hanno cambiato anche la conoscenza del monastero benedettino di Posa, fondato nel 1114 dal vescovo Dietrich I di Naumburg: era molto più grande di quanto finora si credeva. Gli archeologi ritenevano che il complesso terminasse sul margine meridionale di un cortile pavimentato nel XVI secolo. Gli scavi hanno invece dimostrato che il monastero si estendeva molto più a sud, comprendendo un secondo cortile circondato da altri edifici.
In quest’area è emerso anche un piccolo edificio romanico di funzione ancora incerta. Altri ritrovamenti comprendono due sistemi di riscaldamento ad aria calda risalenti al XIV secolo e un pavimento in battuto rosso di notevole qualità.
Tra le scoperte più sorprendenti c’è infine una parte di una rara conduttura idrica in terracotta del XIV secolo. Gli archeologi hanno esaminato circa cinque metri della tubazione, composta da elementi in argilla cotta lunghi circa 70 cm e con un diametro di 12. Le estremità standardizzate permettevano di collegare i singoli tubi, sigillando le giunzioni con l’argilla.
Si tratta di un sistema particolarmente raro, documentato finora soltanto in pochi monasteri e castelli della Germania meridionale. Il ritrovamento si aggiunge alle numerose testimonianze di un articolato sistema di gestione dell’acqua presente a Posa, dove sono state rinvenute anche condutture in legno. Le fonti scritte attestano inoltre già nel 1168 l’esistenza di un acquedotto lungo più di quattro chilometri.
Le infrastrutture idriche e i sofisticati impianti di riscaldamento raccontano così una storia diversa da quella di un progressivo declino del complesso nel tardo Medioevo. Al contrario, i reperti indicano continui investimenti, capacità tecniche e disponibilità di risorse economiche.
Posa si conferma quindi uno dei siti monastici più approfonditamente studiati archeologicamente nella Germania centrale. Gli scavi proseguiranno oltre la conclusione, prevista a metà ottobre, della campagna di formazione per gli studenti. L'attenzione degli archeologi è ora concentrata soprattutto sulle strutture altomedievali lungo il margine meridionale della grande fortezza carolingio-ottoniana.
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