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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn anello in bronzo, inciso con l’immagine del celebre Faro di Alessandria, riporta alla luce un frammento della storia dell’antico Egitto. Il reperto è stato scoperto durante una campagna di scavi archeologici subacquei condotta congiuntamente dall’Istituto europeo di archeologia subacquea e dal Consiglio supremo delle antichità egiziane, nell’area sommersa dell’antico quartiere reale di Alessandria, oggi nascosto in parte sotto le acque del Mediterraneo.
Il ritrovamento è avvenuto sull’isola di Antirhodos, che nell’antichità era una piccola isola situata nel porto orientale (Portus Magnus) di Alessandria d'Egitto, e oggi è sommersa, a circa 5 metri di profondità. Secondo quanto comunicato da Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità, l’oggetto presenta un’incisione che raffigura il Faro di Alessandria. Le caratteristiche dell’immagine ricordano quelle documentate sulle monete alessandrine del II secolo d.C.
A rendere particolarmente importante la scoperta è la natura stessa del reperto: secondo le autorità egiziane, si tratterebbe del primo esempio conosciuto di un anello-sigillo con una raffigurazione incisa del celebre monumento. Un oggetto di dimensioni ridotte, dunque, ma potenzialmente prezioso per comprendere come il Faro fosse rappresentato e riconosciuto nell’antichità.
Costruito durante l’età tolemaica sull’isola di Pharos, il Faro di Alessandria era annoverato tra le Sette meraviglie del mondo antico. Per secoli rappresentò un punto di riferimento fondamentale per la navigazione e un simbolo della potenza e del prestigio della città, uno dei principali centri politici, commerciali e culturali del Mediterraneo.
L’anello potrebbe contribuire anche a chiarire le funzioni dell’antico complesso palaziale di Antirhodos. L’isola ospitava infatti un palazzo descritto dal geografo greco Strabone, che visitò l’Egitto tra il 29 e il 25 a.C. Secondo i ricercatori, la presenza del reperto potrebbe suggerire che il complesso continuò a svolgere attività amministrative almeno fino al II secolo d.C., forse anche in relazione alla gestione del Faro. Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà essere verificata attraverso ulteriori indagini.
La campagna di scavi diretta da Franck Goddio, presidente dell’Ieasm e responsabile della missione ad Antirhodos, interessa quattro aree del Porto Orientale di Alessandria. Gli archeologi stanno lavorando presso il tempio di Iside, nel settore del palazzo e della piattaforma occidentale di Antirhodos, sui resti di un monumentale sarcofago e nell’area del Timonium, complesso palaziale legato alla figura di Marco Antonio.
Accanto all’anello, gli scavi hanno restituito un ampio insieme di reperti ceramici databili nell’arco cronologico di circa otto secoli, dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C. Tra i materiali figurano utensili d’uso quotidiano, vasellame da tavola, anfore e altri recipienti, oltre a frammenti di vetri antichi. Un patrimonio che documenta la lunga frequentazione dell’area e i cambiamenti della vita quotidiana tra l’età tolemaica e quella romana.
Anche il ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathi, ha visitato recentemente gli scavi, sottolineando l’importanza di documentare e preservare le testimonianze archeologiche sommerse.
Le indagini in corso stanno contribuendo a ricostruire l’evoluzione di Alessandria e il suo ruolo nel Mediterraneo antico. Una volta conclusa la campagna nel Porto Orientale, la missione dovrebbe proseguire le ricerche subacquee nella baia di Abu Qir, dove i fondali custodiscono altre tracce della storia dell’antico Egitto.
L’anello bronzeo è stato recuperato dagli archeologi subacquei sull’isola (ora sommersa) di Antirhodos, sulla costa di Alessandria d’Egitto
Vittorio Bertello
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