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Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliIl Limes danubiano, che si estendeva tra Baviera, Austria e Slovacchia a protezione dell’Impero romano dalle popolazioni indigene, sta continuando a restituire informazioni e reperti cruciali, tanto da essere stato iscritto nel patrimonio Unesco nel 2021.
Allo stato attuale delle ricerche, il tratto austriaco, lungo 360 km, era presidiato da quattro campi di legionari, 14 campi di truppe ausiliarie e 20 (ma possibilmente assai più) torri di guardia.
Dal 2015 i circa 10 km del segmento del Limes compreso tra la cittadina di Enns in Alta Austria e St. Pantaleon-Erla in Bassa Austria vengono studiati con un approccio interdisciplinare da una rete di ricercatori, comprendente il Forum Donaulimes, l’Università di Innsbruck, la GeoSphere Austria, la Research Archaeology e i dipartimenti per l’archeologia delle Regioni Bassa Austria e Alta Austria.
Già noti in quella zona grazie a ricerche precedenti, e già assunti nel patrimonio Unesco, sono gli accampamenti di legionari di Lauriacum (oggi Enns), dove su un’area di 21 ettari venne stazionata la Legio II Italica a partire dall’ultimo scorcio del II secolo d.C., facendo avanzare la località a sede della maggiore base militare del Norico, e quello di Albing, a St. Pantaleon-Erla, nei pressi di Amstetten, che avrebbe dovuto diventare il più grande accampamento della regione, ma venne tuttavia abbandonato prima del suo completamento. Proprio quel secondo accampamento ha consentito già dall’anno scorso scavi mirati, che hanno riportato alla luce un gran numero di fibule e di oggetti in bronzo, che si ipotizzano parte di equipaggiamenti militari, nonché monete.
Albing è l’unico sito noto ad essere stato abbandonato prima della caduta dell’Impero romano e a non essere stato sottoposto successivamente a rifacimenti o usi diversi, riferiscono dall’Università di Innsbruck, cosicché grazie ad esso sarà possibile studiare le strategie di fortificazione romane sul Limes in quel periodo.
Ora, sempre nella stessa zona, il team ha dato notizia di aver scoperto un insediamento romano attivo dall’80 d.C., esteso su un’area di 25-30 ettari e con un anfiteatro da 8mila posti, altrettanto grande quanto quello già noto di Carnuntum, la città romana da 50mila abitanti a est di Vienna dov’era stazionata la Legio XIV Gemina: «Il nucleo urbano ora individuato, creato nei pressi della guarnigione di circa 500 soldati di Albing, è una città così chiaramente strutturata, da essere certamente senza eguali», hanno affermato Gerlad Grabherr dell’Università di Innsbruck e Klaus Klöcker di Geosphere Austria, alla presentazione degli esiti delle ampie prospezioni geofisiche eseguite fino a ora.
Secondo gli esperti del team, potrebbe trattarsi della città di Claudivium, rimasta protetta per secoli nel sottosuolo, grazie allo sfruttamento agricolo dei vasti terreni sotto cui insiste. Proprio la destinazione alla coltivazione, protratta fino ai nostri giorni, è per i ricercatori un elemento che rende l’antico agglomerato uno dei pochi del suo genere, perché nel corso dei secoli non è stato inglobato o cancellato da insediamenti successivi.
Le ipotesi nate dallo studio delle analisi condotte sull’area posta al confine settentrionale della regione di Norico suggeriscono un repentino abbandono della città attorno al 170-180 d.C., così come era già stato appurato per il vicino accampamento di Albing, la qual cosa, dicono ancora gli archeologi del team di ricerca, indicherebbe un allontanamento dei residenti, forse dovuto a eventi naturali estremi oppure a una violenta distruzione da parte di un esercito nemico, forse i Marcomanni durante i conflitti bellici che si consumarono proprio in quel periodo e che determinarono lo sfondamento del Limes.
«Solo ulteriori ricerche potranno fornire risposte ai numerosi quesiti sollevati dall’attuale rinvenimento per quanto riguarda lo sviluppo della città, la sua funzione e il suo ruolo nel contesto geografico e storico», hanno detto ancora Grabherr e Klöcker, esortando le autorità a concedere i necessari permessi per analisi mirate, pena «un’irrimediabile perdita».
Il team di ricerca spera in una prossima iscrizione del nuovo sito nel patrimonio Unesco, dove sono possibili ulteriori, rilevanti scoperte nell’ambito del grande tema delle fortificazioni romane lungo il Limes.
Un render dell’anfiteatro
Flavia Foradini
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