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Francis Bacon, «Self Portrait», 1972

Collezione privata, Fondo Francis Bacon

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Francis Bacon, «Self Portrait», 1972

Collezione privata, Fondo Francis Bacon

Picasso e Bacon in mostra a Vienna, dove il corpo diventa un campo di battaglia

Per il suo 250mo anniversario l’Albertina di Vienna mette a confronto per la prima volta nelle sue sale i due grandi artisti: 100 opere raccontano affinità, distanze e reciproche ossessioni intorno alla figura umana

Flavia Foradini

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Tra il 1919, quando l’Albertina di Vienna passò alla giurisdizione della repubblica austriaca, e il 2026, l’artista maggiormente al centro di mostre è stato Pablo Picasso, che ne ha totalizzate 23. Non dunque Dürer, che ne ha meritate 16, e nemmeno Klimt, che ne ha fatte contare sei, a pari merito con Rembrandt e Kokoschka. Il dato può apparire curioso. O può semplicemente sottolineare l’apertura al mondo del museo viennese e certificare l’importanza epocale del fenomeno Picasso. Comunque sia, la mostra autunnale di questo 2026 che segna il 250mo anniversario della fondazione, è nuovamente rivolta a Picasso, cui viene affiancato l’altro grande maestro del ’900, Francis Bacon. In mostra dal 18 settembre fino al 31 gennaio 2027, col titolo «Picasso-Bacon. Com’è essere umani», 100 opere giustappongono i due artisti che non s’incontrarono mai di persona. 

Picasso, nato a Malaga nel 1881, all’inizio del nuovo secolo è a Parigi e sperimenta forme cubiste. Francis Bacon, nato a Dublino nel 1909 da genitori inglesi, nel 1927, a diciotto anni, vede alla Galerie Paul Rosenberg della capitale francese una mostra di disegni del maestro spagnolo, ne rimane folgorato e profondamente influenzato, pur sviluppando poi una poetica e uno stile propri. L’impatto formativo permarrà a lungo: «Bacon distrusse quasi tutti i propri dipinti degli anni Trenta, ma le opere sopravvissute dimostrano l’immenso debito nei confronti del Picasso surrealista. L’artista spagnolo sarà comunque sempre fonte di’ispirazione per l’artista britannico, che avrebbe voluto entrare nei libri di storia dell’arte come mattatore della seconda metà del secolo, così come Picasso lo era stato della prima», spiega la cocuratrice Gunhild Bauer. I loro cammini restano tuttavia separati, anche se, osserva il cocuratore Michael Peppiatt: «I due avevano mercanti e certi ambienti parigini in comune, e condividevano l’interlocutore Michel Leiris, che fu confidente di entrambi». Picasso muore nel 1973. Due anni prima, Bacon, che morirà nel 1992, è il secondo artista vivente dopo Picasso a guadagnarsi una retrospettiva al Grand Palais di Parigi: una consacrazione che pare anche un passaggio di testimone, evidenziato fra l’altro da una presa di distanza dell’artista inglese nei confronti del suo punto di riferimento di una vita, come dirà in un’intervista a Peter Beard: «Di solito l’età avanzata migliora i pittori, ma nel caso di Picasso purtroppo credo di no. Fra cose molto notevoli, ha prodotto più robaccia di chiunque altro».

Dopo diverse iniziative per proporre fianco a fianco i due artisti, fra cui la grande mostra del 2005 al Museé Picasso di Parigi, quella del museo di Lucerna nel 2007, ma anche quella del Guggenheim di Bilbao del 2016 sulle fonti di ispirazione di Bacon, ora l’Albertina propone un proprio approfondimento. Il fulcro tematico della mostra viennese è concentrato sull’approccio dei due artisti al corpo umano; sul rapporto creato nel corso delle loro carriere con la figura umana e i suoi mille modi di rappresentazione; sulla carica erotica pervasiva nelle loro opere; sulle scelte cromatiche, che si fanno veicolo di essenza e sostanza delle raffigurazioni; sul ritratto, che gioca un ruolo fondante nella carriera di Picasso fin dagli esordi, ed entra solo col tempo nella sfera di interesse di Bacon, ma svolge un ruolo principe nel sondare il tema dell’identità: «Per entrambi temi come la crocifissione, l’urlo, la tauromachia, i nudi, l’Eros rivelavano il drama stesso della vita. Benché Picasso non venne mai influenzato da Bacon, purtuttavia sappiamo che ne seguì la carriera da vicino», spiegano ancora i curatori.

Pablo Picasso, «Baigneuse assise», 1930, New York, MoMa – Museum of Modern Art. © 2026 Estate of Pablo Picasso / Artists Rights Society (ARS), New York

Francis Bacon, «Fury», 1944, Collezione privata, Fondo Francis Bacon

Flavia Foradini, 16 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Flavia Foradini

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