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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliLa cripta della Chiesa delle Sacre Stimmate di San Francesco, a Roma, non lontano da Piazza Argentina, torna accessibile al pubblico dopo un restauro che ha valorizzato questa preziosa testimonianza dell’arte funeraria tra il XVII e il XVIII secolo all’interno di un luogo di culto. In seguito all’intervento realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma con i fondi Pnrr Caput Mundi, dal 5 novembre al 10 dicembre la cripta sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente tutti i giovedì dalle 15 alle 20. L’edificio è parte del Complesso delle Sacre Stimmate di San Francesco, costituito dall’Oratorio, dalla Sagrestia e dal Cimitero. Il contesto originario, nei pressi del Tevere, originariamente paludoso, in seguito alle bonifiche in epoca augustea si arricchisce di importanti monumenti. Nella Roma del Medioevo questa zona era invece chiamata «Calcarario» per la presenza di numerose calcare, le fornaci che trasformavano i marmi antichi in calce. Durante il XIII secolo nell’area, identificata nel frattempo come Rione Pigna, era presente un edificio di culto dedicato ai quaranta martiri di Sebaste, un gruppo di soldati romani che, intorno al 320 d.C. a Sebaste, subirono il martirio durante le persecuzioni di Licinio. Solo nel Cinquecento il Complesso passò all’Arciconfraternita delle Sacre Stimmate di San Francesco. Il cimitero dovrebbe risalire alla prima fase della chiesa, ma l’Arciconfraternita al suo insediamento continuò a usarlo per i suoi membri almeno fino al Seicento. Nel XVIII secolo l’edificio venne ricostruito dall’architetto Giovan Battista Contini e oggi ospita diverse opere d’arte, come il crocifisso ligneo di Alessandro Algardi e il dipinto di Francesco Trevisani che rappresenta appunto san Francesco con le stimmate.
Anche l’assetto attuale delle due sale della cripta, interessate dall’intervento di restauro, risale al Settecento e conserva una virtuosistica decorazione di elementi osteologici, ricavati dall’ossario, ingentilita dagli affreschi sulle pareti. Sotto la pavimentazione della cripta sono presenti muri di epoca romana, riconducibili probabilmente al complesso del Diribitorium, un edificio adibito allo scrutinio delle votazioni che avvenivano negli adiacenti Sæpta Julia costruiti da Giulio Cesare. Nelle due sale della cripta si è provveduto pertanto al consolidamento e al restauro delle decorazioni ossee, delle pareti con affreschi a finto marmo e dell’affresco della Deposizione compromesso dall’umidità. Dopo gli scavi è stato inoltre ricostituito il pavimento e sono state riposizionate le lapidi, mentre è stata garantita l’agibilità del sotterraneo, con il rifacimento della pavimentazione, la creazione di una passerella, una nuova illuminazione a led, la riapertura dell’ingresso storico alla cripta e un piano di monitoraggio e manutenzione periodica che consentono l’accesso per le celebrazioni religiose e per le visite. «La città, dichiara Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, conserva, anche nei luoghi meno visibili, un patrimonio di grande valore, testimonianze che si sono sovrapposte e trasformate nel corso dei secoli. La cripta delle Sacre Stimmate ne è un esempio prezioso: grazie alle risorse del Pnrr, possiamo restituirla alla cittadinanza e aprirla alle visite, ampliando lo sguardo sulla storia e sulla complessità di Roma». Come sottolinea Marta Baumgartner, archeologa della Soprintendenza e curatrice dell’intervento, si è lavorato sulla cripta «come su un insieme unitario, nel quale architettura, apparati decorativi e preesistenze archeologiche, grazie a un nuovo percorso, raccontano la storia del luogo. Ogni scelta è stata pensata secondo i principi del minimo intervento e della reversibilità, con l’obiettivo di rendere nuovamente accessibili questi spazi senza alterarne l’identità e, allo stesso tempo, permetterne una lettura completa».
Samantha De Martin
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