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La statua di Afrodite «Charis», prima metà II sec d.C., dal Museo Palatino, Parco Archeologico del Colosseo, esposta temporaneamente al Museo Nazionale Romano - Palazzo Altemps

Foto Dinamica Studio. Courtesy di Museo Nazionale Romano

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La statua di Afrodite «Charis», prima metà II sec d.C., dal Museo Palatino, Parco Archeologico del Colosseo, esposta temporaneamente al Museo Nazionale Romano - Palazzo Altemps

Foto Dinamica Studio. Courtesy di Museo Nazionale Romano

La statua di Afrodite «Charis» ospite d’eccezione a Palazzo Altemps

Dal 3 novembre a fine dicembre, grazie alla sinergia tra il Museo Nazionale Romano e il Parco archeologico del Colosseo, la scultura proveniente dal Museo Palatino, attualmente chiuso al pubblico, sarà esposta temporaneamente sul basamento del «Trono Ludovisi», a sua volta in prestito

Samantha De Martin

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A Roma per oltre un mese Palazzo Altemps accoglierà un’ospite d’eccezione. La statua di Afrodite cosiddetta «Charis» proveniente dal Museo Palatino, attualmente chiuso al pubblico, sarà esposta temporaneamente nel palazzo che ospita una delle quattro sedi del Museo nazionale romano, grazie alla sinergia con il Parco archeologico del Colosseo. Nell’edificio romano di piazza Sant’Apollinare, la scultura andrà a occupare il basamento lasciato libero dal «Trono Ludovisi», in prestito fino al 31 dicembre alla mostra «Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca» in corso al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, e si potrà ammirare per tutto il restante periodo di apertura dell’esposizione.

Realizzata in marmo di Thasos, mutila della testa, del braccio sinistro e dell’avambraccio destro, e con una integrazione moderna nella parte inferiore (piedi e caviglie), l’Afrodite «Charis», raffinata copia romana alta 130 cm, ritrae una figura femminile in posizione eretta, avvolta da un chitone senza maniche, scolpito con estrema raffinatezza per simulare un tessuto leggero, a lasciare scoperto un seno. Il suo ritrovamento risale al 1862 presso la Domus Tiberiana, di fronte al Tempio della Magna Mater, durante gli scavi condotti dall’archeologo Pietro Rosa. Secondo alcune interpretazioni potrebbe trattarsi di una rielaborazione romana dell’Afrodite realizzata da Callimaco nel V secolo a.C. Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi, avvalorata anche dal luogo del ritrovamento, propone invece che la statua possa rappresentare «Venere Genitrice» realizzata per essere esposta in un sacello del tempio della Magna Mater. Probabilmente destinata alla decorazione delle residenze imperiali del Palatino, la statua fu già esposta al Museo Nazionale Romano, nella sede storica delle Terme di Diocleziano fino al 1936, e poi di nuovo dal 1946 al 1995, anno del suo trasferimento definitivo al Palatino.

Afrodite «Charis», prima metà II sec d.C., Museo Palatino Parco Archeologico del Colosseo Roma. Foto Dinamica Studio

Samantha De Martin, 04 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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