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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliUna piccola cassa di legno decorata da disegni di creature inafferrabili, collegata a una lira funzionante, traduce in rito un canto per tutti quei corpi solitamente non rappresentati e per quelle storie non raccontate che non trovano un riconoscimento nella società civile. Chiara Bersani, con la sua opera intitolata «Blanche. Si fece un giaciglio nel mio udito», è, insieme a Adji Dieye e Margherita Moscardini, una delle tre finaliste del MaXXI Bvlgari Prize, il progetto, a cura di Giulia Ferracci, che unisce MaXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Fondazione Bvlgari a sostegno dell’arte e della produzione di nuove opere. Per la prima volta nella storia del Premio, quest’anno alla sua quinta edizione, la terna di finaliste, in mostra fino al 7 marzo nello Spazio Ghella, è composta interamente da artiste. Il 23 febbraio 2027 con una cerimonia dedicata la giuria decreterà la vincitrice, la cui opera sarà acquisita dal Museo entrando a far parte della Collezione MaXXI.
Fonte di ispirazione dell’opera di Bersani è la storia di una piccola mummia egizia conservata al British Museum che presenta i segni dell’osteogenesi imperfetta, la stessa condizione che caratterizza l’artista. L’oggetto realizzato da Chiara per la mostra del MaXXI Bvlgari Prize ha una forma irregolare per via delle dimensioni del corpo al quale l’artista ha dedicato il lavoro: quello di una persona di piccola statura il cui apparato scheletrico è stato modificato dall’osteogenesi imperfetta, una condizione genetica rara che determina una particolare fragilità dello scheletro. «Mettere al centro la disabilità, commenta l’artista, significa parlare dell’umano. “Blanche” è la traduzione in francese, e quindi in un linguaggio universale, di un nome legato a un episodio di cronaca che mi ha particolarmente colpito e che riguarda il “disabilicidio” di Bianca, la bambina di cinque anni affetta da una grave malattia, vittima di un dramma, insieme alla sua famiglia».
Se Chiara incentra la sua opera sul tema del riconoscimento, Adji Dieye, artista multidisciplinare che vive e lavora tra Milano e Dakar, insiste sulla rappresentazione. La sua installazione, «Una Resa senza Caduta», che apre il percorso espositivo al MaXXI è una struttura di tubolari in ferro avvolta da veli di rayon e che riprende, capovolta e in equilibrio instabile, la sagoma della torre del padiglione dell’Africa Occidentale francese all’Esposizione coloniale internazionale di Parigi del 1931. Un’architettura costruita per restituire al pubblico europeo un’immagine dell’Africa a misura d’impero. Rovesciando un edificio nato per esibire le colonie, Dieye rende visibile quanto le immagini fissate allora continuino a orientare lo sguardo di oggi.
Con «Una strada», Margherita Moscardini, l’artista livornese che indaga i processi di trasformazione urbana, sociale e naturale dei territori, intreccia scultura e diritto, facendo di un tratto di marciapiede in bronzo il punto di partenza di una proposta normativa sui beni comuni. La sua opera riproduce infatti un tratto di via Guido Reni, la strada su cui si affaccia il MaXXI. Il progetto richiama una categoria del diritto romano descritta nelle «Institutiones» di Giustiniano, le «res nullius in bonis», tutti quei beni che nell’antica Roma non erano di un privato e nemmeno dello Stato, ma di tutti i cittadini. A Roma, le res sacrae, le res religiosae e le res publicae (che includevano gli edifici religiosi, il Campo Marzio, le mura della città e le strade) non potevano essere ereditate, scambiate, vendute, acquistate perché destinate alla totalità dei cittadini. Con il filosofo Michele Spanò e i giuristi Alessandra Donati e Francesco Follieri, Moscardini ha elaborato una proposta di integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio che istituisca beni inappropriabili e inalienabili, destinati alla fruizione collettiva. Se l’artista dovesse risultare vincitrice, la scultura sarebbe destinata a essere posata al posto della pavimentazione originale. Una volta collocata, verrebbe alterata nel tempo dal passaggio dei veicoli e delle persone, mentre lo sfregamento renderà la superficie color oro. In mostra la scultura è affiancata dai documenti elaborati in funzione della possibilità di installare l’opera sul suolo pubblico, nel contesto di un’operazione amministrativa e legale che potrà coinvolgere il MaXXI, il Comune di Roma e il Ministero della Cultura e che ha l’obiettivo di ottenere la qualificazione formale dell’opera come primo bene culturale comune.
«Il MaXXI Bvlgari Prize, spiega Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MaXXI, è uno degli appuntamenti più rilevanti per la promozione dell’arte contemporanea in Italia: accompagna la crescita degli artisti e offre loro uno spazio in cui manifestare la propria capacità di interrogare il presente. Per la prima volta quest’anno la terna delle artiste finaliste è interamente femminile. Lungi dall’essere riducibile a una mera coincidenza, la selezione dei lavori di Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini riflette la capacità del MaXXI di intercettare e valorizzare alcuni dei talenti più significativi della scena creativa nazionale, nella quale le donne svolgono un ruolo sempre più centrale e determinante». Come ribadisce Jean-Christophe Babin, presidente di Fondazione Bvlgari: «Il MaXXI Bvlgari Prize rappresenta pienamente la visione di Fondazione Bvlgari: sostenere la ricerca artistica, dare spazio a nuove voci e trasformare le idee in opere capaci di generare dialogo, emozione e cambiamento». Babin sottolinea inoltre come «le straordinarie ricerche di Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini testimoniano la forza dell’arte nel mettere in discussione il presente e immaginare nuovi scenari per il futuro».