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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliIl 10 marzo è stato presentato ad Apollosa (Bn), nel corso di un incontro pubblico nell’aula consiliare del Comune, un monumento funebre romano a tamburo su base a dado quadrangolare, ornato da scene di gladiatori e databile al I secolo d.C., ricomposto dopo un impegnativo lavoro di restauro. I primi frammenti di questo manufatto vennero ritrovati nel 2021, all’indomani di una esondazione del torrente Serretelle: in età medievale erano stati riutilizzati nell’edificazione di un muro di contenimento per gli argini fluviali.
È l’ennesimo tassello della storia dell’antica via Appia che riaffiora nel territorio campano. Gli studi e le attività di ricerca e recupero sono stati coordinati dal Ministero della Cultura attraverso la Soprintendenza archeologica di Caserta e Benevento.
Dopo un primo recupero d’emergenza, nel 2025, grazie ai fondi per progetti di ricerca del Ministero della Cultura, è stato possibile riportare alla luce circa 40 blocchi in calcare e programmare un intervento di ricomposizione del monumento presso la sede della Soprintendenza a Benevento.
Gli studi preliminari, come ha chiarito il soprintendente Mariano Nuzzo nella giornata d’incontro, indicano che il monumento, costruito in blocchi di calcare e con un diametro stimato di circa dodici metri, sarebbe appartenuto a un facoltoso cittadino romano vissuto in età augustea, probabilmente legato all’organizzazione dei giochi gladiatori. La scelta di collocare il sepolcro lungo la Via Appia, una delle principali arterie dell’antica Roma, conferma il prestigio del luogo e il ruolo strategico di questo tratto compreso tra le antiche Caudium e Beneventum.
Particolarmente importante è il fregio con lo scontro tra tre gladiatori. Al centro si riconosce un gladiatore di tipo sannita, identificabile dallo scudo ricurvo rettangolare, dai polpacci fasciati e dal cinturone decorato con motivi vegetali che trattiene il perizoma, nell’atto di affrontare un avversario munito di scudo. La presenza di una seconda figura suggerisce un ulteriore duello raffigurato nella scena. Il committente, verosimilmente un organizzatore o finanziatore di spettacoli di gladiatori, aveva probabilmente l’intenzione di celebrare e tramandare la memoria dei combattimenti svolti nell’anfiteatro di Benevento.
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