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Jacob van Lint, «Veduta di Piazza del Popolo a Roma»

Courtesy of Cambi Casa d’Aste

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Jacob van Lint, «Veduta di Piazza del Popolo a Roma»

Courtesy of Cambi Casa d’Aste

Quattro secoli di pittura europea raccontati in un'asta genovese

Da Pietro Paolini a Luca Giordano, oltre duecento opere provenienti da collezioni private raccontano quattro secoli di pittura europea nell'asta organizzata da Cambi al Castello Mackenzie

Lavinia Trivulzio

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Sebbene il mercato dell’arte risulti spesso dominato dai linguaggi contemporanei e dai record milionari delle vendite internazionali, la pittura antica continua a esercitare un fascino particolare. Meno spettacolare, forse, ma capace di offrire qualcosa che il contemporaneo raramente possiede: il peso della storia. La  vendita Old Masters organizzata da Cambi Casa d’Aste il prossimo 2 luglio nelle sale del Castello Mackenzie di Genova riunisce oltre duecento opere tra dipinti e disegni, provenienti da importanti collezioni private, componendo un catalogo che attraversa quasi quattro secoli di arte europea, dal Rinascimento agli inizi dell’Ottocento. Questa vendita si presenta come un itinerario attraverso alcuni dei grandi centri della cultura figurativa occidentale. Venezia, Roma, Napoli, Ferrara e le Fiandre dialogano tra loro in una selezione che riflette la complessità degli scambi artistici, delle committenze e delle influenze che hanno definito la storia della pittura europea.

A guidare il catalogo è il monumentale Banchetto musicale di Pietro Paolini, stimato tra i 100mila e i 150mila euro. L’opera rappresenta uno degli episodi più significativi apparsi recentemente sul mercato dedicato al maestro lucchese, artista formatosi nella Roma del primo Seicento e profondamente segnato dalla rivoluzione naturalistica di Caravaggio. Ma ridurre Paolini alla sola eredità caravaggesca sarebbe limitante. La sua pittura sviluppò infatti una sofisticata dimensione allegorica, popolata da riferimenti morali e simbolici. Nel «Banchetto musicale», figure, strumenti e dettagli apparentemente secondari costruiscono una riflessione sulla fragilità del potere, sull’illusione del piacere e sulla caducità dell’esistenza. A rendere il dipinto ancora più interessante è il suo rapporto con il celebre pendant conservato presso la Fondazione Carilucca ed esposto nella mostra «I Pittori della Luce: da Caravaggio a Paolini», tenutasi a Lucca tra il 2021 e il 2022.

Accanto alla pittura di storia e di allegoria trova spazio il fascino del viaggio. Le Vedute di Istanbul di Carlo Bossoli, stimate tra 60mila e 70mila euro, testimoniano l’interesse ottocentesco per il Mediterraneo orientale e per quell’immaginario esotico che alimentò la curiosità europea verso l’Impero Ottomano. Bossoli, tra i più raffinati interpreti del paesaggio urbano del suo tempo, riesce a combinare precisione descrittiva e suggestione atmosferica, restituendo la luce e il carattere della città con straordinaria efficacia.

Pietro Paolini, «Banchetto Musicale o La caducità del Potere Temporale». Courtesy of Cambi Casa d’Aste

Lo stesso equilibrio tra osservazione e spettacolo caratterizza la Veduta di Piazza del Popolo a Roma di Jacob van Lint, stimata tra 45mila e 50mila euro. Per generazioni di viaggiatori del Grand Tour, opere come questa rappresentavano molto più di un souvenir: erano la materializzazione di un’esperienza culturale e formativa destinata a definire il gusto dell’élite europea. Tra le opere più antiche del catalogo emerge una raffinata Madonna col Bambino di Jan Gossaert, detto Mabuse. La tavola, databile ai primi decenni del Cinquecento, offre un esempio eloquente della straordinaria qualità tecnica raggiunta dalla pittura fiamminga e della capacità del maestro di assimilare le novità italiane senza rinunciare alla tradizione nordica.

La stagione barocca è rappresentata anche da Luca Giordano, autore del Rinaldo e Armida, ispirato all’episodio più celebre della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Il dipinto condensa alcune delle qualità più riconoscibili dell’artista napoletano: la rapidità esecutiva, la brillantezza cromatica e una teatralità che trasforma il racconto letterario in spettacolo visivo. Venezia occupa un ruolo centrale nella selezione grazie a due vedute di Francesco Tironi dedicate al Canal Grande e a Piazza San Marco. Realizzate nel pieno del Settecento, queste opere testimoniano il successo internazionale della veduta veneziana, un genere che contribuì a costruire l’immagine stessa della Serenissima nell’immaginario europeo.

Tra i dipinti di soggetto religioso spicca invece il Lamento di Adamo ed Eva sul corpo di Abele di Bernardo Cavallino. La composizione rivela quella sensibilità poetica e quella intensità emotiva che rendono la pittura napoletana del Seicento una delle esperienze più sofisticate dell’arte barocca italiana. Uno dei lotti più intriganti, tuttavia, è forse l’Allegoria della Fertilità, attribuita a un artista toscano della fine del XVI secolo. Con il suo complesso repertorio di simboli, popolato da conchiglie, tartarughe e chiocciole, il dipinto appare come un raffinato enigma visivo destinato a una committenza colta. È il genere di opera che ricorda come la pittura rinascimentale non fosse soltanto decorazione, ma anche esercizio intellettuale e strumento di rappresentazione del sapere.

Completa il percorso una preziosa Madonna con Bambino, Sant’Anna e San Giovanni di Garofalo, nella quale convivono l’equilibrio compositivo del Rinascimento ferrarese e gli influssi della cultura veneziana di Giorgione e Dosso Dossi. Nel loro insieme, le opere raccolte da Cambi restituiscono un panorama ampio e articolato della pittura europea tra Rinascimento, Barocco e Neoclassicismo.

Lavinia Trivulzio, 25 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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