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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliAlcuni film raccontano la moda, altri, quasi senza volerlo, finiscono per diventare moda. The Devil Wears Prada appartiene alla seconda categoria. A distanza di anni, il guardaroba di Miranda Priestly, Andy Sachs ed Emily Charlton continua a essere riconoscibile quanto le battute, le scene e i personaggi che lo hanno reso un piccolo classico della cultura pop contemporanea. Ora, con l’arrivo di The Devil Wears Prada 2, quel guardaroba torna sotto i riflettori in una forma ancora più concreta: dal 1° al 15 settembre Christie’s ospiterà online The Devil Wears Prada 2: The Auction, una vendita dedicata ad abiti, accessori, pezzi realizzati per il film ed esperienze legate alla sua produzione.
Alcuni dei pezzi messi all’asta sono stati indossati da Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Simone Ashley e Lady Gaga, trasformando quello che normalmente rimane sullo schermo in qualcosa di tangibile, destinato questa volta a uscire dal set e a entrare nelle collezioni private. È una prospettiva particolarmente interessante per un film in cui l’abito non è mai stato soltanto un abito ma parte della narrazione, un modo per definire un personaggio, raccontarne l'evoluzione e, ahimè, stabilire una gerarchia.
Courtesy of Christie’s
L’iniziativa è stata concepita e sostenuta da Meryl Streep, che aveva già partecipato alla realizzazione di un’asta benefica legata ai costumi del primo film. Anche questa volta la moda cinematografica assume dunque una dimensione filantropica: i proventi saranno destinati al Committee to Protect Journalists, organizzazione non governativa indipendente e senza scopo di lucro fondata a New York nel 1981 con scopo principale di promuovere la libertà di stampa a livello globale e difendere i diritti dei giornalisti, e al Council of Fashion Designers of America, associazione di categoria senza scopo di lucro fondata nel 1962 a New York la cui missione principale è rafforzare l'impatto della moda americana nell'economia globale promuovendola come parte integrante della cultura e dell'arte
Per chi sarà a New York a settembre, ci sarà anche la possibilità di vedere da vicino gli oggetti prima che vengano aggiudicati. Dal 8 al 13 settembre la maison presenterà gratuitamente al pubblico una selezione dei pezzi nella sede di 20 Rockefeller Plaza. Un passaggio quasi necessario per un’asta di questo genere, perché osservare sullo schermo un capo e trovarselo davanti, fuori dalla finzione cinematografica, sono due esperienze molto diverse. Le cuciture, i materiali, le proporzioni e i dettagli che la macchina da presa spesso trasforma in immagine diventano improvvisamente visibili come elementi reali. Nel mondo di Miranda Priestly la moda sembrava appartenere a un universo distante, quasi incomprensibile per chi non ne conoscesse i codici. Oggi quegli stessi codici sono diventati parte della memoria collettiva. Un cappotto, una borsa o un paio di scarpe possono essere riconosciuti a distanza di anni non soltanto per il loro designer ma per la storia che hanno contribuito a raccontare.
Margherita Panaciciu
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