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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliNon abbiamo fatto in tempo a parlare di ridimensionamenti della grandi strutture e del nuovo corso delle fiere a dimensione d’uomo che Hauser & Wirth stupisce tutti. Come? Inaugurerà il 3 ottobre la sua nuova sede a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, con una mostra dedicata al rapporto artistico e umano tra Alexander Calder e Georgia O’Keeffe. Intitolata «Calder | O’Keeffe», l’esposizione sarà la prima a indagare in modo approfondito la reciproca ammirazione tra due protagonisti assoluti del modernismo americano, mettendo in dialogo opere, materiali d’archivio e testimonianze di una lunga amicizia rimasta finora poco esplorata.
La nuova sede californiana della galleria, guidata dai Presidenti Marc Payot, Iwan Wirth e Manuela Wirth, occupa uno storico edificio postale risalente al primo Novecento, situato al 201–225 Hamilton Avenue, a pochi passi dalla Stanford University. Il progetto di riconversione, affidato all’architetto Luis Laplace, prosegue la linea curatoriale di Hauser & Wirth di trasformare edifici dalla forte identità architettonica in luoghi dedicati alla produzione culturale contemporanea, preservandone il carattere originario.
L’inaugurazione sarà accompagnata da una giornata di eventi pubblici e dall’apertura del nuovo Hauser & Wirth Bookshop, concepito come spazio permanente di incontro, ricerca e programmazione culturale. Curata da Alexis Lowry, Senior Director of Curatorial di Hauser & Wirth, il percorso espositivo nasce dalla collaborazione con la Calder Foundation e con il supporto della Georgia O’Keeffe Museum. La mostra riunisce sculture, dipinti, gioielli e documenti d’archivio per mettere in evidenza le affinità profonde tra due pratiche apparentemente distanti. Calder ha rivoluzionato il linguaggio della scultura introducendo movimento, equilibrio e leggerezza attraverso i suoi celebri mobiles, trasformando forze invisibili come gravità e correnti d’aria in forme dinamiche nello spazio. O’Keeffe, invece, ha costruito un universo pittorico fondato sulla sintesi delle forme naturali, dai paesaggi del New Mexico agli elementi organici del mondo vegetale e minerale. Entrambi hanno cercato di rendere visibili energie nascoste, ampliando le possibilità poetiche dello spazio.
La mostra propone così una lettura alternativa del modernismo americano basata su una rete di scambi, intuizioni condivise e sensibilità parallele. La loro relazione emerge attraverso fotografie, lettere e oggetti personali, tra cui una spilla in ottone realizzata da Calder alla fine degli anni Trenta per O’Keeffe, composta dalle iniziali del suo cognome. L’artista la indossava ruotata verticalmente, trasformandola da semplice monogramma in una forma astratta, vicina alla ricerca visiva di entrambi.
Un altro elemento centrale della mostra è il «mobile» nero creato da Calder nel 1942 e acquistato da O’Keeffe per la sua casa di Abiquiú, nel New Mexico. L’opera divenne parte integrante del suo ambiente domestico e compare in numerosi ritratti fotografici dell’artista, tra cui quello realizzato da Dan Budnick. «Ho riconosciuto nei suoi lavori i buchi delle mie ossa pelviche», aveva osservato O’Keeffe riferendosi alle forme di Calder: una frase che sintetizza un raro momento di identificazione tra due linguaggi artistici apparentemente lontani, accomunati dalla ricerca di una struttura essenziale e di una nuova percezione della natura. L’apertura di Palo Alto rappresenta un ulteriore capitolo nella presenza di Hauser & Wirth in California, iniziata nel 1992, anno della fondazione della galleria. Dopo la sede del Los Angeles Arts District e la partecipazione alla fiera FOG Design+Art di San Francisco, il nuovo spazio rafforza il legame della galleria con la scena culturale della West Coast.
Margherita Panaciciu
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