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Sylvie Vartan, Parigi, dicembre 1964, uno scatto presente nella mostra «Jean-Marie Périer: Les belles années»

© Jean-Marie Périer. Courtesy of Christie’s

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Sylvie Vartan, Parigi, dicembre 1964, uno scatto presente nella mostra «Jean-Marie Périer: Les belles années»

© Jean-Marie Périer. Courtesy of Christie’s

Quattro mostre tra Parigi e Arles celebrano la fotografia, il collezionismo e il gioiello contemporaneo

In estate la maison Christie’s inaugura un ricco programma espositivo gratuito in Francia 

Camilla Sordi

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L’estate 2026 si apre all’insegna della cultura per Christie’s, che vuole sempre più affiancare al proprio ruolo di protagonista del mercato internazionale dell'arte anche quello di maison impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico e nella promozione della creatività contemporanea. Con un articolato programma di quattro mostre gratuite, distribuite tra Parigi e Arles, invita il pubblico a intraprendere un viaggio che attraversa quasi due secoli di storia della fotografia e si conclude con una raffinata riflessione sul gioiello come forma d’arte.

La stagione prende il via il 30 giugno (sino al 28 agosto) nella sede parigina di Christie's con «Jean-Marie Périer: Les belles années», una mostra che rende omaggio a uno dei fotografi più rappresentativi della Francia degli anni Sessanta. Attraverso ventisette fotografie di grande formato, il percorso racconta un decennio che ha cambiato il volto della cultura occidentale, un periodo in cui musica, cinema, moda e costume si intrecciavano dando vita a un immaginario destinato a diventare iconico. Jean-Marie Périer non era un semplice ritrattista delle celebrità: con il suo stile inconfondibile, sospeso tra spontaneità e costruzione scenica, ha saputo instaurare con i suoi soggetti un rapporto di straordinaria complicità, restituendo immagini capaci di superare la dimensione documentaria per trasformarsi in veri simboli di un'epoca. Le fotografie esposte raccontano la nascita della cultura pop francese e internazionale, immortalando artisti che hanno segnato la storia della musica e dello spettacolo. Volti come Françoise Hardy e Sylvie Vartan emergono con tutta la loro naturale eleganza, lontani dalle convenzioni del ritratto ufficiale e vicini invece a una fotografia che privilegia l'autenticità, il gioco e la leggerezza. L'esposizione diventa così un viaggio sentimentale negli anni della cosiddetta «Swinging Sixties», quando la fotografia contribuiva a costruire il mito delle nuove icone della cultura giovanile.

 

 

Adrien Tournachon e Nadar, Mime Deburau, 1854-1855. ©Christies Images Limited 2026

Édouard Denis Baldus, «Sans titre (Le Louvre, façade Est, la colonne et porte Saint Germain de l'Auxerrois)». ©Christies Images Limited 2026

Parallelamente, Christie's presenta uno degli appuntamenti più significativi dell'intero programma estivo: «Collection Roger Thérond, une passion française», una mostra (sino al 16 luglio) concepita per celebrare il bicentenario della fotografia attraverso una delle più prestigiose collezioni private mai riunite in Francia. Roger Thérond, storico direttore di Paris Match, è stato una figura fondamentale nella cultura fotografica europea. Per decenni ha coltivato con discrezione una raccolta straordinaria, costruita seguendo esclusivamente la qualità artistica delle immagini e la loro capacità di raccontare la storia del medium. L'esposizione parigina offre una prima selezione di circa trenta opere che anticipano la grande vendita all’asta prevista da Christie’s nel mese di novembre. Si tratta di fotografie che rappresentano autentiche pietre miliari della storia dell'immagine, opere che documentano l’evoluzione del linguaggio fotografico dalla fine dell’Ottocento fino al pieno Novecento, attraversando differenti poetiche, sperimentazioni tecniche e visioni artistiche. La collezione racconta il modo in cui Thérond abbia costruito nel tempo un vero racconto della fotografia moderna, scegliendo opere in grado di dialogare tra loro pur appartenendo a epoche e sensibilità differenti. Tra i lavori esposti figurano immagini di Eugène Atget, maestro della fotografia documentaria che trasformò le strade di Parigi in scenari sospesi nel tempo, insieme a opere destinate a diventare simboli assoluti della storia fotografica del Novecento.

Il progetto trova il suo naturale completamento ad Arles, città che da oltre mezzo secolo rappresenta uno dei principali centri mondiali dedicati alla fotografia grazie ai «Rencontres de la Photographie». Dal 6 al 17 luglio Christie's presenta, negli ambienti dello storico Hôtel Nord-Pinus, una seconda esposizione dedicata a Roger Thérond, costruita come un omaggio alla sua profonda passione per il Sud della Francia. Nato a Sète, Thérond ha sempre mantenuto un legame speciale con il Mediterraneo, con la luce intensa della Camargue, con i paesaggi della Provenza e con il patrimonio storico di Arles. La mostra restituisce questa dimensione personale attraverso una selezione di circa trenta stampe dedicate ai paesaggi e ai volti del Sud, realizzate da alcuni dei più grandi protagonisti della fotografia internazionale.

Il percorso riunisce opere di Gustave Le Gray, uno dei pionieri assoluti della fotografia ottocentesca, autore delle celebri vedute marine in cui cielo e mare sembrano fondersi in una straordinaria ricerca luministica; di Eugène Atget, che con il suo sguardo poetico documentò luoghi e architetture destinati a scomparire; di Man Ray, protagonista delle avanguardie surrealiste; di Dora Maar, artista capace di coniugare sperimentazione fotografica e sensibilità pittorica; e di Jacques-Henri Lartigue, cronista elegante della vita borghese e del tempo libero nella Francia del Novecento. Quella di Arles si configura come un ritratto intimo del collezionista, rivelando il gusto personale e la sensibilità con cui Thérond ha costruito una raccolta destinata a entrare nella storia del collezionismo fotografico.

A completare il programma estivo è la prima mostra francese dedicata alla designer e gioielliera svizzera Cora Sheibani, ospitata nella sede parigina di Christie's dal 4 al 9 luglio. La sua presenza testimonia la volontà della maison di ampliare costantemente il dialogo tra discipline artistiche differenti, accostando ai grandi maestri della fotografia una delle voci più originali del design contemporaneo. Il lavoro di Cora Sheibani sfugge infatti alle classificazioni tradizionali. Le sue creazioni oscillano tra il gioiello d'autore, l'alta gioielleria e l'oggetto di design, dando vita a un linguaggio personale che combina ricerca estetica, conoscenza scientifica e straordinaria abilità artigianale. Ogni pezzo nasce da un'attenta riflessione sulle qualità delle pietre preziose, sulle loro caratteristiche mineralogiche e sulle possibilità offerte dall'accostamento di colori e materiali spesso inusuali.

La designer trae ispirazione tanto dalla natura quanto dagli oggetti della vita quotidiana, trasformando elementi apparentemente ordinari in composizioni sofisticate e sorprendenti. La semplicità della tradizione svizzera incontra così la migliore manifattura europea, dando vita a opere che uniscono eleganza, ironia e sperimentazione. Non sorprende che le sue creazioni siano regolarmente presentate nelle principali fiere internazionali dedicate al design da collezione e che questa esposizione rappresenti un'importante occasione per il pubblico francese di conoscere un percorso creativo ancora poco esplorato. Attraverso queste quattro mostre, la casa d’aste costruisce un vero itinerario culturale che accompagna il visitatore dalla fotografia delle origini fino alle espressioni più innovative del design contemporaneo con un progetto che va oltre la semplice anticipazione delle future aste e riflette una precisa visione della maison.

 

 

 


 

Vine Errings di Cora Sheibani. Photo: Gisela Torres

Camilla Sordi, 29 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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