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Orologio automa del XVIII secolo con due uccelli canterini, attribuito al celebre orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz

Courtesy of Catawiki

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Orologio automa del XVIII secolo con due uccelli canterini, attribuito al celebre orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz

Courtesy of Catawiki

Quando gli automi erano il futuro: il raro uccello meccanico del Settecento che torna a cantare

Attribuito a Pierre Jaquet-Droz, uno dei pochissimi automi a gabbia sopravvissuti al mondo sarà battuto all'asta su Catawiki. Un capolavoro che racconta la meraviglia tecnologica prima dell'era dell'intelligenza artificiale

Margherita Panaciciu

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Molto prima che l'intelligenza artificiale imparasse a parlare, scrivere e imitare il comportamento umano, l'Europa del XVIII secolo coltivava un'altra ossessione: costruire macchine capaci di sembrare vive. Erano automi di una raffinatezza quasi inconcepibile per l'epoca. Figure che scrivevano, suonavano strumenti musicali, disegnavano. E, soprattutto, uccelli che cantavano. Tra le creazioni più straordinarie sopravvissute di quella stagione irripetibile della meccanica, un rarissimo orologio automa con due uccelli canterini sarà presto protagonista di un'asta su Catawiki (Classic Interiors aperta fino al 5 luglio). Attribuito al celebre maestro orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz, il manufatto potrebbe essere aggiudicato tra i 180mila e i 210mila euro.

A prima vista sembra una preziosa gabbia dorata, un oggetto destinato ad arredare i salotti delle grandi corti europee ma basta metterne in moto il meccanismo perché il metallo sembri trasformarsi in qualcosa di vivo. I due piccoli uccelli iniziano a ruotare la testa, aprono e chiudono le ali, muovono il becco e intonano un canto sorprendentemente realistico. Nessuna elettricità, nessun circuito, nessun software, soltanto una straordinaria combinazione di molle, ruote dentate, camme e mantici miniaturizzati, frutto di un'ingegneria che ancora oggi continua a stupire restauratori e collezionisti.

Per gli aristocratici del Settecento, assistere a quella scena equivaleva a osservare un piccolo miracolo tecnologico. In un'epoca in cui la scienza iniziava a ridefinire il rapporto tra uomo e natura, questi automi incarnavano il sogno di riprodurre artificialmente la vita. Erano insieme strumenti scientifici, opere d'arte e spettacoli privati, pensati per meravigliare gli ospiti e dimostrare il prestigio culturale dei loro proprietari.

Pierre Jaquet-Droz, cui questo esemplare è attribuito, è una delle figure più affascinanti della storia dell'orologeria. Nato nel 1721, fu tra i grandi pionieri dell'automazione meccanica. I suoi celebri automi, il Disegnatore, lo Scrivano e la Musicista, sono ancora oggi conservati e funzionanti, testimonianza di un livello di precisione che continua a impressionare gli ingegneri contemporanei. Le gabbie con uccelli canterini rappresentano una delle espressioni più poetiche della sua scuola, oggetti in cui la tecnica scompare dietro l'illusione della natura.

La loro rarità è estrema. Gli esperti stimano che nel mondo siano sopravvissuti soltanto tra i 30 e i 70 esemplari comparabili, molti custoditi in musei o in collezioni private difficilmente accessibili. La comparsa sul mercato di uno di questi automi è quindi un evento inconsueto, destinato ad attirare l'attenzione del collezionismo internazionale. L'esemplare che sarà battuto all'asta è stato sottoposto a un accurato restauro conservativo che ne ha preservato il funzionamento originale, consentendo ancora oggi di assistere allo stesso spettacolo che incantava le corti europee oltre due secoli e mezzo fa.

«Questi oggetti erano, in sostanza, i robot del XVIII secolo», osserva Anna Hue Roques, esperta di mobili antichi e opere d'arte di Catawiki. «Univano scienza, meccanica, musica e arti decorative in un modo che all'epoca appariva quasi magico. Nell'era degli smartphone e dell'intelligenza artificiale è facile dimenticare quanto fosse straordinario vedere un uccello cantare e muoversi esclusivamente grazie a un meccanismo, soprattutto con un canto così dolce e realistico».

Il parallelo con il presente è inevitabile. Se oggi l'innovazione si misura nella capacità degli algoritmi di simulare il linguaggio o la creatività, nel Settecento il confine tra artificiale e naturale passava attraverso minuscoli ingranaggi invisibili. Cambiano le tecnologie, ma non la fascinazione umana per le macchine che sembrano prendere vita. 

L’orologio automa del XVIII secolo sarà in asta fino al 5 luglio. Courtesy of Catawiki

Margherita Panaciciu, 02 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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