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Prima della finale NBA Wembanyama disegna una statua a New York. Il risultato? 32 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e 3 stoppate

Poche ore prima di una delle partite più importanti della sua carriera, Victor Wembanyama è stato visto a New York mentre disegnava una statua nel riservato Gramercy Park

Angelica Kaufmann

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Nelle ore che precedevano Gara 3 delle Finals NBA 2026, mentre New York si preparava al ritorno della finale dopo venticinque anni di assenza, Victor Wembanyama non si trovava in palestra, né in una sala video a studiare schemi e avversari. Il fuoriclasse francese dei San Antonio Spurs è stato invece avvistato nel cuore di Manhattan, all'interno del riservato Gramercy Park, intento a disegnare una scultura insieme alla sorella Eve. Il video, diventato rapidamente virale sui social, mostra il giocatore mentre osserva e schizza sul proprio taccuino la statua di Edwin Booth, celebre attore shakespeariano dell'Ottocento raffigurato nelle vesti di Amleto. Un monumento realizzato nel 1918 dallo scultore Edmond Thomas Quinn e collocato nel parco privato che da oltre un secolo rappresenta uno dei luoghi più esclusivi della città.

Non sorprende che il protagonista di questa vicenda sia proprio il ventiduenne francese. Alto oltre due metri e venti, formatosi in Europa prima di diventare il volto della NBA del futuro, Wembanyama rappresenta una figura profondamente diversa rispetto agli archetipi sportivi del passato. Il suo percorso si è sviluppato in un contesto culturale nel quale la formazione intellettuale e quella atletica non vengono necessariamente percepite come mondi separati. Ancora più interessante è il luogo scelto. Gramercy Park è uno spazio che conserva una forte memoria culturale della città. La statua di Edwin Booth richiama infatti una figura centrale della storia teatrale americana e un momento fondamentale della costruzione dell'identità culturale degli Stati Uniti.

Dopo la vittoria per 115 a 111 degli Spurs sui New York Knicks, Wembanyama è stato interrogato dai giornalisti sulla qualità del proprio disegno. La risposta, accompagnata da un sorriso, è stata essenziale: «Non male. Piuttosto bene». Più significativo del risultato grafico è forse il gesto stesso. Disegnare significa rallentare. Significa osservare. Significa trasformare il tempo dell'attesa in un esercizio di concentrazione. In un'epoca dominata dalla velocità delle immagini e dalla pressione permanente della visibilità, il fatto che uno degli sportivi più osservati al mondo scelga di trascorrere alcune ore davanti a una scultura appare tutt'altro che irrilevante. Il mondo dell'arte osserva da anni come i confini tra discipline stiano progressivamente svanendo. Collezionisti, designer, musicisti, imprenditori e atleti partecipano sempre più allo stesso ecosistema culturale. Non è un caso che molte delle principali fiere e istituzioni internazionali guardino oggi con crescente attenzione allo sport come fenomeno culturale, sociale ed estetico. Poche ore dopo quel disegno, Wembanyama avrebbe realizzato la sua miglior prestazione della serie: 32 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e 3 stoppate. Numeri che hanno contribuito alla vittoria degli Spurs in una delle partite più attese dell'anno.

Angelica Kaufmann, 10 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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