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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliL'archeologia incontra la genetica, la storia dello sport dialoga con il presente e un reperto simbolo della Magna Grecia diventa il punto di partenza per riflettere sul valore culturale dell'atletismo nel Mediterraneo. Con "L'arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo", aperta dal 25 luglio al 10 gennaio 2027, il Museo archeologico nazionale di Taranto (MarTA) propone una mostra che, in concomitanza con i XX Giochi del Mediterraneo, supera la tradizionale esposizione archeologica per costruire un racconto che attraversa oltre duemila anni di storia.
Il fulcro del percorso è il celebre Atleta di Taranto, giovane vincitore delle Grandi Panatenee sepolto nel V secolo a.C. in un monumentale sarcofago dipinto, ritrovato insieme alle quattro anfore panatenaiche che ne attestavano il prestigio agonistico. Da decenni una delle testimonianze più significative della Taranto greca, oggi il reperto torna al centro dell'attenzione grazie ai nuovi studi scientifici condotti sui resti scheletrici.
Tra gli elementi più innovativi della mostra figurano infatti i primi risultati delle analisi genetiche sviluppate dalla Sapienza Università di Roma e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. L'estrazione del DNA da un dente ha consentito di ricostruire alcune caratteristiche biologiche dell'atleta: l'intolleranza al lattosio, l'appartenenza al gruppo sanguigno 0, una predisposizione genetica alla psoriasi e la presenza di una variante oggi associata alle prestazioni negli sport di forza e velocità. Anche il tartaro dentale si è rivelato una preziosa fonte di informazioni, conservando tracce del consumo di molluschi e contribuendo a delinearne le abitudini alimentari. Più che semplici curiosità, questi dati dimostrano come la ricerca biomolecolare stia aprendo nuove prospettive nello studio delle società antiche.
L'impianto espositivo, tuttavia, non si limita alla dimensione scientifica. Attraverso cinquantatré reperti, molti dei quali provenienti dai depositi del museo e presentati dopo nuovi restauri e riletture, la mostra ricostruisce il ruolo dell'attività fisica nella paideia, il modello educativo del mondo greco che faceva della formazione del corpo un elemento inscindibile dalla costruzione del cittadino. Ceramiche, sculture e testimonianze archeologiche documentano la partecipazione degli atleti della Magna Grecia alle grandi competizioni panelleniche, restituendo il valore politico e identitario che lo sport rivestiva nelle città del Mediterraneo antico.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l'ampliamento dello sguardo oltre il mondo greco. Una sezione, realizzata nell'ambito della International School of Cultural Heritage, mette infatti in dialogo le pratiche atletiche della Magna Grecia con quelle documentate in Egitto, Tunisia, Marocco e Tanzania, grazie al contributo di archeologi e professionisti provenienti da diversi Paesi africani. La prospettiva comparativa restituisce così un Mediterraneo inteso come spazio condiviso di circolazione culturale piuttosto che come semplice confine geografico.
Il percorso si apre inoltre ai linguaggi contemporanei. La figura dell'Atleta di Taranto diventa protagonista di un cortometraggio animato attualmente in produzione da Nasse Animation Studio, di cui sono presentati alcuni frame preparatori, mentre l'illustratore Sal Velluto, noto per il suo lavoro con Marvel e DC Comics, firma un'interpretazione originale del celebre reperto. La mostra include anche una sezione dedicata allo sport contemporaneo, con cimeli appartenuti a figure simboliche dello sport pugliese, tra cui Erasmo Iacovone, Benedetta Pilato e Antonella Palmisano, creando un ponte ideale tra gli eroi dell'antichità e quelli del presente.
Angelica Kaufmann
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