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Da Morterone alla Bocconi: quando l’università accoglie un museo diffuso di arte contemporanea

La dodicesima edizione della Bocconi Art Gallery dedica un ampio focus all'esperienza di Morterone, il piccolo borgo lecchese che dagli anni Ottanta ha costruito uno dei più significativi musei d'arte contemporanea all'aperto in Italia. Trentacinque opere ripercorrono una ricerca che intreccia arte, paesaggio, filosofia e poesia, confermando il ruolo dell'università come luogo di incontro tra formazione, cultura e sperimentazione.

Angelica Kaufmann

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Il piccolo borgo di Morterone, incastonato alle pendici del Resegone, approda nel cuore dell'Università Bocconi. La dodicesima edizione della Bocconi Art Gallery (BAG), con la regia di Francesco Castellani, dedica infatti un'ampia sezione all'attività dell'Associazione Culturale Amici di Morterone, offrendo al pubblico milanese l'occasione di rileggere uno dei progetti più originali sviluppati in Italia sul rapporto tra arte contemporanea, natura e territorio.

Negli spazi dell'ateneo sono presentate 35 opere di artisti italiani e internazionali appartenenti a diverse generazioni, protagonisti di un percorso iniziato a metà degli anni Ottanta e sviluppatosi attraverso una continua relazione con il paesaggio del piccolo comune lecchese. L'allestimento ricostruisce idealmente le mostre che negli anni hanno animato Morterone e dialoga con la recente attività della Casa dell'Arte, inaugurata nel 2021 come naturale evoluzione del progetto originario.

L'iniziativa restituisce la storia di un'esperienza che ha anticipato molte delle riflessioni oggi centrali nel dibattito internazionale sull'arte ambientale e sul rapporto tra istituzioni culturali e territorio. Grazie all'attività dell'Associazione Culturale Amici di Morterone, il paese è infatti diventato nel tempo un vero e proprio museo d'arte contemporanea all'aperto, con oltre quaranta opere permanenti disseminate tra prati, sentieri, abitazioni e spazi pubblici, trasformando il paesaggio in un luogo di produzione culturale anziché in un semplice scenario espositivo. Alla base del progetto si colloca il pensiero poetico e filosofico di Carlo Invernizzi, che attraverso il concetto di Natura Naturans propone una concezione della natura come processo vitale continuo, nel quale l'essere umano non occupa una posizione esterna o dominante, ma partecipa al divenire del mondo. È questa visione ad aver orientato, nel corso dei decenni, il dialogo tra artisti, scrittori, filosofi e critici coinvolti nelle iniziative di Morterone, costruendo un laboratorio culturale capace di coniugare ricerca artistica e riflessione sul paesaggio.

La scelta della Bocconi assume anche un significato istituzionale. Dal 2009, quando il progetto nacque da un'intuizione di Severino Salvemini, sostenuto dal collezionista Giuseppe Panza di Biumo, la Bocconi Art Gallery ha progressivamente trasformato il campus universitario in uno spazio dedicato all'arte contemporanea, coinvolgendo artisti, gallerie e collezionisti attraverso prestiti, comodati e donazioni che hanno dato origine a una collezione permanente oggi composta da una ventina di opere.

L'iniziativa riflette una tendenza sempre più diffusa a livello internazionale: l'università non come semplice luogo della formazione specialistica, ma come infrastruttura culturale aperta, capace di integrare ricerca, produzione artistica e partecipazione pubblica. In questo contesto, l'arte contemporanea non assume una funzione decorativa, ma diventa uno strumento di conoscenza, capace di modificare la percezione degli spazi e di stimolare nuove forme di relazione tra comunità, studenti e visitatori.

Il dialogo tra Morterone e Bocconi mette così in relazione due modelli apparentemente lontani: da un lato il piccolo paese montano che ha costruito la propria identità attraverso il rapporto tra arte e natura; dall'altro una delle principali università europee, che sceglie di inserire la pratica artistica all'interno del proprio progetto culturale. A unirli è l'idea che l'arte possa produrre conoscenza attraverso il confronto con il contesto in cui si manifesta, trasformando tanto il paesaggio naturale quanto quello urbano in luoghi di esperienza e di pensiero.

Angelica Kaufmann, 19 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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