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Marta Papini

Foto Giorgio Perottino

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Marta Papini

Foto Giorgio Perottino

Premio Diana Bracco - Imprenditrici ad arte Quarta edizione. MARTA PAPINI

Torna anche nel 2026 la rubrica di approfondimento dedicata al premio che celebra la figura dell’imprenditrice in ambito artistico, assegnato in occasione di Artissima a Torino

Nato nel 2023 su iniziativa della Fondazione Bracco in collaborazione con la Fondazione Roberto De Silva e Diana Bracco (Milano, Italia), il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte individua nella gallerista donna una figura chiave della produzione culturale contemporanea, capace di coniugare il coraggio del rischio d'impresa con il rigore della ricerca curatoriale, la prospettiva finanziaria con la cura delle relazioni umane e artistiche. Così, ogni anno, in occasione di Artissima, la fiera d’arte contemporanea di Torino, il riconoscimento seleziona - attraverso una giuria di tre professionisti sempre diversa - una gallerista emergente con sede in Italia la cui traiettoria si sia distinta nella valorizzazione dei giovani talenti e nella proposta di un modello personale. 

Quest'anno la giuria è composta da Nicoletta Fiorucci, collezionista e fondatrice della Nicoletta Fiorucci Foundation (Londra, Regno Unito), Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Bergamo, Italia), e Marta Papini, curatrice indipendente e direttrice artistica del progetto Radis (Italia).

Li abbiamo intervistati, uno alla volta, per approfondire la loro visione sul Premio, Artissima e il sistema dell'arte in senso più ampio. Ecco la conversazione con Marta Papini.

L'albo d'oro del Premio dimostra come esistano diverse modalità per affermarsi come gallerista. Quanto è importante avere un'identità precisa, distinguibile, per avere successo nel mondo dell'arte? Esistono qualità e competenze da cui non si può prescindere?
Un’identità precisa è importante ed è il risultato di scelte coerenti nel tempo, che rendono un programma riconoscibile e credibile, ma anche in continua evoluzione. Quello del gallerista è, a mio avviso, uno dei mestieri più complessi del sistema dell’arte. Come la curatela, richiede visione e intuizione, una conoscenza profonda del sistema e una grande capacità di dialogo con interlocutori molto diversi tra loro: artisti, collezionisti, istituzioni, critica.

Oltre all'aspetto economico, la galleria si configura spesso come uno spazio di ascolto, confronto e crescita condivisa con gli artisti. Quanto incide l’approccio relazionale e di cura nel successo a lungo termine di una realtà emergente?
Penso che la crescita includa anche un momento di rottura, un po’ come accade ai figli quando si separano dai genitori. Nelle realtà medio-piccole il rapporto tra gallerista e artista è anche una relazione personale e, come tale, non può essere statica. Accompagna una fase precisa della carriera dell’artista che inevitabilmente a un certo punto “lascia il nido”. La sfida per la galleria è continuare a fare ricerca e scouting in modo efficace. Questo non significa che la galleria resti ferma: la crescita di un artista, o di un gruppo di artisti, si riflette sul suo percorso e le offre l’opportunità di crescere di pari passo.

Come si integra la visione di una galleria privata nel tessuto più ampio del collezionismo e delle istituzioni pubbliche?
Credo che la galleria vada intesa non solo come spazio espositivo o come programma, ma come un sistema di relazioni, reso possibile dalle persone che vi lavorano. È questo che le rende un punto di riferimento per artisti, collezionisti e istituzioni. Diventa così un luogo d’incontro in cui ciascuno fa la propria parte con competenza e serietà.

In che misura le gallerie emergenti rappresentano oggi il canale primario attraverso cui il nuovo e l'inedito entrano nel sistema?
È senza dubbio un canale importante, anche se, per quanto mi riguarda, il contatto diretto con l’artista resta imprescindibile. Detto questo, le gallerie svolgono un lavoro di ricerca di cui beneficiamo tutte e tutti. Il valore non sta tanto in ciò che mostrano in fiera o in sede, quanto nel lavoro che c’è dietro: le comunicazioni mirate, i portfolio, la cura dell’archivio, gli studio visit, la distribuzione delle pubblicazioni. Sono strumenti indispensabili per la ricerca curatoriale. Senza un buon lavoro da parte delle gallerie, sarebbero molto meno sistematizzati.

In qualità di giurato/a di questa edizione ad Artissima, qual è il segnale, la tendenza o la visione d'impresa che spera di intercettare tra le gallerie candidate del 2026?
Mi piacerebbe essere sorpresa da una visione che si prende dei rischi e che esprime un’urgenza. Cercherò gallerie capaci di difendere con convinzione le proprie scelte, anche quando sono meno immediate, e di costruire attorno ai propri artisti un percorso solido nel tempo.

Qual è il contributo più significativo che un riconoscimento come il Premio Diana Bracco apporta all'intero ecosistema dell'arte contemporanea?
Oggi più che mai è necessario sostenere gallerie coraggiose, capaci di fare ricerca, di assumersi dei rischi e di accompagnare artiste e artisti emergenti in un percorso di crescita e di riconoscimento internazionale. Questo vale a maggior ragione quando a farlo sono donne imprenditrici. Il Premio Diana Bracco valorizza esattamente queste qualità. In una società ancora fortemente patriarcale come quella italiana, sostenere l’imprenditoria femminile significa anche contribuire a cambiare le regole del gioco.

Davide Landoni, 20 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Davide Landoni

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