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Giusti Lorenzo

Foto Antonio Maniscalco

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Giusti Lorenzo

Foto Antonio Maniscalco

Premio Diana Bracco - Imprenditrici ad arte Quarta edizione. LORENZO GIUSTI

Torna anche nel 2026 la rubrica di approfondimento dedicata al premio che celebra la figura dell’imprenditrice in ambito artistico, assegnato in occasione di Artissima a Torino

Nato nel 2023 su iniziativa della Fondazione Bracco in collaborazione con la Fondazione Roberto De Silva e Diana Bracco (Milano, Italia), il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte individua nella gallerista donna una figura chiave della produzione culturale contemporanea, capace di coniugare il coraggio del rischio d'impresa con il rigore della ricerca curatoriale, la prospettiva finanziaria con la cura delle relazioni umane e artistiche. Così, ogni anno, in occasione di Artissima, la fiera d’arte contemporanea di Torino, il riconoscimento seleziona - attraverso una giuria di tre professionisti sempre diversa - una gallerista emergente con sede in Italia la cui traiettoria si sia distinta nella valorizzazione dei giovani talenti e nella proposta di un modello personale. 

Quest'anno la giuria è composta da Nicoletta Fiorucci, collezionista e fondatrice della Nicoletta Fiorucci Foundation (Londra, Regno Unito), Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Bergamo, Italia), e Marta Papini, curatrice indipendente e direttrice artistica del progetto Radis (Italia).

Li abbiamo intervistati, uno alla volta, per approfondire la loro visione sul Premio, Artissima e il sistema dell'arte in senso più ampio. Ecco la conversazione con Lorenzo Giusti.

L'albo d'oro del Premio dimostra come esistano diverse modalità per affermarsi come gallerista. Quanto è importante avere un'identità precisa, distinguibile, per avere successo nel mondo dell'arte? Esistono qualità e competenze da cui non si può prescindere? 
All'inizio è fondamentale avere un'identità forte, un taglio, una visione, una coerenza che si riconosca come aderente a sé e che sia riconoscibile all’esterno. Servono coraggio e audacia per affermarsi in un sistema competitivo e affollato. Tuttavia, nel percorso di crescita diventa altrettanto importante saper aggiornare quella visione, metterla in discussione, farla evolvere. Una galleria, come una persona, non può restare ferma su intuizioni primigenie per tutta la sua esistenza. La capacità di trasformarsi, di rileggere il proprio lavoro alla luce di ciò che accade intorno, è ciò che distingue un progetto destinato a durare da uno che si esaurisce nella propria formula. 

Oltre all'aspetto economico, la galleria si configura spesso come uno spazio di ascolto, confronto e crescita condivisa con gli artisti. Quanto incide l'approccio relazionale e di cura nel successo a lungo termine di una realtà emergente? 
Non ho mai gestito una galleria, né mi sono mai occupato di arte dal punto di vista commerciale. Posso però osservare che l'arte è un oggetto-soggetto che vive di relazioni, che si esprime proprio nella relazione. Un'opera non ha mai un valore in sé: il suo significato si definisce sempre in rapporto a qualcosa – un contesto, un tempo, un momento storico. Per questo le gallerie non possono trattare il lavoro artistico come un bene separato da questo sistema di relazioni. Curare la relazione con gli artisti, con i collezionisti, con le istituzioni è parte costitutiva del lavoro stesso e della crescita di realtà emergenti. 

Come si integra la visione di una galleria privata nel tessuto più ampio del collezionismo e delle istituzioni pubbliche?
Rispondo dal punto di vista dell'istituzione pubblica. La galleria può giocare un ruolo importante quando si lavora alla valorizzazione del lavoro di un/un'artista che questa rappresenta in tante maniere differenti: attraverso l'affiancamento nelle fasi iniziali di un progetto espositivo, il sostegno alle produzioni, il contributo alle pubblicazioni, ad esempio. È chiaro che il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato va sempre approcciato con etica e consapevolezza, ma questo non significa che le due dimensioni debbano restare necessariamente separate.

In che misura le gallerie emergenti rappresentano oggi il canale primario attraverso cui il nuovo e l'inedito entrano nel sistema? 
Le gallerie emergenti sono certamente un canale privilegiato attraverso cui curatori e istituzioni vengono a conoscenza di nuove proposte artistiche. Con un sistema dell'arte che si è allargato in modo esponenziale, non è più possibile immaginare di dominare un campo che è diventato vastissimo rispetto alle prime esperienze dell'arte contemporanea. In questo senso, le gallerie emergenti funzionano come un primo filtro, un punto di riferimento che aiuta curatori e istituzioni nel loro lavoro di indagine. Naturalmente non ci si può limitare a guardare solo al lavoro delle gallerie: è importante tenere l'attenzione rivolta anche alle scuole, ai percorsi di formazione, agli spazi non profit. Ma le gallerie restano un interlocutore molto significativo. 

In qualità di giurato di questa edizione, qual è il segnale, la tendenza o la visione d'impresa che spera di intercettare ad Artissima tra le gallerie candidate del 2026? 
Mi aspetto gallerie che attraverso gli artisti che rappresentano, attraverso le opere che scelgono di mostrare, sappiano riportare al centro una consapevolezza della complessità del tempo presente – non un distaccamento dalla realtà, ma la capacità di proporre prospettive, traiettorie, chiavi di lettura. Spero, in questo senso, di incontrare bravi artisti e brave artiste, opere sorprendenti, stimolanti, coraggiose. Opere che possano essere avventurose. 

Qual è il contributo più significativo che un riconoscimento come il Premio Diana Bracco apporta all'intero ecosistema dell'arte contemporanea? 
Credo sia importante, ancora in questa fase, ribadire il valore di percorsi al femminile – di impresa e non solo –. Il mondo dell'arte, come molti altri ambiti, non ha ancora del tutto equilibrato il divario di genere su tanti fronti. Un premio come questo contribuisce a rendere visibili modelli che meritano attenzione e riconoscimento.

Davide Landoni, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Davide Landoni

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