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Fine Arts Paris 2026

© Tanguy de Montesson

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Fine Arts Paris 2026

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Fine Arts Paris sotto la cupola del Grand Palais: come sono andate le vendite

La fiera ammiraglia per l'arte antica in Francia torna nella sua sede storica con 100 gallerie internazionali. Tra rarità da collezione, l'arredamento di Versailles e le icone dell'Art Déco, il racconto dell'evento che apre la stagione della Ville Lumiere

Davide Landoni

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Sotto il soffitto vetrato del Grand Palais, l’autunno parigino ha incastonato Fine Arts Paris come fiera inaugurale della stagione, che vedrà il collezionismo d'alto profilo frequentare spesso la capitale francese. Giunta alla sua quinta edizione e inserita nel raffinato allestimento curato dall'architetto Charles Zana, la fiera (dal 19 al 23 settembre 2026) ha chiuso i battenti registrando un gran flusso di vendite da parte dei 105 galleristi presenti. Spicca, nel pool di collezionisti, l'affluenza istituzionale di primo piano, unita all'arrivo di una nuova clientela internazionale proveniente da Stati Uniti, Sud America e Asia, al riparo dalle turbolenze geopolitiche globali.

I bollini rossi si sono accesi fin dalle prime ore della preview, guidati dagli acquisti dei musei. Un'importante istituzione asiatica ha siglato un'operazione su vasta scala rilevando 15 opere da diversi stand, tra cui un dipinto di Pissarro proposto dal gallerista tedesco Utermann. Sul fronte dei musei francesi, il Musée des Beaux-Arts d’Orléans ha riservato la terracotta di Louis Delaville Jeunes enfants en uniforme jouant avec une chèvre presso Trebosc & Van Lelyveld (che ha piazzato 10 opere nelle prime ore), mentre il Musée des Impressionnismes di Giverny si è assicurato uno studio a pastello di Vuillard da Galerie Alexis Pentcheff. Trattative riservate e acquisizioni istituzionali hanno premiato anche le opere su carta di Galerie de Bayser (15 pezzi venduti tra dipinti e disegni a collezioni pubbliche europee e americane), un autoritratto inedito di Drouais - allievo di David - da Didier Aaron & Cie, e un corpus di 11 xilografie originali e cinque matrici in rame di Gustave Moreau (1855-1873) cedute da Galerie Chaptal a una fondazione privata transalpina.

La forza della piazza parigina, sempre più primo polo europeo, si è misurata soprattutto sulla capacità di attrazione verso collezionisti di nuova generazione. Sullo stand del presidente della fiera Xavier Eeckhout, un caminetto in rame sbalzato a motivi animali di Attilio Nani è stato acquistato per circa 100 mila euro da un acquirente spagnolo. Analoga sorte per Les Catamurons (1964), olio su carta di Simon Hantaï presentato da Galerie Jean-François Cazeau, passato di mano per circa 100 mila euro.

Landau Fine Art, Fine Arts Paris 2026 © Tanguy de Montesson

HELENE BAILLY MARCILHAC, Fine Arts Paris 2026 © Tanguy de Montesson

Anche la scultura antica e moderna ha registrato trattative immediate: Galerie Nicolas Bourriaud ha venduto il raro bronzo Beethoven, tête dite Hébrard (1901) di Bourdelle a un collezionista americano, la Panthère tournante (1933) di Maurice Prost a un acquirente belga e la maquette del Cheval blessé (1884) di Meissonnier. Risultati a cinque e sei cifre per la terracotta di Simon Challe del 1754 ceduta da Édouard Ambroselli a una collezione svizzera, per una scultura femminile indonesiana in legno (XIX-XX sec.) venduta da Galerie Schoffel de Fabry per oltre 100 mila euro, e per la scultura in bronzo di Robert Couturier affiancata a due olii di Poliakoff (circa 150.000 euro complessivi) da Galerie Dina Vierny.

Il settore dell'arte moderna ha visto vendite sostenute per i maestri del Novecento. Galerie de Souzy ha collocato il disegno a carboncino Portrait de Femme, Liban (1948) di Henri Matisse a 100 mila euro, mentre Hélène Bailly Marcilhac e Galerie Berès hanno piazzato opere di Picasso, Marquet, Sonia Delaunay, Vieira da Silva, Maurice Denis e bronzi di Bugatti. Nel comparto degli Old Masters spiccano i successi di Galerie Michel Descours, con la vendita della grande tela Le dévouement des bourgeois de Calais di Alexandre-Evariste Fragonard, e il Cristo Deriso del Maestro del Lume di Candela da Jacques Leegenhoek. Ottima performance anche per le arti asiatiche, con Jean-Christophe Charbonnier che ha ceduto il 90% degli elmi e delle armature giapponesi esposte.

Un debutto positivo ha segnato l'esordio delle gallerie britanniche e delle giovani realtà inserite nella nuova sezione New Horizons. Tra i nuovi arrivi, Galerie Waddington Custot ha piazzato subito lavori di Anna-Eva Bergman, Fabienne Verdier, Kupka e Flanagan, Toby Campbell Fine Art ha ceduto un ritratto di Sarah Bernhardt firmato da Louis-Albert Besnard (15 mila euro) e il dipinto Cirrus di Hisao Domoto (10.000 euro), mentre Galerie Chenel ha registrato 11 vendite nella fascia tra cinque e sei cifre, compreso un volto femminile in marmo di epoca greca (IV sec. a.C.). Infine, il duo belga Haesaerts–le Grelle ha conquistato il Premio CPGA–Fine Arts Paris registrando il tutto esaurito sullo stand dedicato all'architetto dell'Art Nouveau Gustave Serrurier-Bovy, confermando l'efficacia di un formato che dà appuntamento al Grand Palais dal 17 al 22 settembre 2027.

Galerie Tarantino, Fine Arts Paris 2026 © Tanguy de Montesson

Steinitz, Fine Arts Paris 2026 © Tanguy de Montesson

Davide Landoni, 30 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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