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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliL’autorevolezza si costruisce col tempo, attraverso la sedimentazione delle iniziative e dei successi, delle intuizioni e dei risultati che ne derivano. Costanza e impegno sono gli attributi principali di un’impresa che mira a estendersi nel tempo, di una visione che vuole farsi sempre più concreta ogni anno che passa, fino a delineare uno storico che ne legittimi l’importanza. Nel caso di un premio artistico, nel caso specifico del Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte, la sua rilevanza si misura non solo in qualità di attestato di merito e sostegno economico (10 mila euro alla vincitrice), ma soprattutto nella sua capacità di influire sui modelli culturali dominanti, modificandoli dall’interno. Impatto critico che, alla vigilia della sua quarta edizione, ha maturato un vissuto sufficientemente spesso da poterlo vedere con chiarezza. E potersi permettere una riflessione su di esso.
Nato nel 2023 su iniziativa della Fondazione Bracco in collaborazione con la Fondazione Roberto De Silva e Diana Bracco (Milano, Italia), il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte individua nella gallerista donna una figura chiave della produzione culturale contemporanea, capace di coniugare il coraggio del rischio d'impresa con il rigore della ricerca curatoriale, la prospettiva finanziaria con la cura delle relazioni umane e artistiche. Così, ogni anno, in occasione di Artissima, la fiera d’arte contemporanea di Torino, il riconoscimento seleziona - attraverso una giuria di tre professionisti sempre diversa - una gallerista emergente con sede in Italia la cui traiettoria si sia distinta nella valorizzazione dei giovani talenti e nella proposta di un modello personale.
Oggi che la sua vicenda inizia a farsi cronaca e la sua cronaca prospettiva storica, il Premio Diana Bracco, e il suo albo d’oro, si rivelano un osservatorio privilegiato per mappare l’eterogeneità galleristica nel nostro Paese, e delle storie personali che la animano. Dal concetto tradizionale di spazio commerciale a quello di comunità orizzontale, fino a modelli flessibili in grado di fare della provincia uno snodo globale e dell'affinità generazionale un fattore strategico di crescita.
Agnieszka Fąferek di Eastcontemporary © Lorenzo Lanzo
Carla Chiarchiaro, Galleria ADA, Premio Bracco, Artissima 2023 © Photo Credits: Perottino-Piva-Peirone / Artissima 2023
A inaugurare la storia del Premio, la vincitrice della prima edizione del 2023 è stata Carla Chiarchiaro, fondatrice della galleria ADA (Roma, Italia). Nata nel 2017 come project space nei pressi di Villa Ada e poi trasferitasi nel quartiere di Trastevere, la struttura guidata da Chiarchiaro - che ha alle spalle un Master in Mercato dell'Arte Contemporanea a Madrid e anni di esperienza in gallerie come Federica Schiavo Gallery (Milano, Italia) e Frutta (Roma, Italia) - ha convinto la giuria per la capacità di superare l'annoso tabù che separa la sostenibilità finanziaria dalla qualità curatoriale. Chiarchiaro ha dimostrato come la galleria debba essere concepita come un'impresa professionale strutturata, i cui profitti a lungo termine sono condizione indispensabile per reinvestire in produzioni complesse, come dimostrano le mostre dedicate a Jacopo Belloni a Lou Masduraud. Un'impostazione che ha trasformato lo spazio romano in un incubatore di relazioni affettive e collezionistiche, in cui l'ecosistema umano e la tenuta d'impresa avanzano alla medesima velocità. Per sostenere gli artisti, le basi della galleria devono essere più che solide. L’equilibrio finanziario è il volano per gli slanci creativi.
Nel 2024 la vittoria di Agnieszka Faferek, anima della galleria Eastcontemporary (Milano, Italia), ha focalizzato l'attenzione sul valore di un progetto che ha superato distanze geografiche e ostacoli culturali, forte dei caratteri distintivi della sua visione. Nata in Polonia nel 1992 e formatasi tra Londra e la Peggy Guggenheim Collection (Venezia, Italia), Faferek ha aperto il suo spazio a Milano in via Pecchio verso la fine del 2020. Inizialmente configurato come no-profit, nel pieno rigore dell'emergenza pandemica, lo spazio si è trasformato nell'arco di soli sei mesi in una galleria commerciale a tutti gli effetti. Con un programma coraggioso focalizzato quasi esclusivamente su artiste nate negli anni '90 e provenienti dall'Europa centrale e orientale, da Mila Panic ad Anastasia Sosunova, fino al solo show di Aziza Kadyri presentato proprio ad Artissima, Faferek ha saputo intercettare un pubblico internazionale traducendo le proprie origini e la sensibilità generazionale in una precisa linea di mercato e di ricerca. Con un’identità chiara e un programma privo di compromessi, Faferek è riuscita a inserirsi in un sistema storicamente refrattario alle novità, dichiarando a gran voce la propria unicità.
L'edizione 2025, infine, ha consacrato la visione di Marta Barbieri e Paola Bonino, fondatrici di galleria UNA (Piacenza, Italia / Milano, Italia), la cui affermazione ha dimostrato come non esista un unico luogo e un unico modo per raggiungere il successo. Territorio decentrati, periferici rispetto ai classici centri nevralgici, possono funzionare come propulsori inaspettati per artisti (e gallerie) emergenti. Nata nel 2018 lontana dai tradizionali poli di Milano, Torino, Roma o Venezia, UNA ha trasformato Piacenza in un laboratorio di riflessione a lungo termine, privilegiando l’attenzione e la cura: tanto delle mostre, quanto degli artisti stessi. Una crescita costruita passo dopo passo che ha trovato la sua naturale evoluzione con l'approdo nel 2025 al settore Present Future di Artissima, con un booth immersivo dedicato a Valentina Furian, valso all'artista l'acquisizione da parte del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Rivoli, Italia). E successivamente nell'inaugurazione nel 2025 di una seconda sede a Milano, in via Lazzaro Palazzi, a conferma di un disegno d'impresa ormai pronto per la proiezione internazionale.
Un'opera di Valentina Furian esposta da UNA ad Artissima 2025. Photo courtesy: © Perottino-Piva-Castellano-Bergadano / Artissima
Se ciascuna di queste storie racconta una diversa declinazione del coraggio imprenditoriale, il filo rosso che le unisce è la natura stessa del Premio, radicata nella visione di Diana Bracco e della sua Fondazione. «L’idea è quella di sostenere la crescita delle donne nel mondo dell’arte e della cultura, incoraggiando le nuove generazioni a coniugare visione imprenditoriale e ricerca artistica», sottolinea Diana Bracco. «Sono profondamente convinta che il punto di vista femminile rappresenti un arricchimento in qualunque campo, e che lo sguardo attento delle donne porti sempre un importante contributo innovativo in termini di creatività, competenza, profondità. Nessuna organizzazione può davvero prosperare se non sa valorizzare pienamente il talento femminile».
«Saper guardare lontano, capendo il talento dei giovani è una dote che accomuna molte galleriste», aggiunge Diana Bracco guardando alla crescita e al ruolo delle realtà vincitrici. «Intuito, sensibilità, ascolto, capacità di prendersi cura e aiutare gli artisti sono doti che queste imprenditrici aggiungono alla competenza e alla tenacia, ingredienti oggi indispensabili per chi fa impresa in ogni campo. La cultura è il cemento di tutti i territori italiani e permette loro di comunicare: la lingua del Bello è davvero universale».
L'edizione 2026 avvalora questa visione affidandosi a una giuria composta da Nicoletta Fiorucci, collezionista e fondatrice della Nicoletta Fiorucci Foundation (Londra, Regno Unito), Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Bergamo, Italia), e Marta Papini, curatrice indipendente e direttrice artistica del progetto Radis (Italia). Il premio promosso dalla Fondazione Bracco si conferma così uno strumento strutturale di legittimazione e uno straordinario propulsore di carriera, capace di dimostrare che sostenere le imprenditrici dell'arte oggi significa porre le basi per l’intero ecosistema di domani.
Davide Landoni
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