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Art Basel Paris

Courtesy of Art Basel

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Le novità di Art Basel Paris 2026: il cuore della fiera sarà la città

Una questione identitaria ma anche economica per la manifestazione, che mette Parigi al centro della sua quinta edizione, con 211 gallerie internazionali e una forte componente francese

Camilla Sordi

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Se Art Basel Paris sta crescendo a vista d'occhio nelle gerarchie fieristiche mondiali lo deve anche, e non potrebbe essere altrimenti, alla città che la ospita. Ecco quindi che la sua quinta edizione, in programma al Grand Palais dal 23 al 25 ottobre 2026 (con giornate di anteprima il 21 e 22 ottobre), segna una svolta nell'identità della manifestazione, che mette Parigi al centro dell'evento. Sotto la nuova direzione di Karim Crippa, la fiera sceglie di porre la capitale francese non soltanto come semplice cornice ospitante, ma come fulcro e parte integrante della propria visione culturale. Un orientamento sostenuto dal peso specifico del mercato d'oltralpe. Secondo l'ultimo Art Basel & UBS Global Art Market Report 2026, la Francia si attesta infatti come quarto mercato dell'arte a livello globale e primo nell'Unione Europea, con un fatturato che ha raggiunto i 4,5 miliardi di dollari.

L'impostazione diffusa della rassegna unisce la proposta degli spazi espositivi ufficiali a un dialogo diretto con le istituzioni cittadine, i musei, i luoghi pubblici e le comunità creative della città. In fiera, la presenza di 211 gallerie internazionali - di cui 64 con sede o spazi operativi in Francia - riflette la densità dell'ecosistema parigino. Tra le novità strutturali dell'edizione 2026 spicca la riorganizzazione di sezioni storiche e programmi d'approfondimento. La sezione Premise, dedicata a progetti curatoriali e di ricerca storico-artistica su pratiche d'avanguardia e maestri poco storicizzati, incrementa la propria presenza accogliendo dodici gallerie e trasferendosi negli spazi più ampi del Salon Seine. Allo stesso modo, il ciclo di incontri Conversations trova una nuova collocazione all'interno dell'Auditorium del Grand Palais, mentre l'ingresso da Square Jean Perrin offre un ulteriore punto d'accesso alla sede principale.

I settori espositivi si articolano tra la sezione ammiraglia Galeries, che ospita 183 realtà storiche e contemporanee, ed Emergence, posizionata sulle balconate della navata centrale. Quest'ultima raccoglie sedici presentazioni monografiche dedicate ad artisti emergenti, registrando un profondo rinnovamento con dodici gallerie al loro esordio e una marcata apertura a linguaggi installativi e multidisciplinari. Nel settore principale si contano inoltre trentadue nuovi ingressi complessivi e la promozione di sei gallerie precedentemente iscritte ad Emergence (tra cui Petrine e The Pill), a testimonianza della mobilità interna della fiera. Si consolida anche la tendenza alla collaborazione tra gallerie: ventiquattro espositori daranno vita a dodici stand condivisi, favorendo il confronto tra programmi ed eredità artistiche differenti.

Il legame tra la fiera e la città si sviluppa in modo organico e manifesto attraverso l'espansione del Public Program, che porta installazioni d'arte pubblica e commissioni site-specific in luoghi simbolo della capitale, tra cui il Petit Palais, il Palais d’Iéna, la Cité de l’architecture et du patrimoine, i Beaux-Arts de Paris, la spianata dei Droits-de-l’Homme e l'Avenue Winston-Churchill. A questa dimensione territoriale si affianca il ritorno dell'iniziativa Oh La La!, il format che invita le gallerie a riallestire i propri stand a metà fiera con opere inedite. L'edizione 2026 dell'operazione vede la direzione artistica dell'attrice Philippine Leroy-Beaulieu, che ha strutturato il percorso attorno al tema Miti e Leggende.

Entrando nel merito delle anticipazioni, i percorsi espositivi del settore Galeries mettono in luce la pluralità della scena parigina e internazionale, intrecciando testimonianze storiche ed espressioni contemporanee. Tra le proposte che uniscono arte e letteratura spiccano la presentazione di Galerie Isabella Bortolozzi, con quattordici fotografie scattate dalla scrittrice e Premio Nobel Annie Ernaux insieme al marito Marc Marie (all'origine del volume L’Usage de la photo), e i lavori di Tarek Lakhrissi portati da Galerie Allen. L'indagine sulla memoria e sul corpo attraversa le sculture di Julien Creuzet e i dipinti di Pol Taburet da Mendes Wood DM, oltre alle ricerche sulla ricostruzione storica di Kader Attia da mor charpentier e ai lavori di Brassaï esposti da Crèvecœur.

Parallelamente, i grandi mercanti internazionali tracciano un ponte tra i maestri del Novecento e la ricerca odierna. Hauser & Wirth dedica un focus a Louise Bourgeois in concomitanza con la sua retrospettiva alla Bibliothèque nationale de France, affiancandola a opere di Jenny Holzer, Francis Picabia e Camille Henrot. White Cube schiera un ampio catalogo che spazia da Alexander Calder e Lucio Fontana fino alle recenti tele di Tracey Emin e alle sculture di Marguerite Humeau. Il panorama astratto e informale del secondo dopoguerra trova spazio nelle selezioni storiche di Applicat-Prazan e Galerie Karsten Greve, concentrate su figure come Pierre Soulages, Hans Hartung e Jean-Paul Riopelle, mentre Larkin Erdmann Gallery segna il proprio debutto con pezzi iconici del Dada e del Surrealismo firmati da Man Ray e Marcel Duchamp.

Camilla Sordi, 21 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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