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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Pompei è in fase di restauro una delle dimore più spettacolari dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. È la Casa di Marco Fabio Rufo, una residenza monumentale costruita lungo le antiche mura cittadine, affacciata sul Golfo di Napoli e caratterizzata da ampie finestre, dotate probabilmente di infissi in legno e, forse, anche di vetri. Una casa di dimensioni e ricchezza straordinarie, che per imponenza e concezione architettonica sembra richiamare direttamente i palazzi imperiali della capitale.
Il progetto di restauro, dal valore superiore a 1,4 milioni di euro, è interamente finanziato da un sostenitore privato, la società PompeiAR. Il contratto di sponsorizzazione è stato firmato nei giorni scorsi da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, e da Frank Hoefer, titolare della società.
Imprenditore originario della Germania meridionale, Hoefer ha raccontato di essersi innamorato di Pompei già nel 1974, quando visitò per la prima volta il sito a soli 16 anni. A convincerlo a contattare il Parco è stata poi la lettura del libro Pompei: la città incantata, pubblicato da Zuchtriegel nel 2023. «Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante», ha dichiarato, sottolineando anche la necessità di coinvolgere nuovi sostenitori per realizzare gli interventi di tutela e valorizzazione.
I lavori attualmente in corso interessano soprattutto gli affreschi della casa, tra cui la celebre Venere di Pompei, collocata in una sorta di cappella rituale. L’intervento si aggiunge alle opere di scavo, consolidamento e messa in sicurezza eseguite dal Parco tra il 2021 e il 2023.
La dimora fa parte di un complesso che comprende anche la Casa di Castricio e la Casa del Bracciale d’Oro. Gli edifici sorgono sul margine della fortificazione antica e conservano una struttura articolata, sviluppata in alcuni punti su ben quattro livelli, collegati da scale, corridoi e passaggi destinati sia alla vita privata sia alle funzioni di rappresentanza.
La ricchezza architettonica lascia immaginare un proprietario dotato di enormi disponibilità economiche, forse un magistrato locale oppure un liberto legato alla casa imperiale. La residenza rappresenta infatti un esempio straordinario di villa urbana, senza confronti noti a Pompei per complessità e imponenza.
Il sito custodisce anche una testimonianza drammatica dell’eruzione: diverse vittime furono ritrovate negli ambienti del complesso. Tre corpi emersero sulle scale della Casa di Marco Fabio Rufo, altrettanti nella Casa di Castricio, durante gli scavi del 1961, mentre le vittime della Casa del Bracciale d’Oro furono rinvenute nel 1974.
Ora l’obiettivo è restituire questo patrimonio alla conoscenza del pubblico. «Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile», ha spiegato Zuchtriegel, osservando come alcuni ambienti ricordino persino un palazzo ottocentesco napoletano, pur essendo una testimonianza autentica della vita romana di duemila anni fa.
La prima apertura, inizialmente prevista entro Natale, dovrebbe consentire l’accesso parziale alla casa attraverso visite accompagnate. Un primo passo per riscoprire una delle residenze più sorprendenti di Pompei e restituirle il posto che merita nella storia della città antica.
Vittorio Bertello
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