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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliDa un decennio a questa parte la fondazione della casa di moda Loewe organizza il Craft Prize per riflettere su un nodo ancora irrisolto nel sistema: dove termina l’artigianato e dove inizia l’arte. Il premio è infatti dedicato ad artisti che si impegnano a realizzare opere mettendo in risalto l’artigianato come forma d’arte. La titolazione esplicativa esprime la volontà di mettere al centro la materia includendo ceramiche, legno, tessuti, vetro e ancora metalli, gioielli e lacca. Risultato: provare a sottrarre la "sostanza" alla dimensione esecutiva e riportarla su un piano di ricerca e linguaggio.
Quest'anno, la selezione finale approda nel Sud-Est asiatico: sarà infatti la National Gallery di Singapore a ospitare, dal 13 maggio al 14 giugno, le opere dei trenta finalisti scelti tra oltre cinquemila candidature che secondo Sheila Loewe, presidente della Loewe Foundation, riflette il dialogo globale al centro del Premio e loro impegno a sostenere gli artisti nei momenti cruciali della loro carriera. Le opere saranno esposte per un mese, mentre il 12 maggio, prima dell’apertura, verrà annunciato il vincitore.
Le opere dei finalisti rappresentano il meglio della multiformità del migliore artigianato artistico: Liam Fleming, dall’Australia, presenta un’opera in vetro nero che gioca su forme geometriche e forme più fluide creando l’illusione del materiale che si scioglie, sfidando la staticità del materiale, simulando un processo di fusione perenne. Anche la sua compaesana Kirstie Rea utilizza il vetro per la sua opera. Prendendo la forma di un foglio allungato e ondulato, la sua scultura è realizzata da un unico pezzo di vetro tagliato e modellato utilizzando strumenti tradizionali prima di subire quattro cotti in forno. Il comparto tessile offre Misako Nakahira dal Giappone che con cotone e lana realizza un arazzo tessuto a mano a righe colorate giallo e blu che si sovrappongono e si interrompono a vicenda. Vivi Rosa dal Brasile realizza un’opera con cotone triturato, vetro, adesivi, cemento e pigmenti. Un recipiente curvo con materiali riciclati che si asciuga a temperatura ambiente e non richiede fuoco pur mantenendo un'elevata resistenza agli agenti atmosferici.
Dall’Italia c’è Graziano Visintin con l’opera intitolata ‘Collier’. La sua interpretazione dell’oreficeria presenta due collane composte da cubi di varie dimensioni e forme, costruiti con sottili fogli d'oro e decorati con niello dipinto. Quest’ultimo non è fissato in linee incise, come nelle applicazioni tradizionali, ma applicato in pennellate informali, lasciando il metallo incrostato e segnato. Il Craft Prize è un tributo anche alle origini della casa di moda che era nata inizialmente come laboratorio collettivo di artigiani che lavoravano la pelle nel 1846 a Madrid. Questa eredità sembra riflessa anche nella giuria dove saranno seduti la presidente della fondazione, curatori come Abraham Thomas, curatore della sezione di architettura moderna, design e arti decorative al Met di New York, il vincitore del premio dell’anno scorso, art advisor, ma anche Jack McCollough e Lazaro Hernandez, i direttori creativi del brand.
L’edizione 2026 segna inoltre una novità. Oltre al premio, la fondazione ha lanciato una nuova iniziativa a sostegno di artisti selezionati in gara. In collaborazione con una delle realtà leader nel settore dell'hotellerie di lusso, Belmond (parte del gruppo LVMH), hanno organizzato una residenza di tre mesi a La Residencia, una "perla" immersa nel villaggio artistico di Deià a Mallorca. Inoltre sul sito di Loewe Foundation, nella sezione The Room, è possibile consultare tutte le opere e i finalisti in gara nell’anno corrente e precedenti fungendo da archivio permanente.
Ultimo appunto, scorrendo le proposte selezionate. Siano ceramica, tessile, vetro, metallo o legno, per quanto i media restino riconoscibili, il premio (e il progetto in toto) esalta la volontà di perdere la rigidità disciplinare. Le tecniche storiche -intreccio, tintura, fusione, lavorazione architettonica- vengono riattivate in contesti contemporanei, spesso attraverso collaborazioni e scale inedite. Il risultato, visto globalmente, è una sorta di linguaggio che si muove tra pre-tecnologico e post-industriale. Il sapere manuale convive con logiche progettuali e sistemi complessi. Il “craft” assume così una funzione di cerniera tra arte e design, mantenendo una specificità legata alla materialità e al processo.
I finalisti selezionati per il LOEWE FOUNDATION Craft Prize 2026 sono (in ordine alfabetico, con paese o regione):
Baba Tree Master Weavers × Álvaro Catalán de Ocón (Spagna)
Jobe Burns (Regno Unito)
Soohyun Chou (Corea del Sud)
Morten Løbner Espersen (Danimarca)
Liam Fleming (Australia)
Oskar Gustafsson (Svezia)
Susan Halls (Regno Unito)
Gjertrud Hals (Norvegia)
Chia-Chen Hsieh (Taiwan)
Adelene Koh (Singapore)
Maria Koshenkova (Danimarca)
Jong In Lee (Corea del Sud)
Somyeong Lee (Corea del Sud)
Misako Nakahira (Giappone)
Fadekemi Ogunsanya (Nigeria)
Jieun Park (Corea del Sud)
Jongjin Park (Corea del Sud)
Rafael Pérez Fernández (Spagna)
Dorothea Prühl (Germania)
Kirstie Rea (Australia)
Vivi Rosa (Brasile)
Hervé Sabin (Haiti)
Xanthe Somers (Zimbabwe)
Coco Sung (Corea del Sud)
Nobuyuki Tanaka (Giappone)
Graziano Visintin (Italia)
Rayah Wauters (Belgio)
Nan Wei (Cina)
Jane Yang-D’Haene (Stati Uniti d’America)
Ayano Yoshizumi (Giappone)
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