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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliVide la luce il 3 marzo 1923 il primo settimanale di attualità negli Stati Uniti, lanciato sul mercato con lo slogan «Take Time-It’s Brief» (Prenditi del tempo, è breve). Stiamo parlando del magazine «Time», che da New York teneva (e tiene tuttora) traccia delle notizie che riguardavano celebrità, politici, esponenti dell’industria, ma anche dell’intrattenimento e della cultura pop. A contraddistinguerla, la copertina che, fino agli Sessanta, raffigurava un singolo individuo: uno spazio ambito soprattutto negli anni più recenti, perché incorona la «Persona dell’anno» (da Mark Zuckerberg nel 2010 a Barack Obama nel 2012, da Greta Thunberg nel 2019 a Volodymyr Zelens’kyj nel 2022).
Sempre annualmente, la rivista stila una lista con le 100 persone più influenti del mondo, ma mai prima d’ora aveva presentato «The 100 Most Influential People in Art», «la nostra prima iniziativa volta a rendere omaggio alle figure più influenti nel panorama dell’arte contemporanea», nelle parole che il caporedattore Sam Jacobs ha utilizzato per presentare il numero che uscirà il 28 settembre. È così che dopo cinquant’anni (l’ultimo fu Robert Rauschenberg nel 1976) torna a dare il volto del «Time» un pittore vivente: Amy Sherald (classe 1973) posa di fronte all’obiettivo del fotografo americano Tyler Mitchell che, di concerto con lo stilista Law Roach, ha cercato di riprodurre toni e colori dei ritratti dell’artista.
«Il fatto che l’influenza delle belle arti sulla copertina sia stata finora trascurata ci rende ancora più entusiasti di presentare questa classifica, prosegue Jacobs. Negli ultimi mesi, sotto la guida di Merrill Fabry, abbiamo cercato i protagonisti che plasmano il mondo dell’arte, con l’obiettivo di individuare coloro che stanno scrivendo le notizie più importanti del settore». Per cui troviamo artisti del calibro di Hito Steyerl e Refik Anadol, ma anche Jenny Holzer e Cao Fei, oltre a Jeffrey Gibson e Simone Leigh. Nell’elenco figura anche il francese JR, che per il numero del 27 aprile 2020 aveva realizzato, su richiesta del «Time», un’immagine da apporre in copertina. L’epidemia da Covid-19 era scoppiata da poco e per le strade di Parigi vigeva il silenzio. In una via del 19mo arrondissement, alle 5.30 del mattino, JR disponeva lunghe strisce sul marciapiede immortalate poi la sera stessa, alle 21.30: «una persona sbircia attraverso quelle che sembrano persiane, un’immagine ormai familiare e inquietante allo stesso tempo. A pochi passi, una donna solitaria passa, con la mascherina ben salda al viso», ricorda il Caporedattore, convinto che «lo spirito creativo ci ha permesso di superarlo», quel momento distopico.
Il ruolo del «Time» nel mondo dell’arte, però, si è avvalso negli anni anche della collaborazione di maestri come Andy Warhol (1965), Marc Chagall (1965), Christo e Jeanne-Claude (1989): i loro lavori sono entrati poi nelle collezioni della National Portrait Gallery, «che oggi conserva 2mila opere pubblicate per la prima volta dalla rivista».
La lista è suddivisa in «Leaders», «Titans», «Icons» e «Innovators» e comprende pittori, fotografi, scultori e altri artisti; oltre a curatori, avvocati, filantropi, direttori di musei e altri ancora. «Gli artisti non lavorano in un vuoto, spiega Jacobs. Sono supportati da un vasto ecosistema, che comprende filantropi e organizzazioni non profit che finanziano il loro lavoro, galleristi e consulenti che ne plasmano la carriera, curatori, direttori di musei e molti altri. Metà delle persone in questa lista non sono artisti. Sono loro che rendono possibile l’arte». Ognuno dei protagonisti selezionati dal «Time» possiede una breve biografia, che ne inquadra la professione e la carriera. La quota italiana è rappresentata da Maurizio Cattelan e Cecilia Alemani, entrambi posizionati nella categoria degli «innovatori».
Cecilia Paccagnella
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