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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn patrimonio storico, artistico e archeologico, dal valore stimato di circa 400mila euro, è stato recuperato a Palermo dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc). L’operazione, frutto di una complessa e articolata attività investigativa condotta negli ultimi mesi, ha portato all’individuazione e all’iscrizione nel registro degli indagati di due persone, ritenute responsabili dei reati di furto e ricettazione di beni culturali.
L’indagine ha mosso i primi passi nel 2024, a seguito della denuncia presentata da un professionista del settore antiquariale del capoluogo siciliano. L’antiquario aveva subito la sottrazione di numerose opere d’arte realizzate in un arco temporale compreso tra l’VIII e il XVI secolo. Da quel momento, i militari dell’Arma hanno avviato una serie di approfonditi monitoraggi e analisi tecniche che hanno consentito di stringere il cerchio attorno ai presunti responsabili.
Nel corso dei sequestri effettuati, gli investigatori si sono trovati di fronte a un vero e proprio tesoro. Tra i reperti di maggior pregio spiccano tre anfore da trasporto di età romana e greco-italica (databili tra il V e il IV secolo a.C.), una scultura in legno raffigurante una testa di ambito egizio antico e una statuetta funeraria (ushabti). A questi si aggiungono una testa scultorea in marmo di età arcaica, di probabile fattura greco-orientale, e un elemento dorato (verosimilmente una casseruola in bronzo) proveniente dall’area pompeiana.
Altrettanto straordinari sono i ritrovamenti in ambito bibliografico e archivistico. I Carabinieri hanno infatti recuperato una preziosa raccolta di antichi manoscritti legati al Monastero di San Giovanni l’Origglione di Palermo (1554-1655) e un Editto del Regno delle Due Sicilie del 1835, recante il timbro del Comune di Avellino e note manoscritte sul retro. Di grande importanza è poi un corpus di carte appartenuto alla duchessa Beatrice Mantegna dell’Arenella (risalente alla prima metà del Novecento), contenente documenti relativi allo «Studio del Cavalluccio», celebre opera in passato attribuita perfino a Leonardo da Vinci.
L’esito positivo dell’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, è stato reso possibile da una stretta sinergia istituzionale. Il Nucleo Tpc si è avvalso della collaborazione dell’Arma territoriale, dei dirigenti e funzionari della Soprintendenza per i Beni Culturali di Palermo e della Soprintendenza Archivistica della Sicilia. Fondamentale anche il contributo scientifico fornito da un egittologo della Soprintendenza di Torino e dai docenti delle Università di Palermo e di Enna «Kore», che hanno lavorato insieme per confermare l’autenticità e la rilevanza storica dei beni salvati dalla speculazione illecita.
Vittorio Bertello
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