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Una veduta del tetto «alla lombarda» della «scuderia modulare» nella Cavallerizza dell’ex Caserma Prandina, Padova, durante i lavori di restauro

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Una veduta del tetto «alla lombarda» della «scuderia modulare» nella Cavallerizza dell’ex Caserma Prandina, Padova, durante i lavori di restauro

La Caserma Prandina partorisce un nuovo polo culturale per la città di Padova

È stato presentato il 6 novembre lo stato dell’arte del restauro della «scuderia modulare» nella Cavallerizza che nel prossimo triennio verrà convertita in luogo d’incontro

Cecilia Paccagnella

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A Padova se si sente nominare «il Prandina» la prima cosa che viene in mente è il parcheggio che dal 2019 ha offerto alla cittadinanza un nuovo spazio in cui lasciare l’auto per fare una passeggiata nel centro città. Bastano pochi passi, infatti, per raggiungere corso Milano attraverso un vialetto in ghiaia tra alcuni edifici e un parchetto, proprio dove in passato sorgeva la Caserma Prandina.

Il complesso di edifici è un curioso esempio di come una costruzione ottocentesca sia riuscita ad inserirsi in un’area tra le mura medievali e quelle rinascimentali, sull’impianto del monastero benedettino della Chiesa di San Benedetto Vecchio. Passato sotto il demanio militare per decreto napoleonico del 1810 (così come accadde per la Basilica di Santa Giustina in Prato della Valle), rischiò di essere demolito per diventare caserma di artiglieria. Oggi rimane solo la Chiesa, rivolta verso Riviera San Benedetto, mentre i terreni alle sue spalle, su cui poggiano gli «scheletri» dell’ex Caserma, sono oggetto di riqualificazione da parte del Comune.

Un edificio, in particolare, nel 2021 è stato consegnato dall’Agenzia del Demanio (proprietaria dal 2007) all’allora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Padova, Treviso e Belluno (oggi Soprintendenza Abap per le provincie di Padova, Treviso e Belluno) che, dal 2022, ne sta curando il restauro. Si tratta della «scuderia modulare» nella Cavallerizza, una struttura in rovina, dichiarata bene culturale nel 2017. Pertanto, il progetto di ristrutturazione è finanziato dal Ministero della Cultura, affidando i lavori al Rup-Responsabile unico di progetto Fiorenzo Vanzo con il supporto della funzionaria Romina Simonato.

Sotto i riflettori il tetto «alla lombarda», una tipologia edilizia militare in cui le travi portanti sono parallele alla linea di gronda, realizzato nel 1889-90 con materiali locali (come il legno d’abete delle Prealpi venete, la trachite euganea, il rosso Veronese, il laterizio e il ferro della Valcamonica) e dichiarato un esempio di «archeologia militare contemporanea» dal MiC. Il 6 novembre, a Palazzo Folco, sono stati presentati i risultati dell’intervento a cui è stato sottoposto nel triennio 2022-25: dopo le fasi di studio e analisi dei materiali, nonché lo stato di conservazione, si è provveduto alla pulitura e alla messa in sicurezza delle strutture portanti. Con il restauro conservativo, si sono mantenute «le parti ancora sane dell’edificio, sostituendo quelle deteriorate con nuovi inserti realizzati nel medesimo materiale ma facilmente riconoscibili nonché amovibili in caso di adeguamento tecnologico di nuovi materiali sul mercato», dichiara la Soprintendenza.

Nella stessa occasione è stato illustrato il piano da finanziare per il prossimo triennio: rendere lo spazio, nella disponibilità del Ministero, appropriato all’uso di sale espositive, luogo di incontri culturali e uffici, e offrirlo alla comunità all’interno del più ampio progetto del Parco delle Mura di San Benedetto.

Una veduta del tetto «alla lombarda» della «scuderia modulare» nella Cavallerizza dell’ex Caserma Prandina, Padova, durante i lavori di restauro

Cecilia Paccagnella, 20 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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