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Dettaglio della facciata di Palazzo San Giorgio

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Dettaglio della facciata di Palazzo San Giorgio

Onore alla bellezza: Roberto Casamonti, una vita tra passione, collezionismo e arte contemporanea

Nel nuovo spazio espositivo di Palazzo San Giorgio, a Firenze, il gallerista e collezionista fiorentino confida l’appassionato approccio che, all’insegna di una qualità estetica che supera le leggi del tempo, da sempre lo guida nella scelta delle opere

Elena Franzoia

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Nel grande spazio vetrato che nella recentemente inaugurata sede fiorentina di Palazzo San Giorgio conclude la magnifica galleria espositiva affacciata sull’Arno, un affabile e soddisfatto Roberto Casamonti racconta il suo lungo viaggio nell’arte contemporanea nella duplice veste di collezionista e mercante. Sulla parete alle sue spalle, il grande dittico di Alighiero Boetti Mettere al mondo il mondo (1972-73) introduce un’elegante nota azzurra nella sobria e contemporanea estetica dell’allestimento firmato sul piano progettuale dal celebre figlio architetto di Casamonti, Marco, che ha sottolineato l’omaggio alla magnifica sequenza dei corridoi vasariani degli Uffizi. Con l’apertura del nuovo spazio espositivo esteso su due piani, che accoglie 250 opere, Roberto Casamonti definisce a Firenze una sequenza di spazi vocati al contemporaneo che non ha di fatto paragoni in città. Lo dimostrano i tanti giovani che, a soli 15 giorni dall’inaugurazione, vengono a curiosare.

Signor Casamonti, Lei ha curato personalmente la scelta delle opere. Considerato che parte della raccolta si trova nei depositi, su cosa si è basata la sua scelta espositiva?
Sì la scelta è interamente mia. Ho scelto le opere in base alla loro bellezza e qualità. Acquistando sempre, da tutta la vita, opere belle, ho scelto sulla base di un criterio estetico. Non è quindi stato difficile selezionare opere che rendessero bello questo percorso espositivo. Semmai la difficoltà è stata tenerle nel corso del tempo, quando qualcuno me le chiedeva, preservarle proprio per averle a disposizione in questa esposizione. È stato quella la cosa più difficile, cercare di non venderle. Per esempio, di Lucio Fontana ho inserito in esposizione 6 opere. Il magnifico Fontana in velluto nero che avevo proposto qualche anno fa alla BIAF alla fine non l’ho mai venduto, è sempre rimasto mio. L’Untitled di Basquiat del 1984 me lo hanno chiesto tre, quattro volte, ma io ho detto no. Un giornalista mi ha chiesto: “Ma Lei si rende conto di quello che ha qui dentro, sul piano economico?” Io gli ho risposto “Zero!”, perché i quadri diventano soldi nel momento in cui li vendi, ma siccome qui niente è in vendita, il loro valore è zero. Molte volte la scelta espositiva si è anche basata sullo spazio a disposizione. Per esempio, ho un Gerardo Dottori bellissimo, più grande della Valle del Tevere che espongo attualmente accanto a Severini, ma misurava due metri e mezzo e non lo potevo inserire; quindi, ho scelto anche in base alla collocazione spaziale. Nel precedente spazio dell’Associazione per l’Arte e la Cultura – Collezione Casamonti a Palazzo Bartolini Salimbeni era presente una bellissima mappa con bordo rosso di Alighiero Boetti, ma le dimensioni troppo grandi mi hanno spinto a sostituirla con una più piccola.

Inevitabile chiederle come è nata la sua straordinaria raccolta.
Mi ci è voluta tutta la vita. Ci sono opere che ho da trenta, quarant'anni, e ho deciso di esporre qui perché la bellezza ha un suo posto, e questo nuovo spazio è bellissimo. Attualmente ho sette gallerie e logicamente seguito a comprare e vendere, ma a Palazzo San Giorgio ho voluto uno scrigno che contenesse opere molto belle che potessero essere rese viste dalla cittadinanza di Firenze, a cui sono legato affettivamente trattandosi della mia città. Il mio intendimento era questo: a Firenze si viene sempre per gli Uffizi e i grandi maestri, Michelangelo, Donatello. Gli Uffizi sono straordinari e fanno conoscere Firenze nel mondo, ma le collezioni si fermano alla GAM. Io sono partito da Fattori andando avanti con Nomellini, Corcos e poi via via Balla, Boccioni e, con un complesso percorso, sono arrivato ai giorni nostri: Warhol, Vezzoli. 250 opere che rimarranno per chi vorrà venire a Firenze a vedere una bella raccolta, una bella storia, un bello spazio espositivo. Comunque, il mio lavoro di gallerista continua, a 86 anni. Partecipiamo a fiere a Basilea, Parigi, Hong Kong, New York, insieme ai miei figli. È faticoso, ma credo di poterlo fare ancora per del tempo perché mi piace, non sento nemmeno la fatica. Mi ricordo che nel luglio scorso c'era un caldo terribile, qui ancora non c'era l'aria condizionata, sudavo, ma allestivo da solo i quadri alle pareti e li provavo, me li osservavo con grande passione e amore. Io voglio bene a questo lavoro, voglio bene all'arte contemporanea, voglio bene alle opere che scelgo col cuore, con amore.

 

Photo: Pietro Savorelli e Associati

Photo: Pietro Savorelli e Associati

Ma come mai in una città come Firenze, tuttora orgogliosamente legata al suo passato, è nata la sua passione per il contemporaneo?
Sono molto innamorato della mia città. Questa inaugurazione di Palazzo San Giorgio va in effetti a colmare una lacuna in una città dove l'arte contemporanea a livello museale era poco presente. Si tratta di un percorso anche didattico ed educativo, pensato per le scuole, le università, dove finalmente vedere dal vivo opere di artisti come, ad esempio, Mario Schifano implementando l’attuale offerta fiorentina. D’altronde, anche il Cinquecento a suo tempo era contemporaneo.

Le oscillazioni del gusto, le preferenze del mercato influenzano le scelte quando ci si accinge a presentare una raccolta così vasta e complessa?
Il gusto influisce per forza, perché rispecchia una esperienza di vita. Ad esempio, ci sono artisti che si vedevano e vendevano molto negli anni ’80 e ’90 e poi sono un po’ spariti. Il tempo cancella i minori ed esalta i maggiori. Morandi, grandissimo, ad esempio è rimasto, gli autori importanti sono rimasti, sono stati esaltati e hanno prezzi altissimi. In questo senso il tempo è un gran medico, fa diminuire gli autori che non reggono alle sue leggi. È così, e non ci si può fare niente. Dopodiché, un bel quadro è bel quadro. A Palazzo San Giorgio onoro ad esempio un artista come Antonio Bueno con un autoritratto strepitoso, che davvero merita di essere esposto.

D’altronde, come qui a Firenze ormai da alcune edizioni dimostra una fiera di grandissima rilevanza come la BIAF, l’arte contemporanea è ormai equiparata all’arte antica, anche sul piano del mercato.
Beh, l'arte contemporanea è un grande successo perché ti dà la possibilità di individuare dei nomi che possono anche crescere molto. L'arte antica bisogna cercare proprio... Mi ricordo che Caravaggio trenta, quarant'anni fa non costava quello che costa ora. Lo stesso per Artemisia Gentileschi o Vanvitelli.  È  la legge della domanda e dell'offerta che esalta i grandi e fa scomparire un po' i minori. Il quadro bello comunque si salva sempre, aldilà dell’autore. Onore, onore alla bellezza del quadro. D’altronde, sono della ferma convinzione che l'arte dovrebbe essere amata in quanto tale e non in base al valore sociale o economico, così come credo ci sia un gran bisogno di raccontare storie di amore per l'arte, fatti di incontri e occasioni. Come dimostra questa raccolta a Palazzo San Giorgio.

 

Elena Franzoia, 07 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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