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La Basilica de la Sagrada Familia di Barcellona con il completamento della Torre di Gesù è ora la chiesa più alta del mondo

Foto © Basilica de la Sagrada Familia/Manuel Queimadelos

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La Basilica de la Sagrada Familia di Barcellona con il completamento della Torre di Gesù è ora la chiesa più alta del mondo

Foto © Basilica de la Sagrada Familia/Manuel Queimadelos

Nell’anno di Gaudí papa Leone XIV benedice la Torre di Gesù nella Sagrada Familia

La visita a Barcellona del pontefice, la prima da 16 anni, sancisce la fine della costruzione aerea del capolavoro dell’architetto e «venerabile» catalano. Ora è la chiesa più alta del mondo

In questi giorni della visita di Stato attraverso la Spagna, non si è forse ricordato a sufficienza che la presenza di papa Leone XIV in origine  è stata organizzata con l’obiettivo di inaugurare e benedire la Torre di Gesù che, dopo 144 anni di costruzione, conclude la parte «aerea» della Sagrada Familia di Barcellona e con i suoi 172,5 metri rende oggi la cattedrale di Antoni Gaudí la chiesa più alta del mondo. Per questo il motto del viaggio papale è stato «Alza lo sguardo», sottinteso «alla Basilica», la cui prima pietra fu posta durante il papato di Leone XIII, nel 1882. Poi come di consueto, Madrid si è «impadronita» della celebrazione e della visita del papa, di cui la benedizione della Sagrada Familia è rimasto comunque uno dei momenti più significativi. Non a caso Leone XIV ha benedetto la basilica ieri 10 giugno, il giorno esatto del Centenario della morte di Gaudí. La storia è nota: l’architetto si recava come ogni mattina alla messa alla Chiesa di San Filippo Neri e fu investito da un tram. Due passanti lo portarono all’ospedale, ma nessuno lo riconobbe. Quando, dopo tre giorni, si resero conto di chi era, ormai era troppo tardi. 

Il 14 aprile 2025, papa Francesco ha promulgato il decreto che riconosce le sue virtù eroiche, dichiarandolo ufficialmente «venerabile». Il suo successore, papa Leone XIV, è arrivato alla Sagrada Familia dopo aver percorso un chilometro in papamobile e avere benedetto un numero imprecisato di bambini che gli venivano porti tra le mani dalle guardie svizzere. Erano passati 16 anni dall’ultima visita papale alla chiesa di Gaudí, quella di Benedetto XVI che la consacrò come basilica nel 2010. All’entrata della Facciata della Natività, l’unica realizzata con Gaudí ancora in vita, lo aspettavano tutte le autorità religiose e civili catalane e spagnole, compresi il re Felipe e consorte e il presidente del Governo Pedro Sánchez (che il giorno dell’arrivo del Pontefice a Madrid era a Barcellona per partecipare a un festival musicale).

Da anni la Sagrada Familia è considerata un obiettivo del terrorismo internazionale: non hanno quindi stupito le eccezionali misure di sicurezza con un dispiegamento di 6mila poliziotti di diversi corpi, cani, elicotteri e molto altro. All’interno della Basilica attendevano 4mila persone e 800 sacerdoti e altre 4mila nelle tribune esterne, oltre a una folla che occupava tutte le vie del quartiere. Dopo aver ascoltato le spiegazioni di una bambina non vedente che, servendosi del tatto, gli ha illustrato il modello della Croce di Gesù ed essersi raccolto in preghiera davanti alla tomba di Gaudí, di cui è in corso il processo di canonizzazione (attualmente è «venerabile», come detto), il papa si è preparato in sagrestia per la messa solenne che ha officiato alternando catalano e spagnolo. 

La prima lettura dall’Apocalisse è toccata a una donna, mentre i canti liturgici sono stati affidati ai cantori e delle voci bianche della Scuola del Monastero di Montserrat. Durante la mattinata il pontefice aveva visitato il Monastero, centro nevralgico spirituale e anche sociale del «catalanismo», dove aveva pregato davanti alla statua della Moreneta, la Madonna nera col Bambino, dichiarata patrona della Catalogna nel 1844 da papa Leone XIII. Nel Museo di Montserrat un’intera sezione è dedicata proprio alle madonne nere e alla loro storia. Contrariamente a quanto si crede, la Moreneta non è nera perché rappresenta una Madonna africana. Il nero non deriva neanche dal colore scuro del legno o da precedenti coperture della vernice, ma dalle descrizioni storiche si sa che col tempo si è semplicemente scurita.

Tornando alla Sagrada Familia, al termine della messa tutti sono usciti per assistere alla benedizione e all’inaugurazione della Torre di Gesù, dove si trova l’«Agnello di Dio» creato dall’artista italiano Andrea Mastrovito, e allo spettacolo di luci che ha unito tradizione e alta tecnologia, arrivando anche a materializzare nel cielo di Barcellona il volto di Gaudí composto da droni, per terminare con i fuochi d’artificio, brevi e rigorosamente bianchi. Dopo aver inaugurato la targa commemorativa della sua visita, il pontefice ha dato per conclusa la sua lunga giornata, iniziata con la visita ai carcerati. Oggi il viaggio continua alle Isole Canarie, dove i protagonisti saranno gli immigrati e il ricordo di una delle vie più pericolose e mortali per raggiungere l’Europa.

Come sempre non sono mancate le polemiche (sempre meno), soprattutto di chi ritiene che la Sagrada Familia avrebbe dovuto essere interrotta con la morte del suo progettista, nonostante la costruzione di tutte le grandi cattedrali si sia sempre protratta per diversi secoli (il Duomo di Milano ha richiesto 600 anni, Notre-Dame di Parigi 180). Valgano, per chiudere il dibattito, le parole del grande architetto catalano Oscar Tusquets, che negli anni ’60 scrisse un manifesto per interrompere i lavori e che recentemente, al vedere l’opera quasi terminata (ormai manca solo il controverso piazzale davanti alla Facciata della Gloria, la cui realizzazione prevede di radere al suolo un intero isolato), affermò di essersi sbagliato. Gaudí sapeva perfettamente che non avrebbe visto la sua opera terminata e amava ripetere: «Il mio cliente non ha fretta».

 

Papa Leone XIV nella Sagrada Familia di Bercellona durante la vista apostolica del 10 giugno 2026. Foto Copyright Basilica de la Sagrada Familia/Manuel Queimadelos

Roberta Bosco, 11 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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