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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliAl termine di 18 mesi di lavori, il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid ha allestito nella Sala 19 della collezione permanente, una mostra dossier dedicata al restauro e alle analisi scientifiche cui è stato sottoposto il dipinto «Venere e Cupido» di Peter Paul Rubens.
L’intervento ha permesso di approfondire la conoscenza dei materiali utilizzati dall’artista e delle sue tecniche, nonché di recuperare l’equilibrio cromatico e il senso della prospettiva, rimasti nascosti sotto strati di vernice invecchiata e alterata. La mostra illustra gli studi tecnici e le analisi di laboratorio realizzate prima di iniziare a rimuovere la vernice ossidata e a consolidare lo strato pittorico, che sebbene fosse in buone condizioni, presentava piccole lacune, già stuccate e reintegrate durante un precedente restauro, nonché alcune screpolature con lievi sollevamenti di colore. Inoltre, la vernice invecchiata aveva acquisito una tonalità giallastra che alterava i colori dell’intera opera, mentre ora i restauratori hanno stabilizzato le screpolature e recuperato i colori originali.
Nella mostra si possono apprezzare le diverse fasi dell’intervento, attraverso risorse digitali interattive che offrono immagini comparative e dettagli ingranditi del dipinto, oltre a testi esplicativi sui risultati dello studio tecnico dei materiali, sul processo creativo e sulla tecnica pittorica di Rubens. L’allestimento, visitabile fino al 13 settembre, si conclude con una proiezione audiovisiva.
La riflettografia a infrarossi ha rivelato un disegno preparatorio pulito e compatto, confermando che l’opera è una copia di Tiziano, il che spiega perché Rubens abbia adottato fin dall’inizio un approccio molto preciso e non abbia apportato modifiche sostanziali. Oltre al buono stato di conservazione, lo studio radiografico ha rivelato una tecnica pittorica estremamente raffinata, con ricchi strati di colore nelle figure e un fondo di biacca applicato solo nelle aree corrispondenti alle figure di Venere e Cupido, per conferire luminosità e volume agli incarnati sullo sfondo scuro.
Grazie a queste immagini, i restauratori hanno scoperto piccoli cambiamenti nella composizione, come lo sguardo di Venere riflesso nello specchio, che l’artista inizialmente aveva diretto verso lo spettatore e la posizione dei piedi di Cupido.
Per quanto riguarda l’analisi dei materiali, il restauro ha determinato che il primo strato era composto da carbonato di calcio, seguito da una base grigia formata da biacca, carbonato di calcio e carbone e dai vari strati di pittura a olio, mentre il rivestimento è stato realizzato con una resina chiamata colofonia e cera d’api.
La cornice francese, in stile Regency, risale a un periodo successivo al dipinto e il suo restauro ha incluso la pulizia e il consolidamento di alcune crepe profonde e frammenti mancanti. Le lacune sono state riempite con stucco applicato a mano e alcune aree sono state ricostruite con resina per legno. Per reintegrare la pittura sono state impiegate tecniche reversibili come acquerelli e tempere, protette da uno strato finale di resina acrilica.
Peter Paul Rubens, «Venere e Cupido», Madrid, Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza dopo il restauro