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Redazione
Leggi i suoi articoliA rendere ancora più teso il clima dei giorni di preview della 61ma Mostra Internazionale d’Arte di Venezia è stato un «blitz» delle Pussy Riot di fronte al Padiglione della Russia (aperto solo in quei giorni, dal 5 all’8 maggio). Passamontagna fucsia, fumogeni e slogan al vetriolo contro le politiche del Cremlino hanno trasformato l’ingresso del Padiglione in uno scenario di protesta.
A un mese di distanza, quei momenti tornano al centro dell’attenzione grazie alla pubblicazione sul canale YouTube del gruppo attivista del brano «Disobey», il cui videoclip ripropone alcuni istanti dell’azione veneziana.
In un minuto e mezzo è riassunta infatti la performance che ha avuto luogo alla Biennale e che aveva come colonna sonora proprio la canzone principale dell’album di debutto delle Pussy Riot: «Cyka» («puttana» in russo), uscirà sulle principali piattaforme di streaming il 12 giugno.
Quindici anni dopo, quello che l’artista e attivista Nadya Tolokonnikova ha lanciato (nel 2011) come una finta band che accompagnava musicalmente le proprie proteste-performance, diventa realtà. Tra alcuni EP e qualche mixtape, però «il nostro primo album, “Kill The Sexiest” (2011-12), non è mai stato completato perché alcuni di noi, me compresa, sono finiti in prigione per due anni», ha raccontato Tolokonnikova a «Artnet», che nel 2016 ha quasi pubblicato un album, «ma mi è venuto il voltastomaco all’idea di diventare troppo mainstream e sono scappata». Allo stesso tempo, però, «siamo sempre stati degli emarginati nell’industria musicale, visto che provenivamo dal mondo dell’arte, un gruppo di artisti performativi che fondavano una finta band punk», continua.
La lavorazione a «Cyka» iniziò dopo la performance «Police State» al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (5-14 giugno 2025) con l’aiuto del duo musicale Gold Glove, e sarà presentato al pubblico il 20 giugno in un festival musicale organizzato da Beyond the Streets.
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